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L'orgoglio di essere meridionali

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Parlano di storia patria: che coraggio! PDF Stampa E-mail
martedì 08 febbraio 2005

In questa mia notte insonne, mi viene recapitato quest'articolo dell'Unità, vale la pena leggerlo.
Per poter rispondere, a modo mio, e di ragioni ce ne sarebbero molte, dovrei iscrivermi all'Unità online. Capito come funziona il giochetto?
Questo lo dico a quei meridionalisti che si professano di sinistra: lo direi anche a quelli di destra, per far capire a chi vuole capire, che noi meridionali non possiamo avere ancora ideologie orizzontali, di destra e di sinistra, come vado predicando da sempre, ma solo verticali, ossia nord e sud.
Oggi destra e sinistra si rinfacciano e si accusano a vicenda con la storia passata: non una riga sul nostro "olocaustico". Nessuno ha interesse a parlarne.
Ma tutti, destra e sinistra, "piangono e ci fottono" come si suol dire a Napoli. Riflettiamo.
'Sti fetiente! Quasi quasi mando una raccomandata. E' troppo ricco il piatto per tacere. Vi terrò informati.
Pino
(soldato semplicemente incavolato per le cavolate che dicono destra e sinistra)


Una Legge contro la Storia
di Daria Bonfietti

Corriamo veramente il macabro rischio di aver pianto ieri i martiri dell'Olocausto e premiare oggi chi ha partecipato ai rastrellamenti per catturarli.
Abbiamo appena celebrato la giornata della memoria; in Italia e nel mondo ci si è commossi al ricordo dell'Olocausto, abbiamo pianto i milioni di donne uomini e bambini che hanno lasciato la vita nei campi di sterminio; i governanti della nuova Europa hanno reso omaggio ad Auschwitz.
Gli stessi governanti si sono impegnati, contro ogni forma di discriminazione e di razzismo, a ricordare e a far in modo che non si ripetano terribili eventi.
Ma oggi in Italia si vuole premiare chi è stato alleato con le armi in pugno con i nazisti sterminatori, chi ha potuto partecipare ai rastrellamenti per catturare gli ebrei e consegnarli ai forni. 
la terribile constatazione che dobbiamo fare quando arriva in aula al Senato una proposta di legge per il riconoscimento della qualità di belligerante a quanti militarono sotto le insegne della Repubblica Sociale.
Si vuole far credere, anzi lo si dice espressamente nella presentazione della legge, che si tratta di un provvedimento che "porta ad un riconoscimento di natura meramente formale" senza nessuna conseguenza pratica. Dunque in un momento così importante per la vita del Paese, con tante proposte di legge di indubbia importanza che aspettano, con tanti problemi che aspettano soluzione legislativa, si impegna il Parlamento in una discussione inutile.
Passiamo dalle leggi per una persona alle leggi senza utilità: veramente una bella offesa per la dignità delle assemblee legislative elettive.
Ma è chiaro che questa "legge inutile" ha una sua valenza simbolica:  il dare una dignità morale ad una Repubblica Sociale che dignità morale non ha.  lo scrivere la Storia non con i dati della storia, non con le ricerche, non con gli studi, non con la individuazione delle responsabilità, ma con il volere della politica e con i voti delle maggioranze.
E' una strada pericolosa dal punto di vista morale e della coscienza civile per gli insegnamenti che ne derivano.
La legge, presentata da An, formalmente cerca una sua giustificazione nel fatto che i prigionieri militari della Repubblica Sociale venivano trattati dagli alleati come prigionieri di guerra. Certamente un privilegio rispetto ai partigiani che una volta catturati venivano torturati ed uccisi o inviati nei campi di sterminio, che abbiamo appena ricordato. Ma comunque anche se gli Alleati hanno mostrato umanit? lo Stato legittimo italiano deve mantenere il diritto di considerarli traditori.
Il tentativo evidente è però quello di scardinare la verità storica: si delinea un tempo senza riferimenti istituzionali nel quale gli individui, tutti egualmente animati "da uno sconfinato amore per la Patria" dovevano risolvere individualmente tragici quesiti. Si nasconde che la Patria, l'Italia che nasce dal Risorgimento, è retta dallo Statuto Albertino ed è a tutti gli effetti rappresentata dal Re e dal suo governo che hanno dichiarato il 13 ottobre 1943 guerra alla Germania.
Dunque quelli che in Italia scelsero di servire direttamente o come alleati la Germania nazista erano e rimangono a tutti gli effetti traditori della Patria.
Questo è il punto che non può essere in nessun modo eluso e non può essere superato nemmeno simbolicamente con un provvedimento legislativo "senza nessun valore pratico".
Rimarrebbe poi da chiedersi cosa si intende per militari della Rsi.
Per primo il pensiero va a quanti vennero reclutati e addestrati in Germania. Ed è inaccettabile l'offesa che ne deriva a quelle centinaia di migliaia di militari italiani che invece, proprio in Germania, preferirono la terribile prigionia e anche la morte al tradimento della Patria.
Abbiamo poi la Guardia Nazionale Repubblicana, polizia del partito fascista, le Brigate nere, destinate alla lotta contro i partigiani, la Legione Muti, nota per torture ai prigionieri, le estorsioni i saccheggi. Per non parlare della X mas e addirittura delle SS italiane. E considerato che a Verona nel novembre 43 gli aderenti al Partito Fascista si definirono militarizzati (con l'obiettivo chiaramente esplicitato di perseguire gli ebrei) la fila potrebbe allungarsi.
Tutti insieme ce li descrive Nuto Revelli "arrivano sempre dopo le operazioni di guerra, arrivano al seguito dei tedeschi. I fascisti sono feroci nelle operazioni nelle rappresaglie contro le popolazioni, contro gli inermi. Superano i tedeschi questi goffi italiani, canaglie per incendiare, ricattare, impiccare, sporchi nell'animo e nelle divise, con quel nero sul grigioverde, come se portassero indosso il lutto e il terrore".
Senza motivo, senza particolari ed individuabili ricadute pratiche, con una "legge inutile" riapriamo questo capitolo della storia del nostro Paese è troppo evidente che c'è la volontà di riscrivere la Storia ed è per questo che quanto sta accadendo al Senato non deve essere sottovalutato da nessuno, anche dalla massime cariche istituzionali.
C'è in gioco il filo che tiene unita la Storia del Paese, dall'Italia risorgimentale ai giorni nostri, il diritto, la continuità dello Stato, i passaggi che portano dallo Statuto Albertino alla Costituzione repubblicana.
Deve essere chiaro al Presidente del Consiglio Berlusconi che non si può partire da Auschwitz e far tappa a Salò, e al suo vice, Fini, che non basta chiamare Patria l'Italia, bisogna soprattutto chiudere, e per sempre, con chi la Patria ha tradito.



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