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CAIAZZO 150 PDF Stampa E-mail
Il 21 settembre 1860 (giusto 150 anni fa) l'esercito borbonico conseguiva la sua più netta vittoria sui garibaldini arroccati a Caiazzo (CE). L'infelice idea dell'assalto di Capua del 19 era stato seguito da attacchi in vari punti dello schieramento regio sulla riva destra del Volturno. Naturalmente i traditori erano stati allertati dalla massoneria per spianare, come al solito, la strada. Così la cittadina di Caiazzo, importante centro strategico, era stata "stranamente" abbandonata dale truppe del col. La Rosa e occupata senza colpo ferire da una forte colonna rossa al comando di un certo bolognese Cattabeni.
caiazzo.jpgIl 21 l'alto comando borbonico ordina la riconquista di Caiazzo. L'attacco è veemente e difficile perchè gli invasori sono arroccati sul monte e resistono adeguatamente. La battaglia è quindi dura ma non può sfuggire la vittoria ai Regi sia per il loro superiore valore sia per l'appoggio dei regnicoli caiatini. Caiazzo va ricordata per aver dimostrato come si poteva distruggere il nemico: eliminando gli incerti o i traditori e puntando sul rinnovato entusiasmo della truppa e la fedeltà degli abitanti.

Dal Saccheggi del Sud dello scrivente le pagine per Caiazzo

A Caiazzo i simpatizzanti della setta sono ben pochi tra cui un fiorentino di nome Manetta, vanamente beneficato ed arricchito dal governo borbonico, che apertamente inneggia a Garibaldi. Quando per leggerezza (o per infamia del comando?) gli uomini del presidio di La Rosa se ne scendono a Piana, una compagnia di rossi bolognesi guidata ancora da Cattabene, non vista da alcuno, entra nel giardino della casa di Manetta e rioccupa la città indifesa. La stampa settaria, dopo lo smacco dei giorni addietro in cui erano stati buttati nel Volturno i rossi andati a Caiazzo, dà fiato a tutte le sue mendaci trombe a fa sapere al mondo la "sua verità", che è poi l'unica in circolazione, sulla ripresa del centro parlando di epici combattimenti per scacciare i Borbonici! Anche questo avviene il 19 settembre. Il pronto miracolo di S.Gennaro era stato interpretato da Garibaldi come momento propizio per saggiare le forze dei Regi. Ma quel 19 settembre, nato tra ottimi auspici, si era ben presto trasformato in una fuga generale dei garibaldeschi da Capua a Gradillo, da Triflisco a Roccaromana. Essi inventano alla fine la "vittoria" della riconquista di Caiazzo per dare un senso positivo alla giornata. Invece meglio andava interpretato il lesto miracolo come segno premonitore della riscossa dei Napoletani, foriera di qualunque vittoria anche per l'apparente benedizione celeste!

Cattabene ben riconoscendo i luoghi che lo avevano poco prima visto scappare ignominiosamente, si premunisce ottenendo consistenti rinforzi con un battaglione da Maddaloni. Il gen.Colonna intanto rampogna severamente La Rosa accusandolo di tradimento o per lo meno di grave incapacità, per aver abbandonato Caiazzo al nemico ed aver costretto i suoi a riprendere ad ogni costo le posizioni assurdamente lasciate. Dimostrandosi più inetto che venduto, La Rosa guida personalmente l'attacco a Caiazzo cadendo ai primi scontri. Prosegue l'assalto il ten.col.La Rocca che fa risalire la china al nemico sino a farlo barricare nel centro abitato sulla vetta della collina. I fedeli caiatini, gonfi di amor patrio, con mezzi rudimentali collaborano all'assalto coraggiosamente. Al seguito del primo contingente di attacco vengono altre truppe frementi e baldanzose con lo stesso mar.Ritucci e i fratelli del Re, conti di Trani e di Caserta. Per i garibaldeschi non v'è più scampo. All'irruenza dell'avanzare dei Regi, i rossi sono costretti a retrocedere e cercare riaparo nelle case, ma alle spalle vi sono i caiatini che li sterminano senza pietà o almeno ostacolano in ogni modo le loro manovre favorendo il contatto letale coll'Esercito. Man mano i rossi scendono retrocedendo verso il Volturno, inseguiti dai soldati borbonici e dalla popolazione eccitata ed inarrestabile per l'odio verso lo straniero. Quando gli ultimi garibaldeschi cercano la salvezza nel fiume, le acque si arrossano perchè i popolani li raggiungono e li massacrano! Liberatisi dei "liberatori" i caiatini, ormai incontrollabili anche dai Regi, assaltano le case dei faziosi, tra cui l'esimio Manetta, saccheggiandole e devastandole. Ritucci fa intervenire i mercenari per riportare la calma, vista la tiepidezza dei militi napoletani nel fermare il popolo scatenato; ma aggiunge altri protagonisti al saccheggio! Quel giorno la disgraziata Caiazzo, depredata precedentemente dai rossi vendicatisi dei legittimisti, subisce un'altra razzia; ma già si prepara l'ulteriore vendetta che, al momento del trionfo della rivoluzione, porterà ad un altro sacco in senso inverso!.....

Trecento rossi restano uccisi, quattrocento sono messi fuori combattimento tra feriti e prigionieri. Cattabene si arrende dopo essersi nascosto nel palazzo episcopale e salvato personalmente dal Vescovo. Solo 50 morti e 100 feriti subiscono i Regi tra cui quel La Rosa che si dirà ucciso dai suoi, nella concitazione della sparatoria, per il tradimento perpetrato.




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