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Associazione culturale Neoborbonica
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BASTA! Nuovo Risorgimento e Libertà PDF Stampa E-mail

Carissimi compatrioti,

vi riporto due articoli del mattino del 31/05/2007 che rispecchiano i pensieri che riportiamo nei nostri articoli da tempo e cioè che la politica è vecchia e che ci vogliono azioni di forza per cambiare questo stato che ci sta distruggendo e che con i Borbone stavamo meglio. Serre è stato un esempio. Con la forza del popolo e parte delle istituzioni del luogo neanche l'esercito è bastato a far creare la discarica

Io sono d’accordo con Avano e l’ho sempre detto, siamo tanti ma non uniti. Se tutti quelli che conoscono la verità storica e che si rifanno al periodo borbonico come punto di partenza per il futuro, riuscissero ad unirsi e unire anche tutti quelli che non conoscono la verità, ma hanno i nostri stessi obiettivi e cioè quelli di risolvere i problemi del nostro meridione, saremmo una grande armata, una grande lega sud,una grande coalizione che potrebbe vincere su tutti i fronti.

Unico dubbio : chi ci rappresenterà però? De Crescenzo? Don Carlos? Beppe Grillo? Lombardo?

1) DONATELLA LONGOBARDI «A Scampia ogni quindici persone, uno è pregiudicato. In Parlamento il rapporto è di uno a dieci». Morale? «A Scampia hanno paura di Montecitorio, la vera camorra è lì». Predicatore e provocatore Beppe Grillo non perde occasione per dire la sua in attesa dello show che domenica lo vede protagonista all’Arena Flegrea con il suo spettacolo dei record, «Reset». Un tale record che i posti per la prima data sono andati subito esauriti ed è stato deciso di raddoppiare l’appuntamento, lunedì (i biglietti costano da 20 a 30 euro). Grillo, perché «Reset»? «Perché è venuto il momento di dire basta, resettare. Ormai siamo allo psicodramma, al delirio di una politica in cui quelli che ci hanno portato a questo stato sono lì a chiedersi come si è arrivati a tanto...». Lei da tempo si batte per il cambiamento, che cosa pensa sia necessario? «Cambiare, ma culturalmente. La gente è stanca. La prima cosa che interessa oggi è la qualità della vita, per sé e per i propri figli». E invece? «La politica è vecchia. Vanno fermati: i settantenni e quelli che la pensano in modo vecchio, e delirano, bisogna mandarli a casa. Prendiamo Napoli. «Già. Lo Stato si è sostituito alla criminalità, siamo di fronte a una dolosa, vergognosa svendita del territorio». Si riferisce al problema dei rifiuti? «Non è un problema. È solo un modo vecchio di affrontare la questione. Non ho mai sentito Bassolino o la Iervolino invitare a non produrre i rifiuti. Nessuno parla di riutilizzo, di riciclo. Questa è la battaglia del futuro, bisogna passare dalla produzione al servizio. Una battaglia che si basa sulla conoscenza». Ad esempio? «Quello che per qualcuno è un rifiuto per un altro può essere un materiale da riutilizzare, una fonte energetica. Invece che chiudere le scuole bisognerebbe, ad esempio, vietare la vendita dell’acqua in bottiglie di plastica. Un sindaco può farlo. Il fatto è che non sanno che cos’è un rifiuto, siamo di fronte a prodotti nuovi, i secondi e terzi imballaggi, per esempio. È un incantesimo che va rotto». Da più parti si solleva il problema della camorra... «Ma che camorra! Nessuno lo dice che l’Impregilo pochi mesi fa ha comprato la discarica di Serre? Qua non si capisce che bisogna decrescere invece che crescere, ci parlano ancora di Pil, invece bisogna fare rete, avere accesso alla comunicazione, nuove modalità di ricerca, anche per i rifiuti». Qui a stento si parla di differenziata... «Eppure Napoli potrebbe essere un vero punto di partenza del cambiamento. E pensare che prima dell’Unità si stava benissimo, dopo non ne abbiamo azzeccata una. Pensi che ora la Sardegna vogliono farla diventare strategica per l’attracco delle petroliere, stanno costruendo un tubo largo sei metri che porta il gas da Brindisi a Milano, si parla di treni ad alta velocità, parcheggi, automobili...». E si riparla di nucleare, proprio ieri Veronesi ha dato il suo parere positivo. «Veronesi non lo capisco, vuole vaccinare contro il cancro alla mammella i bambini di nove anni. Ma dove vogliamo arrivare?». Già Grillo, dove si va di questo passo? «Il sistema imploderà da solo. Bisogna che siano i cittadini ad amministrare le città, non i partiti. La democrazia partecipativa si ricostruisce dal basso. Il Parlamento così com’è non serve, è una fogna. Con i Borbone stavamo meglio».

2) SALVO SAPIO « Si tratta di un’armata Brancaleone che mostra solo l’incapacità di stilare un progetto politico di ampio respiro. La crisi è evidente». Fassino, tra le altre cose, ha spiegato che per il voto del Nord il centrosinistra è stato penalizzato dalle immagini dell’emergenza rifiuti in Campania. «Non mi sembra non si possa non condividere quest’analisi. La sconfitta elettorale al settentrione ha certamente altri elementi di fondo ma l’impatto che certe immagini hanno avuto è innegabile. I cittadini del Nord si sono trovati di fronte a situazioni da terzo mondo; comprensibile lo sconcerto di chi vive in Lombardia o Veneto e, quindi, la sfiducia rispetto a chi governa il paese. Il distacco che c’è sempre stato è divenuto ancora più profondo». Un processo irreversibile? «Le differenze sono radicali ormai da anni. Piuttosto va esaminato quello che ha affermato Fassino proprio in termini politici. Se ha voluto sottolineare semplicemente un dato di fatto è innegabile che sia tutto vero. Se, al contrario, ha voluto scaricare sui politici del sud delle responsabilità penso non sia ammissibile». Oggi torna di moda parlare della “questione settentrionale”. «Il disagio del Nord, nelle forme che vengono evidenziate in questi giorni, dura almeno da dieci anni. Il collante nazionale non c’è più e l’Italia si divide sempre più. I rifiuti sono l’emblema di questa nazione spaccata a metà». Giusto accusare il governo? «C’è una chiara incapacità di governare. Tanti gli alibi che vengono proposti ma rispetto proprio a questa divisione del paese non ci sono risposte». Eppure la Campania che non ha risposte, che è sepolta di rifiuti non ha condannato il centrosinistra con il voto amministrativo. «Nella nostra regione si è votato poco e in centri non sempre significativi dal punto di vista politico. C’è, piuttosto, un dato da evidenziare: la rivoluzione elettorale non c’è più. C’è una partecipazione alla vita democratica stanca e rassegnata». In Campania le più importanti istituzioni sono in mano al centrosinistra. Possibile non ci sia stata la voglia di dare un segnale? «L’opinione pubblica è stufa. Non ha più fiducia e questo si trasforma, appunto, in stanchezza e rassegnazione. Credo che, prima o poi, accadrà qualcosa che cambierà in maniera radicale questo atteggiamento». Cosa emerge dal voto di domenica? «Colpisce che il centrosinistra sia una coalizione profondamente divisa e, soprattutto, senza risposte. Si procede senza strategie». Se il governo dovrà dare risposte al Nord cambierà rotta anche rispetto al Sud? «Dovrà fare qualcosa ma non hanno idea di cosa fare. C’è incapacità a stilare un progetto politico».

 

Mie Conclusioni

Che sia di destra, di sinistra o al centro questa politica è vecchia e va cambiata. In 10 anni di autonomia senza camorra e sfruttando le immense risorse che abbiamo, ritorneremmo ad essere una potenza europea e sicuramente non perderemmo più nessuna occasione, dalla coppa america a disneyland all’ EXPO ecc.ecc.

Tre risorse su tutte :

Turismo – Agricoltura e Industrie

Sempre con fierezza e onore

Saluti

Alessandro

 

 

 

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