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Associazione culturale Neoborbonica
L'orgoglio di essere meridionali

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Home arrow Le tue lettere arrow Le tue lettere arrow Chi ama il tricolore non conosce il vero orgoglio di patria

Chi ama il tricolore non conosce il vero orgoglio di patria PDF Stampa E-mail

Quanti sanno cosa fu davvero il Regno delle Due Sicilie? Quanti ne sono legittimamente orgogliosi? La risposta è: pochissimi, scandalosamente pochi. La maggior parte dei meridionali ignora e/o disprezza il proprio passato; la quasi totalità dei tosco-padani lo irride.

E perché mai?
I toscani possono conoscere lo splendore della Firenze quattrocentesca senza problemi o censure. I veneziani sanno di essere stati potenza mondiale per qualche secolo, e nessuno si sogna di sporcare questa memoria. Altri "connazionali" (tra virgolette, perché l'esistenza di un'autentica nazione italiana è AMMESSA E NON CONCESSA) addirittura sopravvalutano il passato pre-unitario delle loro regioni, e ancora nessuno si sogna di storcere il naso per questo.

Quando però  si arriva all'unico grande Stato italiano, che tra il Sette e l'Ottocento, particolarmente tra il 1830 e il 1860, meritò un'indiscussa leadership nella penisola, e divenne baluardo della civiltà italiana all'estero, ecco che le cose cambiano, la terra scompare da sotto i piedi, e al solo sentir pronunciare il famigerato aggettivo BORBONICO chi si straccia le vesti di qua, chi sorride malizioso di là...
E i meridionali, a causa di questo trattamento da fratellastri d'Italia, sono portati inconsciamente a FARSI ADOTTARE dalla patria italiana, perché si sentono liberati dal fardello di un passato indesiderabile.
Prima di Garibaldi, il deserto!

Mi corregga se sbaglio, prof. Reitano.

Ora lei parla di Bronte (mi permetta: del tutto a sproposito, i contadini trucidati da Bixio non nobilitano certo il tricolore!), dell'ingenuità di figli del Sud cresciuti nella miseria e nell'emarginazione, o peggio nell'abbandono forzato di terra e radici, e del sangue versato nelle guerre mondiali.
Ma lei davvero ritiene, in tutta sincerità, che il tricolore (al di là di un sentimento patriottico che però risale a molto prima del re SaBoia, e che costituisce un'eredità culturale propria dei meridionali, e invece non a caso quasi del tutto assente nei settentrionali, i quali non hanno mai potuto sperimentarla in un passato segnato da violente faziosità e inutili particolarismi) rappresenti una bandiera di LIBERTÀ?
O non, piuttosto, di servitù culturale, di sottomissione?

E poi, se vogliamo affrontare l'UNICO motivo di imbarazzo nel rinnegare questo Stato "risorgimentale", e cioé il sangue versato nel Novecento dai nostri avi per difenderlo, (e sorvolando per un attimo invece su tutto il sangue versato per difendere le Due Sicilie dall'invasore piemontese) io non credo proprio che da lassù abbiano qualcosa da ridire nel vederci lavorare e combattere per affermare la verità storica, fonte di un legittimo orgoglio che ad essi non fu concesso di provare!

Cordialità,
Mario Bellotti

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