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Associazione culturale Neoborbonica
L'orgoglio di essere meridionali

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Risposta alle riflessioni di Del Re PDF Stampa E-mail

Le riflessioni di Francesco del Re sono interessanti e mi toccano da vicino. Di seguito le mie contro-riflessioni, e spero che anche altri vorranno contribuire. 

1) Napoli non è Milano, Napoli è un sistema grippato e sabotato da Milano e dintorni per i noti motivi storici; Milano è ancora quella, di cui scriveva il Foscolo, "lasciva e di evirati cantor allettatrice" è una frenetica cattiva maestra nata corrotta e corruttrice per vocazione; mi auguro che i nostri amici milanesi non siano preda di questa aria malefica. 

A grandi linee sono d'accordo, ma con due importanti distinguo.

Il più importante: nel sistema napoletano grippato da Milano & friends, esiste comunque una consistente parte "indigena napoletana" che volonterosamente lavora per sabotare ogni tentativo di riscatto identitario e per mantenere lo status quo. Come sottolineato più volte in diverse sedi, questi figuri costituiscono i principali nemici dei duosiciliani.

Secondo distinguo: nella disgustosa Milano descritta da Foscolo esiste comunque una parte, purtroppo oggi largamente minoritaria e quotidianamente mortificata, che mantiene alto il vessillo della città di Ambrogio e di Carlo Borromeo, di Beccaria e di Manzoni. Di questa parte, noi duosiciliani emigrati cerchiamo senz'altro l'amicizia. Spero che per questo non saremo tacciati di "essere preda di un'aria malefica".

2) Milano non è il fronte, il fronte dove si deciderà il futuro del Sud è il Sud stesso; un successo della associazione a Sud vale dieci volte lo stesso successo se realizzato a nord. Milano è invece la retrovia dove i reietti disoccupati meridionali trovano ristoro e lavoro, ma troppo spesso i reietti rifocillati dimenticano il sud; ho visto e sentito meridionali parlar male del sud per "farsi ben volere" e per ricambiare "l' ospitalità". I neoborbonici al nord dovrebbero anzitutto limitarsi a impedire questo maleinteso senso della ospitalità ed alimentare l' amore per il sud, che non è cosa scontata fra i nostri emigranti.

Anche su questo punto sono abbastanza d'accordo, ma a patto di non dimenticare che noi umili "reietti disoccupati meridionali emigrati" che abbiamo scoperto la nostra identità duosiciliana, paghiamo questa scoperta a costo di dura frustrazione e senso di impotenza, qui nelle retrovie.

Non c'è alcun dubbio che il futuro del Sud, o meglio: il destino del popolo delle Due Sicilie, lo si decida principalmente nelle Due Sicilie e particolarmente nella Capitale. Ma non mi stancherò mai di lottare contro un certo "spirito isolazionista", che ispirandosi al vecchio grande errore degli ultimi governi borbonici, trascura che la nostra amatissima Patria si trova nondimeno contorniata da altre patrie e da altri popoli. E storicamente, per mille motivi, e soprattutto nei periodi di relativa autonomia politica, abbiamo sempre avuto gli occhi di tutti puntati addosso. Chiudere la porta di casa e chiedere ai vicini di farsi i fatti propri non solo non servirebbe, ma significherebbe perseverare nell'errore fatale.

4) Il nord come un ladro, ha fretta di scappare con la refurtiva di 150 anni di malaunità, il sud derubato non ha alcun motivo di favorire questa fuga; al contrario deve trattenerlo nel tentativo di riappropiarsi del maltolto. Se la unità del 1860, fu il sommo male per il sud, è semplicistico pensare che la secessione  è il sommo bene per il sud. Potrebbe avere senso solo se il sud arrivasse a quell' appuntamento reggendosi sulle proprie gambe, e questo richiede ancora del tempo, al contrario se alla seccessione si arrivasse senza la capacità di autogoverno, cadremmo nel caos e ci ritroveremmo in breve con i caschi blu in casa....  

Pienamente d'accordo su questo punto: solo una strategia di passi progressivi e ben ponderati può essere vincente. La prudenza e il buon senso del Movimento hanno già pagato in termini di maggiore autorevolezza e visibilità rispetto agli altri gruppi e gruppuscoli che gravitano nella galassia meridionalista. Personalmente non vedo ragioni per brusche virate verso rivoluzioni classiste o nazionaliste.

5) La libertà di cui necessita il sud è anzitutto quella economica, che passa per la massima occupazione e la fine della emigrazione. La libertà politica è una conseguenza. 

Ancora d'accordo, e la strategia migliore per ottenere questa libertà di manovra mi pare il progetto della Macroregione europea con tassazione ridotta.

6) Tra i due "blocchi storici" di un nord al suicidio demografico e di un sud in crescita demografica esiste una italia residente a nord fatta di "meticciato italiano", con uno o più nonni emigrati meridionali; tale componente si è fatta finora passivamente cooptare dal nord, per mancanza di una forte attrazione meridionalistica. Eventuali scenari secessionistici o indipendentistici devono tenere conto di tale componente culturale sia per la perdita di consenso a favore del meridionalismo, sia per il rischio di creare una "minoranza  etnica" all' interno di un ipotetico stato del nord.

7) I mezzi di informazione nazionale sono un monopolio padano, provate a chiedere in una edicola del nord il mattino di napoli, difficilmente lo troverete; al contrario troverete ovunque al sud il corriere della sera. Solo la rivoluzione di internet ha permesso ai neoborbonici di uscire dalle catacombe della storia, ma internet da solo non è sufficiente per competere con la carta stampata, ed influenzare il grande pubblico. 

Francamente non mi è chiarissimo ciò che è espresso al punto 6. Mi limito a puntualizzare solo che l'emigrazione meridionale non si è fermata al nord Italia, ma ha investito in larga misura gli Stati europei più ricchi, gli Stati Uniti, l'Argentina, spingendosi fino all'Australia. E, probabilmente, l'attuale concentrazione di mezzi d'informazione italiani nelle mani padane, suggerisce proprio di potenziare il richiamo della patria duosiciliana verso le comunità lontane dalla penisola e che non subiscono l'opprimente e deleteria influenza culturale e mediatica patita dai meridionali che vivono e lavorano nella pianura del Po.

3) Il sud è popolato ancora da troppi "collaborazionisti per la pagnotta", per tentare il cimento di un partito politico meridionale apertamente neoborbonico; non escluderei però una partecipazione dei neoborbonici a titolo personale alle liste civiche dei piccoli comuni, almeno per farsi una esperienza politica sul campo, da far valere poi in tempi migliori per il "partito che verrà" e per iniettare nel territorio i sani germi dell' orgoglio meridionale e dell'autostima sociale. 

Rimango d' accordo con la attuale linea "rivendicazionista e attendista" mostrata dai vertici di Napoli.

Non mi piace nessuno dei due termini.

"Rivendicazionista" sottintende un disimpegno nel concreto, una volontà di godere di diritti ereditati legittimamente e finora negati, ma senza alcuna necessità di progettazione, di "investimento" di quegli interessi una volta che fossero finalmente percepiti. Quasi come se la provvidenza dovesse da sola rimettere tutto a posto.

"Attendista" ha un significato un po' generico. Escludo che sia inteso qui nel senso di mettersi con le braccia incrociate ad aspettare il cadavere del nemico che passa lungo il fiume. Perciò lo collego al punto 3, e quindi alle esperienze politiche locali ma senza impegnarsi ancora a livello nazionale, per farsi le ossa e "iniettare nel territorio i sani germi dell' orgoglio meridionale e dell'autostima sociale", e sottoscrivo.

Mario Bellotti

Comitato Neoborbonico della Lombardia
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