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SETTEMBRINI “NEOBORBONICO” IN DIFESA DELLA LIBERTÀ D’INSEGNAMENTO (CANCELLATA DAI SAVOIA) PDF Stampa E-mail

LuigiSettembrini–LiberLiber

SETTEMBRINI “NEOBORBONICO” IN DIFESA DELLA LIBERTÀ D’INSEGNAMENTO (CANCELLATA DAI SAVOIA) E CONTRO LE ESAGERAZIONI ANTIBORBONICHE (DEI “PATRIOTI ITALIANI”). Una fonte che non ti aspetti e che dovrebbero conoscere (ma non la conoscono e non vorranno conoscerla) intellettuali e opinionisti più o meno famosi con i loro famosissimi copiaeincolla delle
vecchie teorie sui Borbone che “negavano la libertà”…
“L’università di Napoli per 638 anni, dal 1224 al 1862, adunque, fu sempre libera e gratuita e di fronte a lei fu l'insegnamento privato. L'università adunque non è stata inutile come altri dice ma utilissima perché quando ha avuto qualche professore ottimo in una disciplina (e ne ha avuto molti) ha accolti tutti i giovani che studiavano quella disciplina e quando non ne ha avuto non ha costretto i giovani ad inasinire ascoltando un professore asino ma li ha lasciati liberi di scegliere un buon maestro tra quelli che insegnano in casa loro privatamente. Prima [con i Borbone] insegnava lo Stato e insegnavano i privati, oggi lo Stato vuole insegnare egli solo e ai privati assegna e luogo e i programmi e lo spazio e il modo. Prima lo Stato insegnava gratuitamente ora bisogna pagargli una tassa. Prima il giovane a casa loro e nei loro paesi, se trovava un valentuomo, poteva apprendere quelle discipline che non hanno bisogno di una grande città per essere apprese. Ora i 7 milioni di Italiani meridionali non hanno altra università che questa di Napoli. Quella libertà di insegnamento che ci salvò dalla servitù del pensiero e che per oltre sei secoli né gli Angioini, né gli Aragonesi, né gli Spagnuoli, né gli ultimi Borboni ci potevano togliere, ci si può togliere ora [con i Savoia] e ci dicono che vogliono farlo per nostro bene per cavarci dall'ignoranza e dalla barbarie. Noi altri napoletani paghiamo la pena ad una nostra bugia o, per dire più corretto, di una nostra esagerazione. Abbiamo sgridato per tutto il mondo che i Borboni ci avevano imbarbariti e imbestiati e tutto il mondo ha creduto che noi davvero eravamo barbari e bestie: ora vogliamo farci credere qualcosa e il mondo può rimanere nella sua prima opinione e coloro che vengono a vederci si fanno meraviglia di vederci e trovarci uomini. La libertà dell'insegnamento è istituzione tutta nostra e come l'abbiamo noi non l’ha nessun popolo di Europa, sia merito, sia quel che volete: noi l'abbiamo e finora è stata per noi un gran bene. Ora altri non possono insegnare altro che quello [che] è prescritto dai programmi: per le quattro classi elementari prescrivono finanche che nel primo anno il fanciullo dovrei imparare a contare fino a 100 e nei seguenti da 100 in poi… L'università di Napoli che per virtù o fortuna del popolo napoletano non è stata mai l'esclusivo insegnamento dello Stato ma ha sofferto intorno a sé l’insegnamento privata privato, è ordinata più razionalmente di tutte le altre, anche di quelle di Germania. Le scuole tenute dal governo producono allievi secondo pure il governo e se oggi si vuole uomini liberi e non i gingillini della libertà dobbiamo rendere veramente libero l'insegnamento. Napoli, agosto 1862. Luigi Settembrini” (Luigi Settembrini, L'università di Napoli, Regia Università di Napoli, 1862).
Gennaro De Crescenzo


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