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ALTRE FONTI, ALTRE VERITA' (CON BUONA PACE DEI NEGAZIONISTI): I PONTELANDOLFESI ERANO INNOCENTI PDF Stampa E-mail

Risultatiimmaginipermassacropontelandolfo11luglio1861
ANCORA ALTRE FONTI E ALTRE (TRAGICHE) VERITÀ SU PONTELANDOLFO (CON BUONA PACE DEI “NEGAZIONISTI”):  I PONTELANDOLFESI CHE UCCISERO I SOLDATI SABAUDI
ERANO INNOCENTI! “Quanto a me ho rispetto per tutti i morti, anche per i quarantotto carabinieri che, prigionieri, vennero trucidati con le zappe e combatterono una guerra per l’ideale italiano che proprio nel nostro Mezzogiorno nacque. Che Dio, se non gli uomini, conservi sempre la memoria del loro valore e il loro esempio” (Giancristiano Desiderio, Corriere del Mezzogiorno).
Ogni tanto qualcuno tenta (inutilmente) di ridimensionare le conseguenze dell’unificazione italiana ai danni del Sud e anche il numero delle relative vittime e ogni tanto sortisce effetti (se non si trattasse di eventi tragici che riguardano la nostra gente) involontariamente comici. E’ di questi giorni, del resto, una lunga polemica seguita all’approvazione di un giorno per la loro memoria in Basilicata e in Puglia. Luogo-simbolo di questi (inutili e anche maldestri) tentativi è Pontelandolfo. A distanza di due o tre anni, ciclicamente, qualcuno (di recente Giancristiano Desiderio sul Corriere del Mezzogiorno) pubblica un articolo nel quale riporta le (sole) 13 vittime che risultano dai registri parrocchiali. Nessun tentativo, da parte dei “negazionisti”, di aggiornare le proprie fonti o anche di confrontarle con quelle degli altri. Non si risponde, quindi, alle recenti (e inedite) ricerche di Gigi Di Fiore (in particolare “I vinti del Risorgimento” e “Controstoria dell’unità d’Italia”). Non si risponde in particolare alle nuove (e inedite) ricerche di Pino Aprile (“Carnefici”) che, confrontando i dati del  Dicastero Interno e Polizia relativi agli abitanti addirittura pochi giorni prima della strage del 14 agosto 1861 con quelli successivi, evidenzia l’assenza di 1463 persone (non tutte morte ma di sicuro un segnale di un dramma avvenuto in quei giorni). Non si risponde al dato che gli archivi parrocchiali (e tutti gli altri archivi) conservano percentuali minime dei documenti prodotti; non si risponde alle testimonianze dirette e drammatiche del bersagliere Carlo Margolfo con la descrizione di quei “poveracci abbrustoliti nelle loro case” o del Popolo d’Italia (che attesta 164 vittime) o dello stesso sacerdote locale Panella che parlava (anche con i dati delle tante vittime ricercate e uccise dopo il 14 agosto in tutta l’area) di “centinaia di vittime”. Come se non bastasse, gli stessi “negazionisti” spesso hanno invitato e invitano i propri lettori a tenere in considerazione le MOTIVAZIONI DI QUELLA RAPPRESAGLIA contro la popolazione civile (una rappresaglia vergognosa anche per lo Stato italiano che nel 2011 ha chiesto ufficialmente scusa attraverso il presidente della Repubblica). Una rappresaglia e un massacro (sempre bene ricordarlo) che non erano affatto isolati se pensiamo alla vicina Casalduni e alle decine di Paesi a cui toccò la stessa sorte in tutto il Sud con (tra fucilati, uccisi negli scontri, feriti, incarcerati o deportati) troppe migliaia di vittime complessive. Quelle motivazioni, a pensarci bene e secondo il loro schema mentale e culturale, sono da ricercare (a dimostrazione della concreta attualità di certe storie) nel consueto schema che porta a incolpare sempre e comunque il Sud per tutte le questioni meridionali ancora aperte e attuali (e “TUTTA COLPA DEL SUD” -da Pontelandolfo alle recenti colpevolizzazioni magari dei… terremotati di Ischia-  diventa lo slogan per continuare a ignorare il Sud e a cancellarlo dalle agende di governo e anche per avere carriere e successi assicurati...).
Le “motivazioni” o (per i “negazionisti”) le “giustificazioni” si legherebbero, allora, alla precedente uccisione a Pontelandolfo di 41 uomini di parte sabauda tra soldati e Carabinieri. Premesso che quei 41 uomini (è la cifra esatta riportata da Di Fiore) non erano turisti di passaggio e non erano “portatori di pace” e che (come in tutte le guerre del mondo e in qualsiasi momento della storia dell’umanità) chi combatte/attacca/invade ha meno giustificazioni di chi difende se stesso, la propria famiglia e la propria terra, una fonte che in tanti forse hanno letto ma a cui non hanno mai dato (qualcuno in buona fede, qualcun altro no) il giusto peso ci rivela le (vere) motivazioni di quel tragico episodio senz’altro da condannare ma con molte, moltissime attenuanti: si tratta della rivista dei Gesuiti, la Civiltà Cattolica che, per quanto di parte, nel 1861 così descrive fatti confermati anche dalla logica e da ulteriori fonti: “Il saccheggio e la distruzione delle borgate compierono l’opera italiana. I soldati di Pinelli avevano fieramente manomesse alcune terre a breve distanza da Pontelandolfo, commettendovi atrocità orribili contro pacifici abitanti designati loro come reazionarii. Mossero quindi una quarantina di essi a Pontelandolfo. La voce della loro scelleratezza ve li avea precorsi e un furore di vendetta sospinse loro addosso la popolazione che tutti li scerpò, salvandosi un solo sergente che ne recò notizia a’ Piemontesi. Il Cialdini avviò subito colà il Colonnello Negri con un battaglione di bersaglieri ed altra milizia con artiglierie, si trassero bombe e granate, poi si venne all’assalto” (La Civiltà Cattolica, Anno Duodecimo, Vol. XI della Serie Quarta, Roma, All’Uffizio della Civiltà Cattolica, 1861, p. 618).
Se la popolazione, allora, dopo una sorta di vero e proprio “processo popolare”, decide di fare “scempio” di quegli uomini non era perché era una popolazione crudele e selvaggia (non lo era mai stata, del resto, nella sua ultrasecolare storia e non poteva essere impazzita all’improvviso) ma solo perché (con le donne, giustamente, in testa) REAGIVA AD “ATROCITÀ ORRIBILI”, “SCELLERATEZZE”, SACCHEGGI E STUPRI REITERATI COMMESSI DA QUEGLI STESSI UOMINI. Altre fonti ci confermano tutto questo. Le riporta ancora una volta Pino Aprile in “Carnefici” (forse se qualcuno dei suoi -pochi e sempre gli stessi- detrattori avesse la correttezza e l’onestà di leggere i suoi libri e le sue numerose fonti potrebbe correttamente e onestamente cambiare idea…). Numerose le testimonianze di quelle violenze sulle donne, numerose le testimonianze delle altre nefandezze o delle torture inflitte alla popolazione locale: un “comandante Crema” (cfr. Carlo Perugini, “Pontelandolfo: Agosto 1861. Memorie di quei giorni di Antonio Pistacchio”) diventò “famigerato” in quella zona per la sua ferocia (suo un proclama che anticipava l’altrettanto famigerata Legge Pica con la libertà di fucilare sul posto tutti quelli che venivano anche solo sospettati di essere “briganti”); la sua compagnia veniva definita “compagnia dei ladri” fino al punto di essere richiamato a Campobasso “in quanto i comandi superiori vennero a conoscenza che era suo costume saccheggiare chiese ed esattorie comunali, fattorie e monti frumentari”. Al limite della follia la sua abitudine di sparare senza motivo su quella povera gente o di procurarsi con la violenza “donne di conforto”. In una tesi di laurea del 2009 (Massimo Grifa, “Il Brigantaggio meridionale nella stampa clericale e moderata. 1861-1865”, relatore il professor Carlo Fumian a Padova) altre “prove”: l’Osservatore Romano del 19 agosto 1861 racconta di un antecedente nel quale il drappello sabaudo avrebbe torturato e ucciso una decina di persone, tra le quali un parroco. Dunque, la popolazione avrebbe vendicato quell’episodio e il cronista sottolineava che non si trattava di “briganti”, ma soprattutto di “donne,  vecchi e  fanciulli, che servendosi di quanto veniva loro alle mani... si sbarazzarono di quell’orda di eroi, i quali non ritornavano da una pugna leale e generosa, ma dall’avere assassinato dieci uomini inermi, e martoriato per 15 ore un infelice”. QUALCUNO AVRÀ LA CORRETTEZZA E L’ONESTÀ DI LEGGERE QUESTE FONTI? QUALCUNO AVRÀ LA CORRETTEZZA E L’ONESTÀ DI RICONOSCERE CHE PER 150 ANNI CI HANNO SOTTRATTO LA VERITÀ STORICA? Qualcuno avrà la correttezza e l’onestà di dichiarare che, in fondo, è giusto, ormai anche un giorno della memoria per le vittime meridionali dell’unificazione italiana? Qualcuno avrà il coraggio di avvertire Giancristiano Desiderio e i suoi colleghi che di quei soldati purtroppo trucidati non “combatterono una guerra per l’ideale italiano e che c’è ben poco da conservare in quanto a “valore e ad esempio”?
Napoli 16 ottobre 2017. Prof. Gennaro De Crescenzo

Nell'immagine dalla stampa del tempo, la lettura "unilaterale" dei fatti di Pontelandolfo (per decenni il "massacro" non fu quello subito dai Pontelandolfesi ma quello dei soldati sabaudi)
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