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Associazione culturale Neoborbonica
L'orgoglio di essere meridionali

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chiarimenti sul cilento PDF Stampa E-mail

Salve, sono uno studente cilentano di ingegneria informatica al politecnico di torino e da qualche tempo mi sto interessando alla storia e alle tradizioni della mia terra. leggendo gli articoli di Lorenzo d'Innocenti sul brigantaggio nel cilento e le sue "Riflessioni sulla 'Tirannide' Borbonica'" mi sono sorti dei seri dubbi sulla veridicit? di quanto detto.

innanzitutto mi crea una certa nausea notare una leggera tensione a considerare i borboni come "i buoni sovrani che danno le terre ai contadini" e i cilentani come "popolo di massoni".

ma a parte questo, come saprete meglio di me, il cilento ? stata una terra di una certa prosperit? soprattutto in periodo medievale, ma, diciamo dal XVIII in poi, questa ricchezza ? venuta meno per una serie di motivi.

da allora fino, credo, alla prima guerra mondiale, la maggior parte dell'economia cilentana era un'economia di tipo agrario in cui i contadini in effetti non hanno mai posseduto la terra che lavoravano. tale terra era nelle mani di qualche signorotto che ne traeva i massimi benefici affamando la popolazione e regnando, nei paesini del cilento antico?e interno soprattutto, come un autentico monarca.

ho il dubbio che le rivolte del 1828 e del 1848, pertanto, non fossero appoggiate chiss? in quale modo dalla popolazione locale (in effetti sembra che i "dissidenti" siano stati una manciata di persone) che, piuttosto, poteva sentire ostilit? nei confronti del "feudatario" locale.

in tal caso avrebbe senso anche, se non un'attiva partecipazione, quanto meno una complicit? o una non-reazione del popolo cilentano nei confronti del risorgimento garibaldino, sperando in una ripartizione delle terre magari pi? equa.

inoltre sospetto che mentre i borbone si limitavano ad appropiarsi di alcuni tratti della cultura cilentana e a ribattezzarli come propri, l'unit? e gli eventi seguenti abbiano assolutamente distrutto lo "spirito" contadino del cilento e la cultura di questo luogo, facendola apparire agli occhi della mia stessa gente, quantomai provinciale, oscena, fanatica, superstiziosa e insulsa.

purtroppo non ho n? il modo n? il tempo di approfondire tali discorsi quindi vi chiedo gentilmente di fornirmi, se possibile, chiarimenti in materia.

vi ringrazio in anticipo

Stefano D'Angelo

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