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Associazione culturale Neoborbonica
L'orgoglio di essere meridionali

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UNA VOCE DALLA FEDELISSIMA CIVITELLA PDF Stampa E-mail
Da un posto che sta a cuore a tutti i neoborbonici, Civitella del Tronto,  viene questa bella lettera di R.C. per i 150 dell'assedio e dell'unità italiana.

  Anche Civitella del Tronto ha aperto lo scorso giugno i festeggiamenti del 150° dell'unità d'Italia. Come per altre città italiche, scelte a simbolo di un' Unità Nazionale imposta dagli inglesi, sono iniziati i spendi e spandi di milioni di euro che ricadranno nelle tasche di se-dicenti o pseudo storici faziosi e di organizzatori-coordinatori di lussuose cerimonie cerimoniose. Cerimonie e manifestazioni vuote di senso, perchè di fatto oggi come allora a nessuno frega nulla dell'unità nazionale, dal Quirinale, ci si ostini a proclamare tutt'altro. Civitella del Tronto (e con essa altre città del Sud) avrebbe dovuto rifiutare questo mediocre privilegio in quanto città vittima dell'Unità,

in quanto ultima resistenza borbonica alle orde piemontesi e italiane, ovvero avrebbe potuto festeggiare diversamente l'evento dedicando le proprie quote di finanziamenti a restituire all'oggi la memoria dei fatti di quel lontano 1861, di un'unità nazionale voluta e imposta dagli inglesi attraverso i propri agenti militari nella penisola (Garibaldi, Mazzini e altri, tutti membri della massoneria della Gran Loggia Unita d'Inghilterra), di una unità nazionale compiuta dai piemontesi invadendo e conquistando stati sovrani (il Regno delle Due Sicilie, lo Stato Pontificio, ecc.) senza neanche una dichiarazione di guerra come atto formale di ostilità (senza neanche un minimo di decenza formale). Garibaldi e Vittorio Emanuele II sono penetrati nel Regno delle Due Sicilie come dei ladri di notte (peggio di come hanno fatto gli americani in Iraq qualche anno fa). Civitella del Tronto avrebbe potuto sfruttare l'evento per contribuire a riportare un po’ di giustizia e verità storica su quei tragici eventi. 1861-2011: 150 anni di vergogne, di soprusi, di assassini. Per chi cadrà nella mistificazione storica e rispetterà questa ricorrenza, invito almeno ad abbassare i toni e gli entusiasmi dei festeggiamenti per dedicare almeno un minuto di rispettoso silenzio e di patria vergogna in ricordo e in rispetto delle centinaia di donne, vecchi e bambini trucidati senza alcun motivo dall'esercito piemontese e dai terroristi garibaldini. Abbiate la decenza di non dimenticare le vittime delle stragi compiute in molti paesi e paesini del sud, come ad esempio a Bronte a Girgenti e, simbolo di tutte le stragi, a Pontelandolfo; abbiate la decenza, civitellesi di ricordare e commemorare le inutili distruzioni della vostra città e le spaventose fucilazioni di innocenti compiute dal regio esercito sabaudo proprio a Civitella. Qualcuno dirà: "bisogna essere un po’ pratici, l'unità d'Italia c'è e basta, chissenefrega se è stata fatta come è stata fatta, ormai.......", a chi affermerà seppur con parole e toni diversi quanto sopra, ricordategli che lo sbarco dei mille è stato un vero e proprio atto di pirateria internazionale, ricordategli soprattutto quanto sostenuto da Gramsci (intellettuale e politico sicuramente lontano dalle idee neoborboniche), che fintanto n on sarà compiuta una giusta analisi di come è stata unita la penisola sotto un unico Stato, finchè non sarà data giustizia a chi ha subito l'unità stessa (il sud), la questione meridionale non troverà mai soluzione. Ricordategli infine, che le mafie sono figlie dei soldi inglesi e piemontesi, foraggiate da Vittorio Emanuele II, da Cavour e da Garibaldi in funzione antiborbonica e che se ancora oggi non ci liberiamo di tale fenomeno criminale lo si deve anche alla regola del dare-avere propria dei patti col diavolo (il primo patto tra Stato e Mafia si ha proprio con lo sbarco dei mille, poi con lo sbarco degli alleati in Sicilia e via di seguito fino ad oggi). Anche stavolta Civitella e i civitellesi (e i popoli meridionali)rischiano di perdere un'occasione politico- culturale, schiacciandosi supinamente, come se non avessero memoria di sè, alle melliflue orge festaiole italiche......

 

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