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LOMBROSO E IL RAZZISMO SULLO STADIO: LA REPLICA DI DE CRESCENZO PUBBLICATA DAL CORRIERE DELLA SERA PDF Stampa E-mail

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LOMBROSO E IL RAZZISMO SUGLI STADI: ALTRO CHE "DOTTE" PROVOCAZIONI, ALTRO CHE "IRONIE" (RISPOSTA DI DE CRESCENZO PUBBLICATA SUL CORRIERE DELLA SERA - BERGAMO- IL 9/1/18)… Caro Davide, prima di tutto devo ringraziarti per le definizioni che utilizzi per parlare di me
(“intelligente, mite e pacato, lontanissimo dal fanatismo, degno di un contradditorio razionale”) e che io posso senza alcun dubbio utilizzare per parlare di te. Quando avemmo la possibilità di incontrarci durante le riprese del tuo (bellissimo) docu-film (“Piazza Garibaldi”) con la nostra breve ma intensa intervista ti dissi una cosa che ti posso ripetere ora: se gli italiani si fossero incontrati nella reciproca conoscenza e nel reciproco rispetto (come facemmo e continuiamo a fare io e te) l’Italia si sarebbe unita di sicuro senza disparità tra le parti (con una parte settentrionale che invase e conquistò l’altra meridionale) e con risultati eccezionali per tutte le parti. Con queste premesse non riesco in alcun modo a cogliere dei nessi/rapporti tra il Ferrario che conosco insieme a tanti bergamaschi (alcuni si sono addirittura scusati in queste ore) e quelle diverse centinaia (forse migliaia) di tifosi atalantini che da decenni riversano in particolare sui Napoletani ogni forma di insulto. E come mi lascia perplesso la difesa di alcuni (indifendibili) tifosi atalantini, mi lascia anche perplesso che (l’indifendibile) Lombroso possa essere difeso scrivendo che “non era antimeridionale” o che “associava solo la povertà al crimine”: fu proprio Lombroso ad elaborare la ridicola teoria del dualismo razziale con “l’Italia dolicocefala mediterranea e quella brachicefala del settentrione” (la prima portata naturalmente a delinquere). Fu sempre lui a scrivere che “è agli elementi africani ed orientali, che l'Italia deve, fondamentalmente, la maggior frequenza di omicidii in Calabria, Sicilia e Sardegna, mentre la minima è dove predominarono stirpi nordiche (Lombardia)” o (sempre riferito ai calabresi) della “barbarie del paese d’origine e della famiglia”. Del resto furono tanti gli studiosi del passato ad accusare quelle teorie di razzismo (da Gramsci a Colajanni, da Salvemini a Ciccotti). Ma quello che più dobbiamo evidenziare, al di là delle questioni scientifiche, è l’uso che di quelle teorie fecero i governi italiani in quegli anni: furono l’autorizzazione (scientifica) a procedere sulla strada dei massacri indiscriminati dei cosiddetti “briganti”, delle deportazioni o delle incarcerazioni per centinaia di migliaia di meridionali (“razza maledetta” per la quale “ogni pietà è inutile”). E di lì fino alle discriminazioni e alle mancate risoluzioni di questioni meridionali che durano (non a caso) da oltre 150 anni e che partono sempre e comunque dagli stessi presupposti e dagli stessi luoghi comuni (“ogni aiuto è inutile perché tanto i meridionali rubano, sono incivili, sporchi e non vogliono lavorare” ecc. ecc. ecc.) e di lì ancora fino a quello striscione atalantino. Non ci interessa che quelle teorie siano state o meno confutate dalla scienza ma ci interessa il messaggio (davvero uno step superiore rispetto ai soliti cori ma uno step inquietante e tutt’altro che divertente, a leggere anche dalle decine di migliaia di messaggi che stiamo ricevendo in queste ore) che con quello striscione volevano far passare ed è passato. Quei cori sono già di per sé odiosi in quanto (altro che “guizzi culturali”, altro che ironie riferite a -mai esistite- Guliette di “facili costumi”) si augurano in maniera articolata e lunga la morte di tutti i Napoletani con l’intervento del Vesuvio e gli stessi Napoletani (non solo i tifosi) sono definiti (in base a tragedie realmente vissute) “colerosi, terremotati, gente che non si lava e vergogna dell’Italia”. Lombroso sulle bandiere è il sigillo simbolico del razzismo ed è un messaggio chiaro: noi gridiamo da anni quei cori non per goliardia o con ironia ma perché uno “scienziato” come Lombroso sosteneva la tesi secondo la quale esistono delle motivazioni scientifiche per cantarli. Abbiamo inviato alla FIGC (con pochissima fiducia) una richiesta di informazioni ma se invece passasse la linea seguita dai media, dai politici nazionali e dagli stessi vertici del calcio (“minimizziamo, scherzavano, ignoriamoli”) chiederemo in futuro di depenalizzare qualsiasi tipo di comportamento scorretto sugli stadi: anche quelli fin qui (giustamente) puniti come gli ululati (idioti) che salutano i calciatori di colore o i riferimenti (ignobili) alle tragedie degli Ebrei che pure coinvolsero, pochi giorni fa (e com’era giusto che fosse) politici e opinionisti nazionali e internazionali. Saluti cortesi e a presto per un altro (napoletanissimo) caffè insieme.
Prof. Gennaro De Crescenzo (Movimento Neoborbonico, Napoli).
 
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