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Considerazioni sull'emigrazione PDF Stampa E-mail

Gennaro De Crescenzo

Tavola Rotonda-Sala Convegni Stazione Marittima di Napoli

"Il Museo dell'Emigrazione e il ritorno dei bastimenti".

Riannodiamo i fili...

Quando gli emigranti salivano sulle navi che li avrebbero portati verso le Americhe, conservavano in tasca un gomitolo di lana. Lo lanciavano a terra verso chi li salutava e li vedeva, spesso, per l'ultima volta. Quel filo troppo corto si spezzava quando la nave si allontanava, a poco a poco, dal porto.
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"Per chi reguarda - scrive Mario Colucci nel grande mare di internet - vivo negli Stati Unite dell'America in New York.
Sono dieci anni che non vado in Italia volevo fortemente domandarvi se potesse fare una foto di Baiano provincia di Avellino. Se si potesse fare questo favore se andasse sulla collina di Gesu & Maria dove c'e' la riserva dell'acqua. Guardate giu dalla collinetta a sinistra se e' possibile scattate una fotografia sia a sinistra sia a destra.
Se non e possible per favore scrivetemi un e-mail per
demoni@webspan.net e me lo fate sapere.
Grazie molto"
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Due esempi, due storie di una stessa storia, tra passato e futuro: quella dell'emigrazione campana, meridionale e italiana.
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Dopo oltre un secolo, migliaia di viaggi e milioni di emigranti ? venuto forse il tempo di riannodarli questi fili. E di riannodarli sia nel tempo che nello spazio.
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"Siamo tutti debitori con la storia", sostiene il filosofo Paul Ricoeur da qualche mese cittadino onorario della nostra citt?, e questo discorso vale ancora di pi? se parliamo di storia dell'emigrazione.
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Non pu? esistere nessun risarcimento per certe sofferenze e per certe lacerazioni e oggi abbiamo la possibilit? e il dovere di cancellare il diaframma tra presente e passato e di creare, per quanto e come sar? possibile, quel necessario rapporto di amicizia tra chi conserva la memoria e ci? che ci viene trasmesso, di gratitudine per chi ? partito e, in fondo, ci ha consentito di restare qui e bene. La memoria, allora, ? una strada per colmare questo debito di riconoscenza. Per renderlo visibile quel filo spezzato e riannodarlo nel tempo raccontando la storia dell'emigrazione e le ragioni di questa storia.
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Sulla base anche solo di puri fatti demografici ? davvero poco comprensibile perch? siano state date cos? poche interpretazioni dell'emigrazione italiana nella stessa Italia. L'emigrazione divenne un modo di vita per molti residenti della penisola italiana e delle sue isole maggiori, Sicilia e Sardegna.
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La storia dell'emigrazione dovrebbe essere altrettanto centrale per comprendere la storia italiana cos? come lo ? per la storia degli Stati Uniti, dell'Argentina o della Francia. Ma non lo ? mai stata.

Se guardiamo gli indici delle storie d'Italia degli anni cinquanta e sessanta si pu? notare che non citano mai l'emigrazione; n? compare in maniera adeguata nelle storie pi? recenti. In generale gli storici descrivono l'emigrazione come la conseguenza di un'industrializzazione ritardata e limitata regionalmente e della parallela crisi economica del Mezzogiorno.
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L'emigrazione ? cos? vista come un aspetto del "problema" del Mezzogiorno e come un movimento permanente di meridionali frustrati che si dirigono negli Stati Uniti industrializzati o verso l'America pi? in generale. Purtroppo e per fortuna le ultime ricerche sull'emigrazione dalle regioni italiane e sull'immigrazione nei paesi riceventi di tutto il mondo, ha messo in discussione quasi ogni assunto di questa semplicistica e limitata interpretazione del ruolo del fenomeno migratorio nella storia d'Italia (1).

Riannodiamoli i fili per spiegare le ragioni di queste partenze: senza la disperazione di certe congiunture storiche nessuno avrebbe avuto il coraggio e la determinazione necessari per quello che spesso era un vero e proprio salto nel buio: partire per l'America ieri significava partire per la luna oggi senza sapere dove si andava, se si arrivava e se si tornava.

Quelle stesse ragioni, opportunamente studiate ed analizzate, possono anche oggi fornirci elementi utili per capire quali analogie e quali diversit? caratterizzano le nuove emigrazioni.
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Riannodiamoli allora questi fili nel tempo, raccontando la storia e le storie di chi ? partito, attraverso gli oggetti, i documenti, le parole, i suoni, i simboli del mondo che si lasciava e che si cercava di portarsi appresso (dalle valigie ai santini, dalle canzoni alle preghiere, dalle bambole alle lettere...) e attraverso la nostra Galleria della Memoria dove saranno volti e oggetti stessi a raccontarsi, a raccontare le loro storie.
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E sono storie di speranze o, pi? spesso, di sofferenze. E speranze e sofferenze, dolori e gioie, attese e angosce, paure e sogni, saranno i sentimenti che si cercher? di trasmettere a coloro che ripeteranno l'esperienza della nave, oggetto-simbolo per eccellenza dell'emigrazione, nella nostra ricostruzione di una nave di fine-Ottocento (nella sezione Il Viaggio).
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Gli stessi sentimenti di quelli che si affollavano alla fine di via Duomo (la strada che collegava la vie delle province con il Molo dell'Immacolatella) a quell'"American Bar" aperto proprio nel 1890 con le sue bandiere a stelle e strisce: primo pezzetto d'America e ultima tazza di caff? di Napoli.
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Sentimenti opposti che si alternano come nelle parole di Pascal D'Angelo (Introdacqua 1894-Brooklyn 1932), poeta e spaccapietre abruzzese, morto di freddo e stenti in America, "Che Dio vi benedica, diceva mamma e tra le lacrime che le rigavano le guance, tentava di far uscire un sorriso... alla stazione la confusione era indescrivibile, ovunque lamenti misti a stupore... il mare, quella deve essere la cosa che chiamano mare. E lo era. Stavamo arrivando a Napoli" (2).
"Cento volte meglio morto l? in America che vivo qua", dice un proverbio lucano (3).
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E prevaleva, nonostante tutto, come osservava lo stesso Nitti che ben conosceva i contadini lucani e calabresi, l'entusiasmo o quasi una sorta di "riverenza" verso le prospettive aperte dal nuovo mondo.
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In molte case di quelle zone, allora, si poteva trovare una fotografia di Roosevelt accanto al? quadro della Madonna di Viggiano, come ci riferisce Carlo Levi nel suo romanzo. Pi? santo della Madonna il presidente di quel "luogo strano di cui avevo tanto sentito parlare -come lo definisce sempre D'Angelo - e che aveva inghiottito (!) molta gente che conoscevamo".
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In quelle case si evitava di parlare dei fallimenti di parenti o compaesani emigrati e si guardava pi? spesso alle fortune di questo o di quello e si partiva, si partiva come in un disperato e inarrestabile contagio.
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"Il popolo manca di lavoro, di pane, di speranza. Anche a Napoli - scriveva un cronista - si ? avuto uno spettacolo pietoso: arrivava una carovana ininterrotta di contadini delle Calabrie, della Basilicata e del Cilento che venivano per emigrare. Li hanno descritti pallidi, disfatti, con l'aspetto della pi? crudele miseria. Gi? una quantit? di operai cacciati dagli arsenali e dai cantieri sono partiti per l'Egitto e dalla Sicilia a Tunisi, a Tripoli, ad Algeri. Molti cercano nel porto di Genova di imbarcarsi per l'America meridionale... Ma come ? accaduto che gli abitanti delle Due Sicilie, il popolo meno fatto prima per lasciare la sua patria, se non per viaggiare, siano spinti ora da questa furia di emigrazione?" (4).
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Una furia, un contagio perch? (erano queste le leggende che circolavano e prevalevano su fame e paure): "Li mugliere ll'americane nun mangiane cchi? patane" (5).
"E in me si fece strada l'idea che quel nuovo mondo fosse una specie di paradiso terrestre. E mamma faceva mille fantastiche promesse e coi suoi racconti costruiva la casa dei nostri sogni, ci metteva due maiali e persino i signori del paese qualche volta si sarebbero degnati di rivolgerci la parola", citando ancora l'autobiografia di Pascal D'Angelo.
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La disperazione non faceva circolare le storie di sofferenza che pure erano tante e di pi? di quelle dei successi.
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Accanto alla storia dei Fiorello La Guardia o dei Cuomo o dei Giuliani o magari dei De Niro, dei Coppola o di Madonna (abbiamo anche previsto una piccola strada con le orme o le impronte virtuali o reali degli emigrati famosi, ognuna con la sua piccola storia da raccontare), c'? la storia meno rassicurante delle migliaia di persone chiuse nei manicomi di tutta l'America perch? incapaci di integrarsi in quel mondo cos? lontano dal loro. "E cos? questa era l'America. Lungo il viaggio in mare cumuli di nuvole dorate e uno scenario di arcobaleni mi lasciavano credere che forse stavamo passando i confini di qualche paradiso... ora ci trovavamo in un posto desolato in mezzo ad una foresta e ad alberi giganteschi. Mi sentii piccolo e indifeso, quasi sperduto".
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C'? la storia (cos? attuale, purtroppo) del piroscafo inglese "Utopia" partito proprio da qui e affondato il 12 marzo del 1891 portandosi sotto il mare 800 passeggeri.
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C'? una storia ancora tutta da studiare e da approfondire per le conseguenze anche economiche e culturali che ebbe nella nascita della societ? italiana di oggi: quella delle "vedove bianche", "le donne che aspettano", lasciate dai mariti a casa spesso per sempre e alle quali fu praticamente affidata tutta la gestione di case, terre, figli (il sessanta/novanta per cento degli emigrati italiani era composto da uomini). "Amatissima moglie, scusa che non ti ho potuto scrivere perch? a pi? di due mesi che non lavoro a cagione del presidente..." scrive un emigrato abruzzese nel 1908, sapendo che cosa quella pausa poteva significare per la sua famiglia (6).
E non citiamo i casi drammatici riportati nell'ultima pubblicazione di Gian Antonio Stella: uno fra tutti quello che vide coinvolti migliaia di genitori che vendettero i figli ai "novelli negrieri", i quali a loro volta affittavano ai vetrai questi schiavi bambini con percentuali di morti sul lavoro spaventose. Nove giorni dopo la partenza dall'Italia, uno di questi? "negrieri" scriveva ai genitori: "Il vostro figlio Felice ? partito per l'altra vita. Non ? stata colpa di nessuno" (7).
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"Altro che strade d'oro", l? le strade dovevano costruirle loro e in condizioni di lavoro e di clima disumane.
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"Riportatemi al paese" ? una frase tragica e diffusa, diffusissima tra gli emigranti: ? il segno dell'estrema volont? di chi, partito, non ha avuto pi? la possibilit? o l'occasione di ritornare a casa sua da vivo e prova a farlo dopo la morte. Sono migliaia i manifesti affissi sui muri dei paesi del Sud per ricordare a chi ? rimasto che "il 31 gennaio si ? spento nella citt? di Adelaide Gerolamo Barranca detto Pirro, padre esemplare, lavoratore instancabile, ne danno il triste annunzio i figli Giuseppe Maria Rosetta e i nipoti Jerry, Alhette, Mary...".
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E pu? essere un esempio, quasi una leggenda, la vita di Gilda Mignonette, Griselda Andreatini, nata da una famiglia di alto livello sociale alla Duchesca di Napoli nel 1890; spos? il figlio di un impresario dopo avere iniziato la sua carriera di cantante a New York: divent? presto la "regina degli emigranti"; ricca e famosa, si spostava solo in Rolls Royce. Visse sognando una casa a Posillipo e nel 1953 decise di fare il suo ultimo spettacolo su una sedia a rotelle per una frattura alla gamba e di partire per Napoli: 50.000 persone prenotarono un posto a teatro e migliaia di italiani andarono a salutarla al porto; "a voi italiani che mai avete perso la speranza di tornare lascio il mio cuore e un bacio", disse prima di imbarcarsi sulla "Homeland". Ma pochi giorni prima di avvicinarsi al nostro golfo le sue condizioni di salute si aggravarono.?
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"Qualsiasi cosa succede portatemi a Napoli": mor? 24 ore prima di arrivarci e il marito aveva inchiodato alla porta della cabina una "cartolina di Napoli".
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Non esiste risarcimento per queste sofferenze, ? vero, ma esiste la possibilit? di ricordarle queste sofferenze con il nostro Muro della
Memoria reale e virtuale, ad esempio, come quello gi? costruito ad Ellis Island (5000 volontari per 17 milioni di nomi, nell'"Isola delle lacrime"? con la sua "Kissing Room"? e il suo grande museo) o con un Centro Studi Interrnazionale che possa raccontare questa storia e queste mille storie.
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C'? la profonda necessit? di riannodare questi fili spezzati nel tempo anche (? uno dei primi obiettivi) semplicemente iniziando una catalogazione di micro-storie, notizie, ricordi o, in maniera organica e analitica, documenti, musiche, canti, opere letterarie, poetiche, cinematografiche, teatrali, fotografiche...
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E per riannodare questi fili nello spazio, poi, va creato un nuovo o concreto collegamento tra noi che siamo rimasti e i figli o i nipoti di quelli che non sono tornati.
L'idea di creare questo grande Schermo Interattivo che metta in collegamento nuove e vecchie patrie serve simbolicamente a questo, insieme alla possibilit? che oggi la nuova tecnologia ci offre per aprire
"Finestre nel Mondo" metaforiche e reali tra le citt? d'origine e quelle di destinazione: uno, cento e mille siti per riavvicinare Boscoreale a Sidney, Caggiano a Stoccarda, Bacoli a Chicago e il concetto della navigazione, anche se in rete, ? quanto mai appropriato e coerente.
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Sono circa 100 milioni i cittadini americani che possono far risalire le proprie origini a uomini o donne del Sud dell'Italia.
I campani nel mondo - secondo i dati raccolti dalla Regione- sono circa 670.000, considerando solo la prima generazione di emigrati.

Aggiungendo quelli di seconda e terza generazione si pu? fare una stima di circa 4.500.000 unit?, di cui circa il 40 per cento in possesso della doppia cittadinanza. Una popolazione vastissima, sparsa in tutto il mondo, con punte di concentrazione negli Stati Uniti, nell'America latina, in Australia, Svizzera, Belgio, Germania, Gran Bretagna, Canada fino ai paesi pi? lontani dell'Australia e della Nuova Zelanda.
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Sono quasi 150 le associazioni di campani all'estero registrate o da registrare nell'apposito albo della Regione in meno di due anni. Oltre 200 le associazioni presenti nel solo Belgio.
Pi? della met? degli italiani nel mondo (59,9%) proviene dal Meridione, quasi un terzo dal Nord e poco pi? del 10% dalle regioni del Centro.

Ma il dato pi? interessante per il nostro discorso ? legato ad una voglia di radici che ha invaso i vari paesi del mondo ed in particolare trentenni e quarantenni di oggi: perduta questa generazione, probabilmente perderemmo anche la concreta possibilit? di stabilire un contatto con campani e italiani all'estero.
"Sono d'Uruguay, ma i miei nonni eravano d'Italia -scrive in rete Angela De Vitta -; voglio ottenere la citadanza italiana, ma qua hanno messo male mio cognome (con doppia t). Un'altro problema e che non so essatamente dov'e nato mio nonno, so che in Salerno, e mi hanno detto di Canna Naronga (ovvunque Cana, non so bene bene il nome). Vi scrivo perche' magari voi pottete aiutarmi con questo. Soltanto ho 17 anni, e quello che voglio piu e avere la citadanza italiana perch? voglio andarmene la, al mio vero paese. Spero avere una risposta. Da gi? grazie tanti".

Ha un grande interesse nella cultura, la lingua e nel modo di vita del paese della sua famiglia, Mike Genevrino, "non voglio perdere questa cultura ma ho preoccupazioni che con ogni nuova generazione qui in America, questa bella cultura diventa sempre pi? distante. Sto provando da rinascere il modo di vita che penso sia migliore che il modo di vita americano.? Potete aiutarmi? -> ci sono risorse italiane che potete reacommendare d'aiutare il mio compito?".

Al di l? delle manie e delle mode napoletane-italiane legate a fenomeni mediologici come le telenovelle (canzoni e frasi napoletane imperversano per le strade di Rio da alcuni anni) e al di l? di episodi piccoli ma significativi (Francis Ford Coppola ha acquistato da alcuni anni una casetta sulla piazza di Bernalda in Basilicata),? a raccontare questa realt? - stando ai dati pi? recenti del dipartimento dell'Editoria della presidenza del Consiglio (1994) - sono 392 testate tra quotidiani, periodici, radio e televisioni. Con un totale di 100milioni di tiratura annua, 178mila ore di trasmissione radiofonica e 28mila televisiva si rivolgono a trentadue comunit?.

Negli Stati Uniti c'? la maggiore concentrazione di mass media dell'emigrazione (65 testate tra giornali, radio e tv), seguono l'Argentina (52), il Canada (39), il Brasile (37), la Germania (27) e l'Australia (25). Anche la tiratura premia il Nord America con 49milioni di copie, quindi l'Europa (32 milioni), il Sud America (11) e l'Oceania (6,5).

Sempre Internet, poi, fornisce una nuova voce agli emigranti con migliaia di siti e di agenzie di stampa specializzate.

Un altro degli obiettivi principali del nostro progetto ? proprio quello di coordinare giornali, siti, riviste, enti, associazioni o istituti del settore con un Osservatorio Permanente che sappia mettere in contatto tutte queste realt? tra loro e pianificare progetti comuni (dall'istituzione di borse di studio a corsi di formazione e aggiornamento, dalle esposizioni industriali e commerciali ai gemellaggi scolastici per favorire incontri e scambi culturali).

Riannoderemo anche geograficamente allora questi fili e risponderemo cos? all'appello di chi, anche nel grande mare di internet, ci chiede un aiuto:
Come quegli emigranti che dall'Argentina ci chiedono se possiamo "contarme donde encontrar algunas de Torella dei Lombardi" o
Con i saluti sempre argentini "A LOS COCCA DEI S.MARCO DEI CAVOTI"
E un altro aiuto ci chiedono "to make a contact to the INGENITO family in ITALIE a Castellammare di Stabia".
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"L' Italia e molto bella pero purtroppo talvolte mi sembra che non si faccia molto per conservarla percio un appelo a tutti gli italiani facciamo uno sforzo ad non perderci di vista ed non dimenticarci del nostro paese natale. ciao e buon coraggio.ps: chi mi sa dire di piu sui de lellis?"


E c'? chi cerca "il genealogica della famiglia della mia moglie, chi originato a Curti perch? Francesco Merola era il bis-nonno della mia moglie. Il suo figlio, Marco Merola e stata nato a 1874 in Curti. C'e un altro figlio, Salvatore Merola, chi era nato nella PRovincia di Caserta, ma non so si a Curti. Dove il comune di Curti? E vincina` la citta` di Caserta? Non lo vedo questa citta` nel mapo d'Italia".
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Del resto la ricerca della propria identit? ? costante nel tempo e nello spazio tra gli italiani: tempo fa ad Orlando un tassista mi raccontava nella sua lingua che univa inglese, spagnolo e italiano che il padre napoletano aveva "imposto" nella loro prima emigrazione in Sud America un menu rigorosamente tradizionale per ogni Natale e lui sottolineava la difficolt? della questione: noci, datteri, fichi, cassate ed altre leggerezze con oltre quaranta gradi...
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Ed ? interessante e da approfondire questa anti-globalizzazione internazionalizzata, globalizzata; questa diffusione della difesa di radici e di etnicit? napoletana, campana e italiana che ? avvenuta ed avviene praticamente in tutto il mondo.
Ancora da studiare, a questo proposito, il rapporto tra il localismo spesso esasperato presente in Italia e la storia dei ritorni degli emigrati (milioni di casi) che riportavano in Italia questi modelli difensivi di identit? e culture.
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C'? di sicuro, per?, e questa Tavola Rotonda e questo progetto ne sono una dimostrazione, che anche le istituzioni iniziano a percepire gli emigrati italiani come una risorsa e non pi? come un problema (8).
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Senza approfondire l'aspetto economico (l'importanza per la nostra economia nazionale delle rimesse dall'estero che coinvolgeva in maniera cos? significativa l'ex Banco di Napoli, ad esempio) o l'aspetto strettamente commerciale (un terzo del volume delle esportazioni italiane ? da attribuirsi alla presenza della rete delle comunit? di italiani all'estero) (9), ? chiaro che il tema dell'emigrazione ? da affrontare e da analizzare a 360 gradi anche per essere in grado, finalmente, di valorizzarlo: per i pochi motivi che abbiamo sintetizzato, per i tanti che bisogna ritrovare; perch? le navi che arrivano da paesi che nemmeno conosciamo ci portano altre storie e altre domande; perch? i treni nelle nostre stazioni il 23 dicembre o il 6 gennaio sono ancora pienissimi di uomini e donne che si toccano le mani dai finestrini partendo; perch? questa cultura ? una cultura coerente con le caratteristiche della nostra gente, ? parte integrante delle nostre radici di napoletani, campani e italiani, ? una cultura ancora viva e come tale ancora dinamica come "dinamici" vogliono essere il nostro progetto e il nostro museo, con l'augurio e la possibilit? che possa diventare un altro motore per lo sviluppo della nostra citt? e della nostra regione: uno sviluppo evidentemente non solo culturale.
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(1) Donna Rae Gabaccia, Per una storia italiana dell'emigrazione, University of North Carolina at Charlotte
(2) Pascal D'Angelo, Son of Italy, ed.Mercato San Severino, 1999
(3) M. Pasquarelli, Pagine di psicologia di un paese di Basilicata, Napoli, 1892, p. 15
(4) Lettera di Pietro Cal? Ulloa a Monsieur Paris cit. in Michele Topa, I briganti di sua Maest?, Napoli, Fratelli Fiorentino Editori, 1993, p. 37
(5) M. Pasquarelli, Medicina, magia e classi sociali nella Basilicata degli anni '20, Galatina, 1987, p.434
(6)Andreina De Clementi, Di qua e di l? dall'Oceano, Napoli, 1999, p.71
(7) Gian Antonio Stella, L'orda, Milano, 2002
(8) Claudia Martini Italienische Migranten in Deutschland. Transnationale Diskurse Dietrich Reimer Verlag, Berlin, 2001, pp. 278
(9) Dati-Istituto per il Commercio con l'Estero, 1995

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