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Associazione culturale Neoborbonica
L'orgoglio di essere meridionali

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Charles Sant'Elia Neoborbonico .. PDF Stampa E-mail
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Duosiciliani d'oltre Oceano : Orgoglio identitario

Vorrei innanzittutto porre i miei piu calorosi saluti a tutti gli amici borbonici che si sono davvero impegnati nella lotta per il riconoscimento non solo della nostra storia ma anche per risolvere i  problemi della mancanza di una conoscenza diffusa di quella nostra storia e cultura, e di offrire una nuova tappa di azione politica e culturale nell’ambito italiano e europeo. 

Vi offro una lettera aperta contenente delle mie povere riflessioni a tutti i soci, che sono frutto delle ultime letture dei temi posti nei messaggi.

 

Io vivo in paese periferico della citta di New York che si chiama New Rochelle.  Il nome di questo paese magari sara’ noto a qualcuno dei nostri compaesani duosiciliani in quanto era da piu di cent’anni un luogo dell’immigrazione campana e calabrese.  La famiglia di madre oriunda di Montefalcione (Avellino) e di San Fili (Cosenza) abitava e lavorava qui dai primi del novecento quando membri della nostra famiglia vennero qui “a catena”, come si diceva.  Da questo fazzoletto di terra vorrei informare i nostri amici in Italia che si offre uno spunto modesto per dimostrare non solo l’orgoglio di essere meridionali ma di portare avanti la nostra cultura e la nostra economia sia quella meridionale sia quella della communita degli emigrati.  Quando mi sono sposato ho deciso di tornare a New Rochelle per tornare alla comunità campana che c’e’ rimasta qui.  Qui abbiamo supermercati italiani pieni di prodotti italiani importati dal Sud. Invece dei soliti panettoni lombardi e colombe venete, abbiamo mostacciuoli di Isernia, biscotti, fichi e sopressate calabresi, caciocavallo e mozzarella dalla Campania ed invece di Barilla ‘e maccarune so’ sempe chill’’e Gragnano o quacche pajese d’’a pruvincia ‘e Campobasso.  Il caffè si chiama Kimbo, Gioia o Torrisi, non Lavazza.  Questo e l’orgoglio e l’impegno della nostra gente raggiunti al massimo.  Qui, nel cuore della verace comunità dell’emigrazione a differenza dei negozi “italiani” nella città di  New York dove entrano solo prodotti da imprese con sede sociale a nord di Roma, la gente compra e consuma ciò che produce il Sud.  Sei anni fa sono andato a trovare un mio zio a Berlino.  Sapete che bella sorpresa che ho avuto nel cuore di Berlino? C’era un paesano calabrese che ha aperto una salumeria e bar italiano che importa simili prodotti ogni settimana!  E’ diventato così di moda che pure i parlamentari tedeschi lo frequentano.  Mi auguro che si faccia la stessa cosa a casa.  Qualche anno fa ho letto che un insegnante di Caserta cercava di insegnare ai suoi alunni le vecchie tradizioni natalizie della Campania, chiedendo ai giovani ed ai loro genitori di non comprare il panettone quell’anno ma di preparare ‘e susamielle e ‘e mustacciuole a casa.  Offro questa testimonianza di speranza e di coraggio per invitare tutta la nostra comunità dovunque sia a partecipare a questa rinascita culturale ed economica.  Compra Sud ed investi Sud: non buttare via le risorse ai nemici del Sud.

L’altra mia modestissima riflessione che offro ai lettori e di approfittare dell’evento dell’Unione Europea.  Adesso e arrivato il momento per rispettare e tutelare la nostra storia e la nostra lingua tramite leggi e/o iniziative per promuoverle a livello europeo forse con mostre, colloqui, e turismo in generale (qui in America per esempio la Campania , la Sicilia e la Puglia vanno molto di moda ultimamente).  Lo sviluppo dell’Unione Europea ha inaugurato una nuova tappa della storia catalana e per altre minoranze del continente. La nostra gente ha bisogno di un riconoscimento del suo patrimonio linguistico.  Sono troppo poche le scuole e le università dove insegnano per esempio la lingua napoletana e la sua letteratura, a causa di una filosofia educativa piena di politica settentrionalista.  Data l’immensa produzione poetica e teatrale di molte parlate del Sud bisogna insegnare e tramandare questa ricchezza ai più giovani.  Io ho studiato “dialettologia” all’università e se ci credete, ho studiato la letteratura napoletana qui a New York!

Dobbiamo essere ognuno di noi portavoce della nostra cultura e cercare di operare in modo che il mondo “italiano” quanto quello “europeo” e fuori sappia chi siamo veramente.  Io mi sono avvicinato alla tematica meridionalista perchè anche qui all’estero l’immagine e il marketing della cultura “italiana” ha ben poco a che fare con la cultura e la storia personale che ho vissuto e che ha vissuto la mia famiglia.  Per me non aveva mai senso celebrare a New York le gesta di Garibaldi. E’ stato lui ed il governo piemontese a spingerci a venire quì, a cacciarci dalle nostre terre.  Per i piu giovani ed i meno informati lui e solo un simbolo di “italianità” che possiamo abbracciare per distinguerci dalla massa degli americani.  Pochi sanno chi erano i re sovrani delle Due Sicilie.  A New York ho comprato una ristampa di un’atlante britannico del 1854 che contiene varie notizie sullo stato attuale dei regni del mondo.  A quella data il tasso di analfabetismo era più elevato al nord e gli esporti e la produzione del Piemonte e dei territori lombardo-veneti austriaci erano inferiori a quegli duosiciliani.  Infatti l’atlante contiene il commento che il buon governo duosiciliano aveva più capacità organizzative a disposizione per gestire l’economia nazionale e per garantire un più alto livello di scolarizzazione alle masse rispetto al caos governativo del nord.  Vedete, non lo dicono soltanto i neoborbonici di oggi, ma in piena epoca “risorgimentale” anche gli stranieri hanno riconosciuto la realtà davanti ai loro occhi.  Perchè questi dati si sono rovesciati?  Sarebbe banale riportare qui tutte le risposte che non sono certamente ignote a voi cari amici.

Dalla presa di posizione culturale, cioè dall’atto affermativo di identificarsi come napoletani o duosiciliani, nasce una presa di posizione politica, almeno per chi ancora abita sul territorio nazionale e quindi potrebbe rettificare tanti aspetti della vita quotidiana anche avvalendosi di mezzi politici.  Per noi figli dell’emigrazione e degli esiliati forse resta solo una decisione culturale e possiamo aiutare la nostra gente tramite il commercio internazionale e in qualità di “ambasciatori” ogni volta che mettiamo in scena I risultati delle ricerche storiche.  Sono d’accordo con Salvator Rosa che ha posto delle domande difficili nella sua comunicazione del 8 maggio.  Ognuno deve indagare la propria storia e la propria cultura per scoprire tutto quello che c’è rimasto da ricavare.  Per quanto mi riguarda, un’associazione culturale serve sempre a porre le domande giuste (e difficili), a spingerci tutti quanti verso la scoperta e/o riscoperta dei fatti.  Bisogna prima individuare il lavoro da fare anche se altri lo completeranno qualche generazione dopo.  Io in quanto tra i più inesperti non oserei suggerire che un’associazione dovesse creare un ramo politico o no.  Io forse faccio parte della schiera dilettantisca in quanto mi piace fare degli approfondimenti personali di storia e diffondere l’apprezzamento della mia cultura soprattutto quando chi non fa parte di essa mi domanda cosa sono le nostre tradizioni e chi governava la terra dei nostri avi e come e quando fu costruito quel palazzo o quell’altro.  Il mio scopo e di promuovere l’apprezzamento ed il riconoscimento e la conservazione del patrimonio enorme che abbiamo.  Per rispondere al Sig. Valitutto, feste e cerimonie che ricordano qualsiasi aspetto di questo patrimonio storico giovano a portare avanti la conoscenza di tale storia nostra nei confronti dei più giovani quanto nei confronti degli stranieri.

Charles Sant'Elia

 

 

 

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