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Associazione culturale Neoborbonica
L'orgoglio di essere meridionali

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FELICE PENSIERO PDF Stampa E-mail
Dal nostro membro del Direttivo Felice Abbondante riceviamo questa acuta e penetrante considerazione sulle ciance sul tricolore fatte da Napolitano:
Il nostro Capo dello Stato ha ritenuto opportuno dare inizio alla “commemorazione” dei 150 anni della nazione col recarsi nella città di Reggio Emilia dove era apparsa per la prima volta la bandiera tricolorata.  Egli non ha mancato di sottolineare come debba essere rispettato da tutti il simbolo che sta a indicare  la storia nel bene e nel male vissuta da tutta  una comunità...

 I giornali della penisola hanno subito individuato a chi erano rivolte le sue parole. Come al solito si  è parlato alla nuora affinché la suocera intenda. Non mi risulta che sia stato accennato alla storia che ha consacrato la nascita della bandiera pertanto, al fine di ovviare a tale mancanza, provvederò umilmente a tracciare la storia di quella nascita. E’ necessario fare un passo all’indietro  poiché tutte le nascite necessitano di un periodo più o meno breve di gestazione  ed anche  il nostro simbolo nazionale lo ha avuto. Nell’ottobre del 1796 col passaggio del Po effettuato dall’esercito francese per invadere la Lombardia, gli abitanti di Milano assistettero in silenzio e senza festeggiare la partenza dell’arciduca Ferdinando che si ritirava verso il più pacifico Veneto. Sembrava impossibile che nessuno esultasse, Napoleone non poteva entrare nell’indifferenza a Milano pertanto, un tale Carlo Salvador, nato in Italia, spagnolo di origine, vissuto in Francia, si preoccupò di dare all’invasore francese il benvenuto. I facinorosi mostrarono per la prima volta sui loro petti una coccarda  tricolorata ma non era quella italiana bensì quella francese. Quello però che pochi sanno è che il nostro simbolo nazionale era già evidenziato qualche anno prima che scoppiasse la rivoluzione francese  e che faceva bella mostra nella Loggia degli Illuminati di Baviera voluta da Giuseppe Balsamo sedicente conte di Cagliostro. Nel gennaio del 1797 infine, le città cispadane riunite a Reggio decretarono “di adoperare i tre colori rosso, bianco, verde  come bandiera in tutti i luoghi ove si alza insegna di sovranità”. Dalla federazione cispadana la bandiera passò alla Repubblica Cispadana e infine al Regno Italico. Nel periodo napoleonico la bandiera fu italiana solo di nome, la sua effimera gloria conquistata di qua e di là delle Alpi fu sempre al servizio di interessi stranieri ovvero francesi. Fu soltanto nel 1831 che divenne simbolo italiano. In conclusione, come tutte le nascite che sono dubbie, vi è soltanto una madre e con tanti padri...
Felice Abbondante       

Un'ultima nota, solo la Lega sembra essersi nauseata della retorica presidenziale. Ciò sembra vero seguendo i mass media. Ma essi, si sa, sono al servizio del potere costituito, perchè ormai il Sud è arcistufo di sentire parole inutili che tacciono delle verità volutamente nascoste della nostra storia. Se ci fosse par condicio, da ogni capoluogo meridionale vi sarebbero stati neoborbonici pronti a contestare; non come Bossi che vuole più federalismo per rispettare il tricolore. In effetti Napolitano vuole più rispetto per il suo vessillo (addirittura quello giacobino!) per dare più federalismo. Qui non vogliamo nè federalismo che scende dal nord, nè bandiere insanguinate...
Il Sanfedista

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