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Associazione culturale Neoborbonica
L'orgoglio di essere meridionali

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Considerazioni su una Associazione - G.Salemi PDF Stampa E-mail

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Considerazioni su una Associazione

Ho letto il messaggio titolato: "Mannaggia Garibbardo" mandato in rete il 9 c.m. dall'amico Alessandro Romano: vi ? riportata la notizia della costituzione di una "Associazione delle citt?? garibaldine". Tale atto, secondo quella notizia, ? nato il 10 maggio a Marsala nella data anniversaria dello sbarco del 1860, in modo da celebrare l'inizio di quella disastrosa campagna che port? alla fine del Regno del Sud: gi? questo non ? istruttivo e non ? generoso, anzi ? mortificante, per le popolazioni del Sud che furono certamente aggredite da una banda irregolare guidata da un capo irregolare, di nazionalit? estranea al regno stesso e che nessuno aveva chiamato, all'infuori di alcuni oppositori al regime legalmente e legittimamente vigente, ideologicamente impegnati e per tale qualit? entrati e usati in un gioco politico internazionale non favorevole alle Due Sicilie.

Effettivamente, come dice il compatriota Mino Errico che ha dato la notizia ad Alessandro Romano, sono notizie che " guastano il fegato" e lo guastano non tanto per quello che raccontano, ma quanto perch? viene da pensare a come ? mai possibile che persone nate al Sud, gente del Sud, antichi regnicoli, siciliani in particolare, oggi come oggi, con quello che si ? scoperto, si ? scritto, si ? detto e si dice sulla vera storia del periodo chiamato risorgimento, possano mettere in atto iniziative come quella sopracitata.

E invece ecco sindaci ed assessori di vari comuni: Calatafimi, Salemi (non mi fa piacere per niente questa omonimia!), Corleone, Monreale, Marsala, Milazzo, Marineo, Misilmeri, Reggio Calabria, insieme ai rappresentanti di S.Pellegrino Terme (Bg), Mentana (Roma), Roma, Genova, Cittanova, far festa per la firma e la ratifica della Associazione delle citt?? garibaldine.

Essi, in particolare i meridionali, si sono fatti travolgere ancora una volta dal racconto romanzato della storia che fu redatto da quelli che contribuirono a creare la situazione che ancora dobbiamo sopportare, la famosa questione meridionale, e dalla pesante retorica liberale che raccont? quel periodo come una bella favola, e cos? lo raccontano ancora le istituzioni, mentre certamente tale non fu e lo sanno bene specialmente i siciliani che, gelosi custodi della loro antica sovranit??, si ritrovarono dall'essere parte importante del regno delle "Due Sicilie" con una seconda capitale, ad essere una qualunque parte, senza alcun privilegio neppure formale, di un regno la cui capitale, il sovrano, i ministri, i generali, erano tanto lontani culturalmente ed etnicamente oltre che geograficamente.

Ora, non ? che tutti la debbano pensare allo stesso modo, ma continuare a promuovere associazioni come quella in questione proponendole come celebrazione di un salvataggio e una redenzione di un popolo da un potere riferito gretto, retrivo, crudele, opprimente e quanto altro ancora di peggio costituisce di certo una divulgazione, colpevole e dannosa alla societ? civile, di notizie assolutamente false come ben sa chiunque abbia esteso la lettura della storia oltre gli steccati imposti dalla" cultura" ufficiale; quel potere, nella nostra antica Patria "le Due Sicilie ", era la legale e legittima espressione di un legittimo, indipendente ed autonomo Stato che lo esercitava secondo regole forse anche antiche, ma certamente umane ed equanimi, senza peraltro trascurare anzi favorendo un giusto e regolato avanzamento della societ??civile.

La colpa maggiore di tale stato era quella di voler essere padrone in casa propria, di non voler assalire alcuno e di voler vivere nel rispetto e nell'obbedienza spirituale della Chiesa Cattolica, cosa che lo port? a contrapporsi a quella ondata anticattolica sostenuta da sette varie, politiche e religiose, primi fra tutti i protestanti e i massoni, ondata anticattolica alla quale, ? opportuno ricordare, per sete di potere ed ingordigia di allargamenti territoriali ader? il Sovrano di Sardegna violando lo statuto ipocritamente mantenuto in vigore.

A questo punto senza stare a continuare un discorso che sarebbe senza fine data l'enormit? e la complessit?? dell'argomento, non resta che fare una raccomandazione ai signori promotori e firmatari dell'atto societario: "Amici e compatrioti carissimi, riflettete, informatevi meglio, non vi fate prendere da un entusiasmo senza motivo concreto e facciamo in modo di non insultarci pi? tra di noi, casomai?perch? sollecitati e stimolati dalla presenza di uno dei tanti pronipoti (ce ne sono al maschile e al femminile) del gran maestro della massoneria.

Cerchiamo invece di interessarci seriamente delle nostre cose per riconquistare, prima di tutto, quella dignit? di Meridionali ( con la M maiuscola) che ci fu tolta sin da quando fummo definiti "Affricani " e che deve esserci tanto cara.

Infine ancora un commento su un'altra notizia riportata dai quotidiani di oggi 11 giugno (il Mattino e Il Corriere del Mezzogiorno, entrambi di Napoli): nel contesto di un programma di rilancio turistico della provincia di Caserta, promosso dalla locale Camera di Commercio e realizzato dalla Libera Facolt? di Scienze Turistiche, si avranno manifestazioni di carattere storico a Casertavecchia, Aversa, S.Maria C.V., Capua e Teano.

Benissimo, ci si deve dar da fare e le Amministrazioni Comunali devono lavorare!
Gli argomenti che saranno trattati sono tutti di carattere storico ed anche in questa occasione, per quanto riguarda Teano, citt? con un lungo passato risalente ad epoca preromana, non si ? stati capaci di trovare un evento che non fosse il cosiddetto storico incontro tra Garibaldi e Vittorio Emanuele, incontro che porta il nome di Teano ma ? rivendicato anche da Vairano? (la questione non ? stata chiarita): sar??aperto ancora un altro museo garibaldino e del risorgimento e, sfidando il ridicolo, sar? riaperta la taverna dove Garibaldi si sarebbe rifocillato e sar? anche preparata una zuppa particolare che sarebbe stata mangiata dall'eroe.

Ho detto sfidando il ridicolo, ma in effetti si cade nel tragico perch? si continua non solo a celebrare una sconfitta, un momento difficile per l'esercito napoletano, che, ricordiamolo, era il nostro esercito, ma la si celebra glorificando il nemico vittorioso che in quel momento era l'esercito del regno di Sardegna, dato che Vittorio Emanuele era giunto per riscuotere tutte le" cambiali" gi? firmate da Garibaldi e soci per l'aiuto, palese e segreto, ricevuto e aveva gi? messo a riposo l'esercito garibaldino peraltro molto provato dalla battaglia del Volturno combattuta contro i napoletani.

Un'approfondita riflessione, una estesa informazione storica e un senso di rispetto e amore quanto meno per il ricordo di tutti quelli, militari e civili, che fedeli alla loro Patria meridionale la difesero da una ingiusta e proditoria aggressione, ci avrebbe potuto risparmiare questo ulteriore insulto alla nostra memoria storica.

Per doverosa e giusta conoscenza, desidero rendere noto che nei primi giorni di aprile scorso, venuto a conoscenza del programma teanese scrissi una lettera a "il Mattino" di Napoli commentandolo in modo analogo e, chiaramente, con il fine di divulgare il mio pensiero aprendo, se possibile, una discussione in merito, ma il responsabile del giornale, dott.Gargano, inflessibile "guardiano della rivoluzione ", non la pubblic?.

Giovanni Salemi
(indirizzo omissis)
Capua

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