spacer
spacer search

Associazione culturale Neoborbonica
L'orgoglio di essere meridionali

Search
spacer
header
Questo sito utilizza cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagine o cliccando qualunque suo elemento, acconsenti all uso dei cookie. Se vuoi saperne di più vai alla sezioneulteriori info.Ok
Associazione
modalità iscrizione
Perchè Neoborbonici
Why Neo-Bourbons
Organigramma
Carte Sociali
Sede e Delegazioni
Inno Neoborbonico
WebMail
www.ilnuovosud.it
Site Administration
Rete Due Sicilie
Giornale delle Due Sicilie
Attività
Storia del Movimento
Prossime attività
Libro degli ospiti
Dillo ai Neoborbonici
Le tue lettere
Login Form
Username

Password

Ricordami
Hai perso la password?
Non hai ancora un account? Creane uno!
 
Home

ANCORA PONTELANDOLFO? ANCORA “IL MATTINO”? ANCORA QUELLA " STRAGE CHE NON CI FU"? PDF Stampa E-mail
Pontelandolfo:pernondimenticare|RetedueSicilie

ANCORA PONTELANDOLFO? ANCORA “IL MATTINO”? ANCORA QUELLA " STRAGE CHE NON CI FU"? Caro Mattino, caro giornalista, cara storica, pur sapendo che questa replica non sarà mai pubblicata, sentiamo dentro di noi il diritto e il dovere di pubblicare due parole sul tuo articolo del 22/11/20 ("Pontelandoldo, la strage che non ci fu"). Prima di tutto perché (piccola grande soddisfazione) ormai sui nostri

siti e sui nostri spazi social ormai contiamo più lettori dei giornali cartacei e poi perché non si tratta di "propaganda neoborbonica" perché la "propaganda" riguarda qualcosa da vendere o magari voti da ottenere e noi neoborbonici da circa 30 anni non vendiamo nulla e non ci siamo mai candidati neanche nei condomini dei nostri palazzi: ci vantiamo di essere l'associazione culturale totalmente autofinanziata e senza legami con partiti e partitini più longeva, forse, in Italia. Da anni, ormai, i "riduzionisti" dei drammi meridionali (a Fenestrelle "solo" 5 morti, a Pontelandolfo "solo" 13 morti, "solo 5000" i briganti uccisi ecc. ecc.), fanno inutilmente di tutto per dimostrare che i meridionali non furono vittime dell'unificazione italiana. Non fanno i conti, però, con una storia ormai "maggioritaria" (lo ammise lo stesso Galli della Loggia) e che per semplificare voi chiamate "neoborbonica" ma che non è solo neoborbonica, è diventata un'onda inarrestabile fatta di ricerche (volontarie) e di piccole pubblicazioni e ha coinvolto anche diversi accademici coraggiosi su temi che voi non avreste mai affrontato, come dimostrano oltre 150 anni di storiografia "pigra" e troppo spesso appiattita su posizioni retoriche-risorgimentaliste e molto simili a quelle della storiografia massonica del 1860 come se nulla fosse cambiato e come se nulla potesse mai cambiare. E tutto questo, solo questo, ci spinge a scrivere queste due parole e a chiedere scusa alle vittime di Pontelandolfo (5, 13, 100 o 1000) se ancora qualcuno cerca di cancellarle dai libri di storia.
Noi oggi non possiamo che chiedere scusa a quelle povere vittime se ancora qualcuno minimizza quei fatti e
sembra fare sua la tesi degli ufficiali sabaudi del tempo e pensa che quegli abitanti "in fondo se l'erano cercata" e che sia stato normale colpire un paese e i suoi innocenti abitanti per quella che fu comunque una rappresaglia vergognosa. E con molti, tanti dubbi sulle certezze espresse nell'articolo (22/11/20) e nel libro che riduce a "mito" la strage dei potelandolfesi ma anche (bene ricordarlo ai "riduzionisti", quelli della "parte per il tutto") di Casalduni e di decine di paesi che in tutto il Sud (da Auletta a Fagnano fino alla Sicilia del 1866) subirono la stessa sorte. E così la storica Sonetti "va per ordine" ma non parte bene e salta il primo passaggio se parte da quei soldati uccisi dai briganti: cosa ci facevano lì quei soldati? Erano arrivati a "portare la democrazia" tra quei barbari meridionali? Cosa avevano fatto quei soldati per spingere quelle popolazioni, purtroppo, ad ucciderli? Eppure le fonti ci sarebbero ma la Sonetti, così attenta alle fonti neoborboniche, nella sua selezione delle fonti, non le avrà ritenute utili per confermare le sue tesi: la Civiltà Cattolica nel 1861 così descrisse i fatti: “Il saccheggio e la distruzione delle borgate compierono l’opera italiana. I soldati di Pinelli avevano fieramente manomesse alcune terre a breve distanza da Pontelandolfo, commettendovi atrocità orribili contro pacifici abitanti designati loro come reazionarii. Mossero quindi una quarantina di essi a Pontelandolfo. La voce della loro scelleratezza ve li avea precorsi e un furore di vendetta sospinse loro addosso la popolazione che tutti li scerpò, salvandosi un solo sergente che ne recò notizia a’ Piemontesi. Il Cialdini avviò subito colà il Colonnello Negri con un battaglione di bersaglieri ed altra milizia con artiglierie, si trassero bombe e granate, poi si venne all’assalto” (La Civiltà Cattolica, Anno Duodecimo, Vol. XI della Serie Quarta, Roma, All’Uffizio della Civiltà Cattolica, 1861, p. 618). È l'Osservatore Romano (19/8/1861) a confermare la notizia del massacro (da parte dei sabaudi) di "dieci persone torturate per 15 ore". Se la popolazione, allora ("vecchi, donne e fanciulli" e non "briganti"), dopo una sorta di vero e proprio “processo popolare”, decise, purtroppo, di fare “scempio” di quegli uomini non era perché era una popolazione crudele e selvaggia (non lo era mai stata, del resto, nella sua plurisecolare storia).
E così, nell’articolo, i dati riportati da Aprile sarebbero "proiezioni" pure trattandosi di dati del "Dicastero Interno e Polizia" e di numeri che sarebbero ancora da studiare nella loro drammaticità (oltre mille abitanti in meno in pochi giorni). E così è vero che il "paese fu incendiato" ma "non è possibile quantificare i danni reali" e nessuno si chiede chi avesse mai il diritto di incendiare i nostri paesi in giro per il Sud. Così Margolfo e il suo diario, quando descrive quei “poveracci abbrustoliti nelle loro case” non sarebbero attendibili perché, come qualcuno ha pure sostenuto, forse il bersagliere era analfabeta (tesi strana e che potrebbe far pensare che la moglie, presunta trascrittrice del diario, potesse essere una pericolosa neoborbonica).
"Propaganda neoborbonica" anche gli articoli di giornali come il Popolo d'Italia (164 le vittime attestate) o i dati relativi ai morti nei paesi vicini in quei giorni o gli interventi parlamentari come quello di Ferrari (solo “quella fanciulla uccisa, tre case risparmiate… come se l’orizzonte dell’esterminazione non dovesse avere limite alcuno”)? “Propaganda neoborbonica” anche i giornali stranieri del tempo come Nation, Tablet, The Times, Free Press Glasgow, Monde, Dundee o Gazette de France? Gli stessi che denunciarono, indignati, anche “massacri di donne e bambini”? E così, magari, con lo stesso schema, fu "propaganda neoborbonica" anche quello che scriveva Gramsci a proposito dei "contadini che scrittori salariati indagavano con il marchio di briganti"?  "Fake history a uso politico", allora, quella di Pontelandolfo (dove, quando e come la Sonetti ha visto assessori o ministri neoborbonici?), ma non le centinaia di storie/favolette che raccontano ancora oggi dei mille eroici liberatori senza macchia o quelle delle Due Sicilie arretrate smentite in questi anni non solo dai neoborbonici ma dai colleghi della Sonetti (Daniele, Malanima, Fenoaltea, Ciccarelli, De Matteo, Tanzi o Davis, tra gli altri)? E se pure qualcuno prima o poi farà "due più due" accorgendosi della continuità di scelte politiche nazionali che, con la complicità delle classi dirigenti locali (intellettuali e politici), hanno creato due Italie in oltre un secolo e mezzo, la controindicazione dove sarebbe? Sarebbe giusto o no, per Il Mattino, per Sonetti e altri, assicurare dopo un secolo e mezzo pari diritti agli Italiani del Sud come a quelli del Nord? Del resto dal 1860 è prevalsa una sola lettura della storia ed è quella che evidentemente ha creato e/o non ha risolto una questione meridionale sempre più drammatica soprattutto per i nostri giovani. Ben vengano, allora, dibattiti e "propagande neoborboniche", se possono servire a rimettere il Sud e la sua storia al centro della storiografia e della politica italiana prima che la questione meridionale sia dichiarata chiusa perché (Il Mattino e la Sonetti se ne sono accorti?) solo perché, come denuncia l'ISTAT, con i trend di questi anni il Sud sarà un deserto e non ci saranno più meridionali...
Prof. Gennaro De Crescenzo

Nella foto uno stralcio del Diario del bersagliere Carlo Margolfo, testimone oculare che descrive con crudezza e realismo il massacro di Pontelandolfo

< Prec.   Pros. >
spacer
Centro Studi
Primati
Risorgimento
Esercito
Eroi
Brigantaggio
1799
Difesa del regno
Sport Sud
Siti dei Tifosi
Compra Sud
Progetto
Galleria
Galleria Immagini
Chi è Online
Abbiamo 38 visitatori online
Utenti
22071 registrati
1 oggi
11 questa settimana
1811 questo mese
Totale Visite
13420916 Visitatori

 
© 2005 Movimento Neoborbonico, via Cervantes 55/5 Napoli.
Tutti i diritti riservati.
spacer