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L'orgoglio di essere meridionali

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IL SUD, IL NORD E GLI ULTIMI INUTILI TENTATIVI DI DIFENDERE GLI INDIFENDIBILI CIALDINI PDF Stampa E-mail

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IL SUD, IL NORD E GLI ULTIMI INUTILI TENTATIVI DI DIFENDERE GLI INDIFENDIBILI CIALDINI. REPLICA AL PROF. MASCILLI MIGLIORINI (IL MATTINO 23/1/19). Dopo aver
letto l'articolo del prof. Mascilli Migliorini contro la rimozione del busto di Cialdini, credo che dovremmo metterci d'accordo tra noi e forse anche con noi stessi. Quella rimozione è una cosa importante o no? Se non lo è (come sembrerebbe di capire nella prima parte dell'articolo), perché mai il prof. Mascilli spreca (ancora) il suo tempo per parlarne? Se si tratta di "roba infantile" (lo ha scritto lui), perché dirsi addirittura preoccupato (come sembrerebbe nella seconda parte) arrivando addirittura a suggerire di "maneggiare con cura" questi temi? Entriamo davvero nel merito senza girarci intorno: cosa potrebbe mai succedere se non maneggiassimo "con cura" questi temi? Cosa succederebbe se rispettassimo semplicemente e democraticamente la volontà di enti e istituzioni che (anche all'unanimità) hanno deciso di rimuovere (e non di fondere e farne palle di cannone antisabaude) un busto da un salone o di revocare cittadinanze a chi (lo ha detto lo stesso prof) si "accanì" tanto contro le popolazioni meridionali con "rappresaglie" ("vergognose" lo aggiungo io)? Ci potrebbero essere conseguenze storiografiche? E non sarebbe il caso di accettarle dopo 150 anni nei quali Mascilli e molti suoi colleghi hanno di fatto taciuto di Pontelandolfo o Casalduni e delle altre città devastate (altro che i soliti moti del ’48, altro che le solite, gladstoniane e false “carceri borboniche”)? Ho fatto molto tempo fa diversi esami con Mascilli e con molti suoi colleghi e non me ne avevano mai parlato... e se ne parla oggi solo perché revisionisti e/o neoborbonici ne hanno parlato con un successo e con consensi ormai dilaganti. Quanti erano veramente quei meridionali che, secondo la sua tesi, avrebbero chiesto "libertà e progresso" al re di Torino, il re della "costituzione e del parlamento"? Premesso che i famosi esuli napoletani a Torino non erano più di 100 (cfr. R. De Lorenzo), premesso che nelle Due Sicilie i livelli di redditi, pil, paghe e condizioni di vita erano pari o superiori a quelli del resto dell'Italia (cfr. V. Daniele e P. Malanima), premesso che "poveri, fondaci e vicoli" in quegli anni erano dappertutto (Torino compresa), premesso che quella ferrovia in circa 15 anni staccò oltre 15 milioni di biglietti (altro che "giocattolo del re") e che le linee ferroviarie (fino ad oggi!) al Sud non sono poi tanto migliorate, premesso che gli oppositori politici finivano in carcere in tutto il mondo (e i meridionali che si rivolsero ai Savoia avrebbero potuto e dovuto informarsi delle 113 condanne a morte eseguite dai Savoia a fronte di zero condanne dei Borbone dal 1848 al 1860), premesso che "la tesi della arretratezza meridionale pre-unitaria fu una invenzione dei risorgimentalisti per giustificare i loro fallimenti" (cfr. J. Davis), dov'erano quei meridionali, quelle libertà, quelle costituzioni e quel progresso sociale mentre i soldati del re di Torino massacravano la nostra gente o mentre la nostra gente partiva (a milioni e da noi non era mai capitato prima)? Il prof. Mascilli si preoccupa per quel busto rimosso perché ci potrebbero essere conseguenze "politiche"? E non potrebbe finalmente essere utile formare, a differenza di quanto fatto nelle nostre accademie per 150 anni, classi dirigenti consapevoli di come è nata la questione meridionale, visto che generazioni intere di meridionali e di italiani (formate in quelle accademie e non dai neoborbonici) non hanno voluto o saputo risolverla? È visto che chi ha praticato la strada del "maneggiare con cura" da 150 anni non ha risolto quelle questioni e quelle questioni sono sempre più gravi, non potrebbe essere quella della consapevolezza e dell'orgoglio la strada per impedire che i nostri giovani da 150 anni abbiano la metà dei diritti, del lavoro e delle speranze di quelli del resto dell'Italia? Qui nessuno vuole dividere quello che è già diviso ma solo pretendere pari condizioni. E intanto, mentre i nostri prof si accaniscono nella difesa degli indifendibili Cialdini, Veneto e Lombardia, dopo decenni di Alberti da Giussano e ampolle del Po e tra migliaia di bandiere della Serenissima, realizzano la "secessione dei ricchi" (cfr. G. Viesti), l'Italia finisce di fatto la sua storia e il Sud diventerà un deserto con centinaia di migliaia di emigranti che continuano a partire (tanti anche tra quelli che si laureano con il prof. Mascilli).
Prof. Gennaro De Crescenzo


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