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La politica economica dei Napolitani PDF Stampa E-mail

L' impostazione "napolitana" in politica economica, originale e orgogliosamente autonoma

Invece di impiegare così tanto tempo a studiare la "storia politica" degli staterelli preunitari del Nord Italia, che spesso si riduce a puro pettegolezzo di corte (per quanto elegantissimo o truculento) e non è in alcun modo paragonabile a quella dei grandi Stati europei, le scuole italiane non potrebbero piuttosto approfondire quella del Regno delle Due Sicilie, soprattutto nel suo periodo d'indipendenza politica con i Borbone?

Lodovico Bianchini è stato uno dei numerosi (e ahimé praticamente sconosciuti) importanti economisti e intellettuali politici ottocenteschi del Regno, discepolo dei maestri Vico, Giannone, Filangieri, Genovesi, Tanucci, Galiani e degli altri padri della patria del Settecento.
Oltre ad essere stato membro del Governo, Bianchini fu anche saggista molto prolifico, e questo suo "Principi della scienza del ben vivere sociale e della economia pubblica degli Stati", pubblicato nel 1855, è solo uno dei diversi libri che ha sfornato tra il 1820 e il 1865.
Mi pare estremamente interessante ed ancora attuale: dalla difesa del diritto nazionale all'importanza del commercio, dalla necessità dello sviluppo dell'industria alla salvaguardia dei lavoratori, ma sempre tenendo fermo il valore della proprietà privata e di un'accettabile disuguaglianza economica tra i cittadini.
 
Questo l'incipit:
"Il principale scopo dell'andamento sociale e di ciascuno Stato è riposto nel far sì, che le popolazioni vivessero nel modo più civile, più comodo ed agiato che è possibile, soddisfacendo a' loro onesti bisogni, e contribuendo al bene comune.
Il bene de' popoli vien costituito da un insieme di cause e di effetti che dipende in generale dall'ordine sociale, e nel particolare dall'interno reggimento degli Stati, precipuamente per quanto riguarda ciò che si addimanda pubblica economia; e per l'opposto il loro peggioramento d'ordinario proviene dal non serbarsi le regolari norme, dal manomettere i confacenti sistemi e le utili instituzioni, dal predominio delle fallacie, degli errori e de' riprovevoli eccessi in tutto quello che la divisata economia riflette".
 
E ancora, tragicamente profetico:
"Se troppo l'interesse degl'individui si distacca da quello della corporazione, manca la cooperazione ed il consorzio per comune vantaggio. Spogliate le nazioni delle loro memorie, della potenza del passato, dell'idea di una esistenza propria, esse non esistono che irregolarmente, avvegnaché non può esservi stato presente delle nazioni senza memoria ed attaccamento al passato, né può esservi avvenire quando gli uomini che formano un popolo non hanno comuni principi ed interessi fondamentali."

(È possibile leggere il libro integralmente online o addirittura scaricarlo gratis:
http://books.google.it/books?id=v6wBAAAAQAAJ&pg=PA1&dq=ludovico+bianchini#PPP1,M1)

Questa impostazione "napolitana" in politica economica, fu sicuramente originale e orgogliosamente autonoma da quella delle due superpotenze dell'epoca (almeno fino all'invasione da parte dello "Stato vassallo di Sardegna", debitamente favorita dalle superpotenze di cui sopra, e la fondazione di un "grande Stato vassallo italiano"...): ripercorrere quegli studi, approfondire quei principi e studiarne le applicazioni in quel troppo breve periodo di forte progresso economico che le Due Sicilie ebbero tra il 1830 e il 1860, sia di una rilevanza che va persino al di là di una "dimensione neoborbonica". Credo insomma che abbia piuttosto un carattere e un interesse universali.


Forza e onore,

Mario Bellotti
Comitato Neoborbonico della Lombardia

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