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MONNEZZA, MONNEZZAI E UOMINI DI MONNEZZA

 

Tutti stanno parlando delle conseguenze del mancato smaltimento dei rifiuti della Campania, rimbalzandosi vergognosamente responsabilità ed inadempienze, ma nessuno, opposizioni e vari comitati compresi, ha finora avuto il coraggio, se non le capacità, di parlare delle vere cause che hanno portato all’attuale incredibile situazione.

Circa quindici anni fa la Comunità europea, a seguito di un lungo lavoro di rilevazione basato soprattutto sullo studio orografico del territorio, sul censimento delle industrie inquinanti e della densità abitativa, destinava fondi alle varie regioni italiane per consentire lo sviluppo di impianti per il trattamento dei rifiuti solidi urbani e del loro smaltimento.

Molte regioni, in alcuni casi anticipando parte dei fondi loro assegnati, dapprima hanno individuato con appositi strumenti di urbanizzazione le aree dove realizzare le strutture di trasformazione e, quindi, superate le non poche resistenze locali, hanno proceduto alla costruzione dei termovalorizzatori.

Nel frattempo la regione Campania ricevendo circa 20 miliardi di euro non ha fatto nulla di tutto ciò. Con una politica a dir poco scriteriata, ha continuato a depositare i rifiuti di oltre 500 comuni nelle vecchie discariche, dissipando i fondi europei per creare nuove aree di stoccaggio, che non sono da considerare discariche, per acquistare autotreni speciali per il trasporto fuori regione dei rifiuti, e per pagare lo sversamento dei rifiuti nelle discariche della Germania e di regioni “amiche” che, in tal modo, hanno ricevuto ed investito ulteriori fondi per la realizzazione dei loro termovalorizzatori.

E’ così che gli amministratori campani anno accontentato gli “amici” politicanti delle altre regioni, hanno azzittito gli amici degli amici dei camorristi, e sono riusciti a risparmiare (si fa per dire) un po’ (tanti) di soldi per acquistare automezzi (anche in Germania) ed assumere (anche in Germania) operai a tempo determinato attraverso agenzie di lavoro interinale (politicizzate e sindacalizzate). 

La situazione è degenerata nel momento in cui le “regioni amiche” (soprattutto del nord) hanno chiuso gli accessi dei tir di munnezza, perché ormai non hanno più bisogno dei soldi del Sud, e quando le vecchie discariche campane, come quelle di Pianura, sono diventate ormai colme e stracolme.

E’ in questo modo che Napoli e dintorni si sono così ritrovati senza soldi, senza impianti di smaltimento, senza tempo per costruirli e pieni di rifiuti.

Ora, continuare a scaricare le colpe sulla popolazione disperata e sui comuni che non sanno dove portare i loro rifiuti, significa mentire sapendo di mentire. Le responsabilità gravissime stanno nella politica ed in tutti quegli uomini di munnezza che hanno inferto un gravissimo colpo alla già sofferente economia agricola campana ed all’immagine di una città ulteriormente condannata alla vergogna internazionale.

Queste le vera storia e le conseguenti responsabilità.

La soluzione? Non sta nella nomina di commissari più o meno straordinari, ma in un’unica, semplice azione: imporre alle regioni una volta “amiche” di fare un ulteriore sforzo nel riprendersi i rifiuti in attesa che anche la Campania costruisca i suoi impianti di smaltimento. Tutto qui.

Purtroppo, nel frattempo, niente si fa di concreto ed anche questa vera e propria disgrazia per la nostra Gente sta diventando un grosso affare economico per il nord, considerato il pauroso calo delle vendite dei prodotti agricoli della Campania.

 

Verrà un giorno........, e di questo passo pensiamo che verrà presto.   

 

                  

Cap. Alessandro Romano

 

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