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“I BRIGANTI DI SUA MAESTÀ” IN UNA NUOVA, BELLISSIMA (E PREZIOSA) EDIZIONE. È stato ripubblicato un testo importante per chi ama la nostra storia e la verità storica: “I briganti di Sua Maestà” di Michele Topa. Dobbiamo riconoscere dei grandi meriti a chi ha avviato questo
coraggioso
progetto editoriale sia per il testo scelto che per la “forma”: si
tratta della riedizione della rivista “Tribuna Illustrata” che nel 1967
raccolse gli articoli del giornalista e che solo successivamente
sarebbero diventati un libro seguendo lo stesso percorso di un altro suo
grande libro (“Così finirono i Borbone di Napoli”) e lasciandoci più di
qualche amaro dubbio nel confronto tra la correttezza di quei giornali
di quel tempo e quella di oggi.
In
questo caso, allora, siamo di fronte ad uno di quei libri che
trasmettono emozioni anche solo sfogliandoli e guardando l’impaginazione
e le illustrazioni, numerose e affascinanti (in gran parte del
bravissimo Uggeri). L’editore in questione (autorizzato dai discendenti
di Topa) è Matteo Vaia, artefice di quella “Bottega delle Due Sicilie”
(da anni impegnata nella diffusione di simboli e oggetti legati alla
nostra memoria storica) con il contributo di Erminio De Biase, autore di
numerosi saggi sulla questione meridionale e in questo caso di una
prefazione che condividiamo dalla prima all’ultima parola per
accompagnare un “libro che fu come una fiaccola accesa in molti di noi e
ora ulteriore testimonio ideale delle giovani generazioni”. Conservo
ancora l’edizione pubblicata da una casa editrice napoletana circa 30
anni fa con tutte le mie sottolineature e tutti i miei appunti e in
molti casi li ho seguiti per approfondire le mie ricerche anche
archivistiche e la puntualità di Topa è sistematica ed esemplare così
come esemplare è il suo stile giornalistico che rende piacevole anche la
lettura di documenti, decreti, giornali e appelli pubblicati. Questi
libri, insieme a quelli di Carlo Alianello e poi di Angelo Manna, sono
stati e sono la base per tanti che, come noi, hanno deciso di continuare
una sempre più necessaria opera di ricerca e di divulgazione. La rabbia
e l’orgoglio che quelle pagine ci suscitarono sono state e sono le basi
giuste per continuare quelle attività. In
tempi come questi, con alcuni accademici (inutilmente) impegnati nella
diffusione di teorie finalizzate a negare o a ridimensionare quei
massacri nel segno di tesi del tutto indimostrate come quella relativa
ad un brigantaggio come fenomeno “interno” o “di delinquenza comune”, il
libro di Topa riconduce tutto, documenti (anche riportati) alla mano,
nei binari della verità fin dal titolo (“i briganti di Sua Maestà”) o ai
titoli interni (“quei briganti partigiani” o quelle “forze repressive”
in una felice e chiara sintesi anche lessicale) o alle cifre stesse (non
meno di 80.000 gli uomini coinvolti per circa 10 anni) o a episodi
specifici come gli eccidi di Montemiletto o Pontelandolfo tra “urla,
pianti e fuoco”, le famose relazioni parlamentari di Ferrari e le storie
dei protagonisti di tutte e due le parti, tra l’eroismo dimenticato di
Francesco II e Maria Sofia e le uniformi di un esercito ingiustamente
disprezzato, tra dialoghi ricostruiti in maniera oggettiva e sintesi e
raffigurazioni di battaglie e uomini e volti di briganti delle Due
Sicilie e ufficiali sabaudi. È
questo e anche molto altro questo libro e per questo non possiamo che
ringraziare Michele Topa e chi ha “riportato in vita” un suo libro più
che mai prezioso. Gennaro De Crescenzo
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