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DOMENICO MONDO, LA SUA ARTE, LE SUE VICENDE, IL SUO PALAZZO

 

Il pittore Domenico Mondo è stato tra le personalità artistiche più rilevanti della Terra di Lavoro durante l’età borbonica. Nato a Capodrise, nel 1723, ereditò dal padre molteplici interessi culturali, che spaziavano dalle rappresentazioni formali alla letteratura metastasiana, versatile fu inoltre la sua passione per la musica. Ma il suo grande amore fu di certo la pittura.

Domenico Mondo fu allievo di Francesco Solimena. Presso il maestro di Solofra apprese il gusto barocco ed il senso dell’estetica “ben composta e di ottima colorazione”. La sua arte fu immediatamente compresa da Luigi Vanvitelli, il quale lo fece entrare nella sua cerchia per la realizzazione di lacune decorazioni per il palazzo borbonico di Caserta. Però nonostante fosse amato da principi ed illustri committenti, la vera fortuna di Mondo cominciò solo nel 1789: quando Ferdinando IV gli offrì l’incarico di condirettore, insieme al tedesco Tischbein, della Real Accademia di Belle Arti di Napoli. Purtroppo la sua pittura per quanto potesse essere squisitamente tardo-barocca, a tratti velatamente rococò, e di semplice grazia, egli non riuscì comunque a conseguire i successi che aveva tanto sperato. Nello stesso ’89 Domenico Mondo non divenne il pittore della corte di Ferdinando IV e Maria Carolina. Questo incarico venne affidato ad un altro tedesco: Jacob Philipp Hackert. La delusione del capodrisano fu tale che lo indusse a scrivere un sonetto per lo smacco ricevuto. Con le seguenti parole egli riuscì ad esprimere la propria amarezza: IL POETA DI CORTE A NIUN SIMILE,

SIRE, IL GIUDIZIO VOSTRO HA SCELTO BENE

MA SE ANCOR VI PIACESSER VARIE SCENE,

RESTI PUR QUEL DI CORTE, IO DI CORTILE.

CH’IO MI CONTENTO COL MIO BASSO STILE

CANTAR A SOLO COME VIENE, VIENE,

LASCIANDO ALTRUI LA GLORIA CHE CONVIENE

E STARMI A UN CANTO, DISPREZZATO E VILE.

Ma il disagio di Domenico Mondo non fu soltanto di tipo professionale, molti suoi dispiaceri vennero provocati da fatti prettamente economici. Difatti, diversi erano i debiti che la Corona borbonica aveva nei suoi confronti, e tanti erano gli arretrati che egli attendeva. Mondo, anche in questa occasione, riuscì a manifestare i propri dissapori attraverso la propria poesia. Ed un altro sonetto fu redatto, questa volta però indirizzato al ministro Bernardo Tanucci.

Lo scritto così recitava:

ASPETTAR PER QUATTRO ANNI LA RISERBA

DI UN AFFAR CHE NON HA CAPO NE’ CODA,

TRATTAR CON UN FISCAL FATTO ALLA MODA

E CON UN ARCHITETTO ANCOR IN ERBA,

STARE A DISAGIO IN VITA AMARA E ACERBA

COLLA SPERANZA SOL DI AVER LA BRODA

MENTRE SI DA’ AI COGLION LA CARNE SODA

E TAL GENTE VEDER GONFIA E SUPERBA.

Dalla lettura di questo componimento si evince che le lamentele del capodrisano non erano rivolte solo all’ex reggente toscano, ma anche al figlio di Vanvitelli, Carlo, il quale dal 1773, dopo la morte del padre, era stato nominato, dal Consiglio d’Amministrazione della Casa borbonica, Real Primo Architetto di Corte.

Tra mille difficoltà e mancate opportunità Domenico Mondo riuscì comunque ad affermare il proprio linguaggio artistico, caratterizzandolo attraverso il recupero della fortunata tradizione barocca napoletana e mediandolo con il naturalismo di Mattia Preti e la pittura illusionista e piacevole di Luca Giordano.

Mondo lavorò sostanzialmente tra Napoli e Caserta; molti sono i dipinti a lui attribuiti e ritrovati nelle tante chiese, nonché presso diversi privati, del napoletano e del casertano. Ma la testimonianza tangibile di questo pittore resta la sua residenza di Capodrise. Questo palazzo è il risultato di una visione architettonica fortemente barocca. Negli ultimi anni tale edificio è stato oggetto di vari interventi di restauro che ne hanno ripristinato, in parte, l’aspetto originario. In esso si sviluppano alcune sale di forma rettangolari, aventi la funzione di ambienti di rappresentanza, in cui è possibile riconoscere l’impianto decorativo che fu realizzato dallo stesso Mondo; altre pitture, invece, caratterizzate da un visibile quadraturismo scenografico sembra siano state eseguite dai fratelli Magri, già in forza presso il real complesso vanvitelliano di Caserta.

Domenica Mondo morì nel 1806, quando a Napoli c’erano i francesi di Giuseppe Bonaparte, fratello di Napoleone; ma ormai la sua pittura, come quella dei suoi coevi come Bardellino, Fischetti e tanti altri, era solo un ricordo del passato. Nuove tendenze affascinavano la moderna nobiltà napoletana, nuovi artisti d’oltralpe fecero la loro fortuna nella capitale partenopea.

Ma questa è un’altra storia…………………

 

 

Luigi Fusco

   

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