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“LE DUE SICILIE NELLE AMERICHE”: UN LIBRO PER RICOSTRUIRE LA DIMENSIONE INTERNAZIONALE DI UN REGNO PDF Stampa E-mail

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“LE DUE SICILIE NELLE AMERICHE” UN NUOVO LIBRO PER RICOSTRUIRE LA DIMENSIONE INTERNAZIONALE DI UN REGNO. E’ più che mai interessante ricostruire la storia dei rapporti tra il Regno delle Due Sicilie e le Americhe ed è quello che
ha iniziato a fare Lucio Militano nel suo nuovo libro: “Le Due Sicilie nelle Americhe”. Si tratta di un libro piccolo ma carico di notizie, fonti, spunti per ulteriori ricerche e riflessioni su un tema importante ma per troppo tempo trascurato. In evidenza soprattutto un dato: la dimensione internazionale che il Regno delle Due Sicilie poteva vantare sotto l’aspetto diplomatico, politico, commerciale e culturale, una dimensione che, come sappiamo, avrebbe perso con l’unificazione italiana e con tutte le conseguenze ormai note. Un libro di testo in uso nelle scuole statunitensi che consultai tempo fa evidenziava un aspetto: la storia dei rapporti tra Stati Uniti e Italia (e Sud Italia) da quelli commerciali a quelli riferibili alla storia dell’emigrazione italiana (e meridionale), occupa più spazio nei libri stranieri che in quelli italiani. Difficile ricostruirne il motivo forse legato ad un sostanziale senso di colpa verso chi è partito e continua a partire in un’emigrazione sconosciuta fino al 1860 e diventata inarrestabile da allora ad oggi. Tornando al libro di Militano, significativamente inserito nella collana “Le Sensiglie”, l’avvio è affascinante e si apre con le osservazioni di Melville (l’autore di “Moby Dick”), esperto e appassionato di mare, in merito ai marinai siciliani e alla città di Messina. Numerosi i dati riportati: da quelli relativi ai Napoletani residenti nei neo-nati Stati Uniti (riconosciuti già nel 1796) ai primi consoli delle Due Sicilie e al console statunitense che si insediò in quell’anno nella Capitale, dalle controversie nate con Murat e risolte dai Borbone ai trattati commerciali con diversi primati relativi alla presenza delle navi delle Due Sicilie nei porti americani (vini, agrumi, liquirizia tra i primi prodotti più esportati) passando per i numeri (alti) relativi a importazioni ed esportazioni: “nel triennio 1845-47 la bandiera coi gigli fu in testa a tutte quelle degli altri Stati pre-unitari con 48 approdi nei porti degli Stati Uniti, con 14.023 tonnellate, seguita dal Regno di Sardegna con 13 approdi per 3.246 tonnellate: 1.737.328 i ducati relativi alle merci esportate, 566.243 quelli per quelle importate con un saldo attivo per 1.171.025 ducati nel 1858, ad esempio). Interessanti anche le notizie relative a Vincenzo di Bartolo: “probabilmente, colui che ha portato un bastimento delle Due Sicilie più lontano dalla madrepatria di altri, pur valenti, comandanti: con l’Elisa, il 28 ottobre 1838, egli lasciò Palermo, ma giunge a Boston con un carico di zolfo solo dopo 32 giorni”; allo stesso modo ritroviamo la famosa traversata del vapore “Sicilia dei fratelli De Pace a New York (1854), primo tentativo di linea regolare transatlantica Italia-Stati Uniti  «la quale faccia il tragitto periodico tra’ i Reali Dominj e le Americhe con un bastimento a vapore della forza di 400 in 500 cavalli, spezialmente pel traffico di quelle derrate che in lungo viaggio soggette andrebbero a deteriorarsi…» (abbiamo più volte sottolineato che lungo la stessa linea qualche anno dopo, invece delle “derrate da commerciare”, quelle navi avrebbero trasportato milioni di meridionali…). Da evidenziare anche la prima missione in Brasile della squadra dell’Armata di mare nel 1843 per le nozze fra Teresa Cristina di Borbone, sorella di Ferdinando II e Dom Pedro II, imperatore del Brasile (fu una imperatrice molto amata dal popolo e in Brasile se ne conserva ancora la memoria). A proposito di formazione, di scuola, di tradizioni valorizzate e di prospettive abbandonate dopo il 1860, ci piace chiudere queste brevi osservazioni con un altro esempio: la lunga campagna navale di istruzione degli allievi del collegio navale nelle Americhe. Gli allievi del corso 1844 della Reale Accademia di Marina -ci ricorda Militano- furono particolarmente fortunati in quanto ebbero modo di fare una lunga e impegnativa campagna navale di istruzione che durò dal 19 agosto di quell’anno fino al 28 febbraio 1846”. In sintesi: molte notizie inedite e utili per ricostruire la memoria storica di un Regno che, fino al 1860, era capace di creare relazioni e progetti in tutto il mondo. Altre tessere importanti nella ricostruzione di questo grande mosaico della nostra memoria storica.  
Gennaro De Crescenzo


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