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E io pago! (le spese dello Stato "unitario" "regalatoci" da Garibaldi). PDF Stampa E-mail
Sì, ricordate bene, cari compatrioti. Si tratta della celebre battuta proferita a più riprese da Totò in un suo notissimo film. Solo che nel nostro caso a pronunciarla non è più un ricco quanto avaro esponente della nobiltà, bensì il povero popolo italiano, sul cui groppone viene caricata l'ingrata soma di tributi e balzelli vari che, in casi tutt'altro che infrequenti, servono a mantenere in piedi una pletora di mostruosi apparati capaci di inghiottire vagonate di euro che potrebbero essere destinati a qualcosa di più utile.
Non ci credete?... Ebbene, allora leggete il seguente articolo tratto da "Panorama" del Dicembre 2006:

"Commissioni ministeriali: 73 sono considerate inutili"
di  Donatella Marino                                5/9/2006  
Enti superflui, consulenze, permessi retribuiti. La mappa degli sprechi nella giungla del bilancio. E anche Istat e casalinghe spendono più del necessario
Quando si parla di pubblica amministrazione vale sempre il detto, coniato dall'ex ministro Sabino Cassese, che nulla si distrugge e tutto si conserva. Una giungla, quella del bilancio dello Stato, basti pensare agli ormai 10 mila capitoli di spesa. Panorama ha provato a tracciare una mappa (sicuramente parziale) degli sprechi pubblici. Dagli enti inutili ai contenziosi aperti.
La patata bollente degli enti si rimpalla da 50 anni ed è ora da poco transitata nelle mani del sottosegretario all'Economia, Paolo Cento, che ammette: "È una partita difficile. Ma raggiungere l'obiettivo permetterebbe un risparmio stimato in 600 milioni di euro". Auguri.

Secondo la Relazione sullo stato della liquidazione degli enti, aggiornata a giugno 2006, che Panorama ha potuto sfogliare, ci sono ancora nodi da sciogliere. E qualche paradosso: enti, come la Gestione fuori bilancio bradisismo Napoli che, nonostante siano in liquidazione, hanno "ripreso a svolgere una rilevante attività"; l'Iged, il liquidatore cui è subentrata la Fintecna, che pure non si riesce a dismettere, con relative spese. Fra contenziosi in sospeso, costosi aspetti previdenziali e 58 immobili la cui cessione appare sottostimata, non sarà semplice.
Altra partita quella delle commissioni ministeriali. Il ministro per l'Attuazione del programma, Giulio Santagata, ha chiesto ai ministeri di indicare quelle non essenziali. Delle 665 commissioni censite, 73 sono risultate inutili e 269 in attesa di giudizio.
Le altre 323 sono state dichiarate utili, ma grazie a un emendamento del governo al decreto Bersani non potranno più esistere a tempo indeterminato, andranno valutate dopo tre anni. Il primato di commissioni inutili va alla Sanità (28), seguita dai Beni culturali (12).
Finora non sono state chiuse, speriamo che non valga per loro il teorema Cassese. Secondo il ministro "eliminarle comporterebbe 43 milioni di euro di spese in meno". Sempre aperto il rebus province, già 110. Mentre alcuni ne invocano la soppressione, uno schieramento bipartisan lavora per farle aumentare.
Nonostante i costi: a partire da 50 milioni di euro l'una. Ma è importante valutare anche l'indotto:
 Unioncamere ha stimato in oltre 6 mila le società a capitale pubblico (per restare a quelle registrate alle camere di commercio) nate su input delle amministrazioni locali, dopo il 2001.
Sul fronte incarichi extra nel pubblico impiego, spicca l'aumento del costo per consulenze esterne (più 19,4 per cento), una spesa di poco oltre 1 miliardo di euro, con 13 superconsulenti milionari e un 18,7 per cento che ormai ha instaurato un rapporto continuativo. Sono cresciuti del 4,4 per cento, invece, i compensi per gli incarichi ai dipendenti.
Va pesato il fenomeno dei distacchi nei vari gabinetti ministeriali a ogni cambio di governo: se viene conferito un incarico specifico, tipo segretario particolare, lo stipendio può raddoppiare. Va detto che sono stime al ribasso, un 40 per cento di amministrazioni non comunica correttamente gli incarichi.

L'esperto di previdenza Giuliano Cazzola punta il dito contro gli oltre 21 milioni di permessi retribuiti. Fra cui quelli sindacali, che fra distacchi e permessi incidono per circa 130 milioni di euro. Sottolinea poi il record di 889 comitati da 6 mila componenti dell'Inps.
Bocciato anche il fondo casalinghe che "spende più per sopravvivere che per erogare prestazioni". Il sindacato della ricerca Usi rdb, invece, lamenta gli sprechi dell'Istat: "Ristrutturazioni per 610 mila euro, fra mensa e varchi elettronici, in sedi che devono essere presto dismesse".
È il proliferare delle norme l'anello debole per Raffaele Costa (Fi): "Quando uno stato, per svolgere le sue funzioni deve fondarsi su decine di migliaia di leggi, tutte vigenti e tutte costose, è evidente che per sopprimere l'inutile gli adempimenti sono interminabili". Non ha tutti i torti: proprio per il difficile raccordo fra norme e contratti il contenzioso fra dipendenti e pubblica amministrazione è lievitato al record di 2,4 miliardi di euro.

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