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Multa per dialetto, cos? si offende una lingua PDF Stampa E-mail

 

Articoli e risposta pubblicati su Il Mattino del 21 maggio nella sezione "Ditelo al Mattino" curata dal dott. Pietro Gargano.

 

Gentile dottor Gargano, le scrivo in merito all'articolo sull'iniziativa di una scuola di Pontelatone, in provincia di Caserta, di multare chi parla in dialetto. Alla professoressa Emilia Russo e al dirigente Matarazzo vorrei dire una sola parola: vergogna.

Vergogna perch? ancora una volta ci si ritrova a combattere e tentare di distruggere la nostra cultura e la nostra tradizione. Parlare in dialetto ? reato? Ma di quale dialetto stiamo parlando? Come si pu? ancora parlare di dialetto napoletano quando ? evidentissimo che si tratti di una lingua a tutti gli effetti, e come tale deve essere considerata. I sardi hanno la loro lingua, gli altoatesini pure, ma mi chiedo che apporto hanno dato alla cultura italiana e internazionale, premesso che in ogni caso sono lingue che vanno rispettate? Per decenni, se si parlava all'estero di Italia, veniva subito alla mente Napoli. La musica e la poesia napoletane hanno toccato tutti i Paesi del mondo, e dopo tutto ci? si viene a sapere che una parola napoletana vale 10 centesimi. Assurdo e vergognoso.

Lorenzo Degl'Innocenti - SAN SEBASTIANO AL VESUVIO (NA)

Non sono campano n? sono affezionato alla Campania, ma quando leggo che un'iniziativa contro il dialetto parte addirittura da alcuni ragazzini, mi innervosisco. ? vero che l'italiano ? la lingua nazionale, ma l'Italia ? forse il solo paese dell'Ue in cui i dialetti e le culture popolari sono vivi e non hanno bisogno di essere "resuscitati" con stratagemmi culturali e con invenzioni di tradizioni. ? dunque proprio necessario incentivare una cultura della soppressione di un patrimonio ricco di piacevoli diversit?? A me sembra assurdo. Vivo in Francia, paese "moderno".

Qui i giovani "moderni", estremamente americanizzati e tendenti a una non-cultura "moderna" dell'individualismo, mi appaiono tutti uguali in ogni regione. Spesso qui in Francia la gente riesce solo a determinare in base alla parlata se una persona arriva da nord o da sud. Io nella mia regione, la Lombardia, intuisco dall'accento se una persona arriva da 30 km a sud o da 30 km a nord della mia citt?. Perch? "modernizzarci" anche in questo? Perch? tendere al piattume culturale? Perch? forzare i giovani a non esprimersi nella lingua locale? Incoraggiamo piuttosto lo studio di un italiano variopinto, ricco di inflessioni e termini locali a seconda della provincia in cui si ?.

Andrea Vlacos a.vlacos@tin.it

C'? una vecchia vicinanza fra la lingua degli antichi Romani e Atellani e dei napoletani. Volete un esempio? Un tale, che rinviava sempre una decisione, che faceva? ?Tu staie facenne a "raie a craie"?. E in lingua latina cras significa domani. Dallo stesso cras derivava arrassare cio? allontanare. Un padre che rimproverava un figlio fannullone, facendogli presente che le cose non vanno sempre bene, che diceva? ?Guagli?, nun sempe frilio frolia e i cicorie canteno?.

Da donde viene questo ammonimento? Da un esametro virgiliano: ?Non semper lialia florent et cicade cantant? (?non sempre i gigli fioriscono e le cicale cantano?). E quando un "dominus", cio? un padrone, andava a cena da un amico, si portava dietro uno schiavetto "puerulus", che gli porgeva una catinella e un asciugamano, cio? ?mappa?, affinch? si detergesse le mani, dopo il lauto pranzo, e senza le posate. Ma dopo il banchetto quella "mappa" che diventava? Una "mappina". E sappiamo ora questo vocabolo che significa. Andatelo a sentire in certi quartieri quando avviene un litigio fra certe donnette.

Raffaele Migliaccio - NAPOLI

Evidentemente la difesa della lingua napoletana sta a cuore ai nostri lettori - l'ingegnere Degl'Innocenti ? indignato - e quindi torniamo volentieri sull'argomento. Tra l'altro il signor Migliaccio ci ricorda che il napoletano serve pure a ripassare le lingue antiche, oramai fuori moda nelle nostre scuole, ridotte a una piccola mappa. Ai suoi gustosi esempi ci limitiamo ad aggiungere "pede cata pede", grecismo per indicare uno che procede piano, e "taut" (tauto ossia bara) che in arabo significa sepolcro.

Pietro Gargano

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