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RIMPIANGERE I BORBONE? SÌ, GRAZIE! RISPOSTA NEOBORBONICA A MACRY PDF Stampa E-mail

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RIMPIANGERE I BORBONE? SÌ, GRAZIE! IL DIRITTO DI CONOSCERE E DI RACCONTARE LA VERITA’ STORICA E ANCHE DI “RIMPIANGERE I BORBONE”. LA RISPOSTA NEOBORBONICA AL VIDEO DEL (SOLITO) ACCADEMICO CON LE (SOLITE) TESI ANTIBORBONICHE… Gira da qualche settimana (non a caso dopo il grande successo del raduno
 neoborbonico con oltre 1200 persone in sala a Napoli) un video del prof. Paolo Macry sui Borbone: per Macry “non si devono rimpiangere i Borbone”. Premesso che qui (da 25 anni) nessuno rimpiange i Borbone e nessuno vorrebbe riportarli su un trono (si parla solo di ricerca e divulgazione di storia e orgoglio e, a guardare il video, l’operazione è perfettamente riuscita e dobbiamo continuare a portarla avanti), andiamo ad analizzare le tesi di Macry (SEGUE IL TESTO DEL VIDEO ALLEGATO)
1)
MACRY. “Napoli era una grande capitale poi tutto finisce nel 1799… quando i francesi se ne vanno la repubblica napoletana cade in preda ad una grande vendetta della plebe… dopo il 1799 la dinastia Borbone sceglie di stare dalla parte di chi ha fatto strage e torna a governare sul sangue e manda a piazza Mercato il fior fiore della intelligenza meridionale”.
DE CRESCENZO. Possibile che Macry ignori che le stragi erano state fatte (prima) dai francesi invasori e dai (pochi) giacobini loro complici? Possibile che ignori le tesi dell’ultimo libro del collega John Davis (“Il 1799 fu un semplice episodio nella storia dell'imperialismo francese”)? Possibile che non abbia mai letto le memorie del generale Thiebault che descrive gli ottomila morti di parte napoletana-cristiana-borbonica nei tre giorni dell’ingresso a Napoli ad opera degli invasori francesi e gli oltre sessantamila morti nei cinque mesi di repubblica in tutto il Regno (involontariamente tragicomica l’immagine del video che -mentre Macry parla delle stragi operate “dalla plebe napoletana”- raffigura il massacro subito dalla plebe napoletana…).  “Napoli era un immenso campo di sterminio… tutto fu bruciato, uccidemmo tutto quello che si muoveva” (Memoires del generale Thiebault, ed. Parigi, 1892). Possibile che Macry non abbia mai letto i manoscritti di Mazzini quando racconta la verità sul 1799? Possibile che ignori il fatto che secondo Mazzini il popolo napoletano difendeva la propria Patria e non apriva le porte allo straniero come fecero i giacobini? “Dov'erano i patrioti? Si erano eclissati, proprio loro, i cospiratori illuminati: intrattenevano un generale straniero. Gli dicevano: venite, Napoli è nelle nostre mani, si impegnavano a liberare le fortezze, ad aprirgli una strada nel cuore dello stato”) (Giuseppe Mazzini, manoscritto "La rivoluzione napoletana del 1799", 'Archivio del Museo Centrale del Risorgimento di Roma, Busta 402). Per Macry tutta l’intelligenza meridionale era in quei (poveri) condannati a morte dopo il 1799 (sarebbero stati condannati da qualsiasi legge di qualsiasi tribunale del mondo in quegli anni). Per Macry circa 100 persone erano “l’intelligenza meridionale” a fronte di una popolazione complessiva di circa nove milioni di persone? Per Macry, evidentemente, tutto quello che di positivo avvenne nel Regno (anche sotto il profilo economico) negli oltre 60 anni successivi non esiste e si perpetua quella che non è altro che (statisticamente, logicamente e storicamente) solo una leggenda giacobina…  
2)
MACRY. “Nell’Ottocento viene fuori l’ideologia della nazione… viene fuori un diverso rapporto tra potere e popolo e i Borbone non seppero seguire queste cose e crollarono perché loro stessi rinunciarono ai loro poteri”.
DE CRESCENZO. Quella napoletana era una Nazione da secoli, partendo dalla identità Magnogreca fino al Regno Normanno (XII secolo) e poi fino ai Borbone non c’era in Italia un regno così compatto per cultura, lingua, arte e grandezza geografica e politica. Quale “nuovo rapporto tra potere e popolo i Borbone” non capirono? Quello che avrebbe spinto prima i francesi e poi i Savoia a massacrare il popolo meridionale? Di difficile, forse impossibile, interpretazione la tesi secondo la quale i Borbone avrebbero “rinunciato ai loro poteri” e forse un altro occhio a quei manoscritti del repubblicano Mazzini contro la repubblica del 1799 non sarebbe male per Macry (“nel popolo che combatte nel 1799 contro i francesi vi è un sentimento nazionale che cova sotto questi sentimenti, una idea di Patria che vi pulsa al di sotto”). Un altro occhio potrebbe darlo al suo Croce quando smentisce perentoriamente la tesi dell’implosione del Regno (“Il Regno di Napoli non si dissolveva per un moto interno, ma veniva abbattuto da un urto esterno”: Benedetto Croce, La Critica. Rivista di Letteratura, Storia e Filosofia diretta da B. Croce, vol. 22, 1924). Consigliabile, infine, una rilettura dei suoi stessi testi: l’unificazione nazionale fu possibile grazie al patto tra classi dirigenti nazionali e “la parte peggiore della società siciliana” (Paolo Macry, Unità a Mezzogiorno).
3)
MACRY. “A Napoli c’è un filone identitario forte, un filoborbonismo che si sforza di fare cultura, di produrre libri, ricerche d’archivio… ma il ricordo dei Borbone non si salva con la prima ferrovia, il primo ponte in ferro o con i primati…  qui c’era una condizione di arretratezza culturale e strutturale”.
DE CRESCENZO. Premesso il ringraziamento a Macry per la ennesima certificazione del successo dei neoborbonici  e delle nostre attività di ricerca (anche archivistica) e di divulgazione (di noi parla, ovviamente, quando parla di “filone identitario e di filoborbonismo”), ancora una volta (dopo una recente trasmissione in Rai con Paolo Mieli) Macry cerca (inutilmente) di ridimensionare i primati borbonici. Quei primati (non si trattava solo della “ferrovia e del ponte”) rappresentavano la sintesi della situazione economica, sociale e culturale delle Due Sicilie: non un "paradiso" (mai detto, mai scritto) ma un territorio con un suo sviluppo interrotto traumaticamente nel 1860 e con conseguenze ancora drammatiche e attuali sia per la selezione/formazione delle classi dirigenti che per le scelte governative. Del resto sono i colleghi accademici di Macry con i loro studi recenti, aggiornati e documentati a dimostrare che prima del 1860 il Sud non era affatto arretrato (“la tesi dell’arretratezza fu una invenzione dei liberali e dei risorgimentalisti”, ammette John Davis, 2014) e che per pil, redditi medi, salari, alimentazione, crescita demografica, industrializzazione (o anche per iscritti alle università o per riviste e libri pubblicati) il Sud vantava livelli pari o superiori al resto dell’Italia e il divario sempre più accentuato e drammatico in 150 anni in primis per i nostri giovani emigranti (ma questo, evidentemente non importa a Macry) inizia solo dopo il 1860 (cfr. Daniele e Malanima, 2018; Fenoaltea, Ciccarelli, Tanzi, Collet, De Matteo, 2007-2017).
4)
MACRY. “Napoli ha una identità debole e non può costruirsi una identità contrapponendo il passato borbonico a quello italiano… Si può essere orgogliosi di tutto questo? Io direi di no”.
DE CRESCENZO. Premesso che non esiste al mondo, forse, una città con una identità più forte di quella napoletana (se solo diamo un occhio all’antichità dell’assetto statuale, alla gastronomia, alla lingua, alla letteratura, al teatro o alla musica: Napoli, tra l’altro, è l’unica città del pianeta ad avere dato il nome ad un Regno intero…), forse Macry sminuisce l’identità di Napoli proprio perché è una identità non “omologata” ai suoi desideri o ai suoi studi (non è francese, non è piemontese, spesso non è neanche “italiana”, a volte è -addirittura!- “borbonica”, come lui stesso ammette). Nessuno “contrappone” il passato borbonico a quello italiano: di vero c’è solo che, con un pizzico di logica e di studi alternativi, senza voler tornare indietro nel tempo, confrontando le due situazioni, non avendo direzioni di giornali o cattedre universitarie da conquistare, non avendo avuto mai ruoli politici e quindi responsabilità e colpe di 150 anni di giovani meridionali con la metà dei diritti, del lavoro, dei servizi, delle strutture, delle infrastrutture, delle occasioni e delle speranze di quelli del resto dell’Italia e dell’Europa, abbiamo tutto il diritto e tutto il dovere di raccontare la verità storica e qualcuno potrebbe anche avere il diritto di rimpiangere i Borbone così come qualcun altro, invece, avrebbe il dovere di avviare finalmente una sana e corretta attività di autocritica. Tutto qui.  
IN SINTESI
- Nel 1799 francesi e giacobini massacrarono oltre 60.000 Napoletani/Meridionali in 5 mesi
- Per lo stesso Mazzini i repubblicani del 1799 furono dei traditori e i Napoletani (cristiani e borbonici) dei veri patrioti
- Non c’era in Italia un regno così compatto e grande per cultura, lingua, arte e confini geografici e politici come quello di Napoli
- I primati del Regno di Napoli erano oltre 100 e soprattutto di carattere economico e culturale: altro che “arretratezze”…
- Per redditi medi, salari, pil, alimentazione, crescita demografica o industrializzazione il Sud vantava livelli pari o superiori a quelli del resto dell’Italia: altro che “arretratezze”
- La questione meridionale nacque nel 1860 e classi dirigenti nazionali e locali (complici) non hanno saputo o voluto risolverla in 150 anni
Prof. Gennaro De Crescenzo, Movimento Neoborbonico, Napoli.

 

https://www.youtube.com/watch?v=kLwJJFDwDdA&t=27s

 

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