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Associazione culturale Neoborbonica
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Come un novello 1861 i piemontesi impongono le loro regole PDF Stampa E-mail

Da quando l’uomo ha sentito l’esigenza di scambiare animali e merci con altri uomini, ha dovuto creare una contropartita per regolare i propri commerci. La prima forma di scambio consisteva nel baratto delle merci, quantificando unità di prodotti con simili valori per regolarne l’acquisto e la vendita. Successivamente il sistema del baratto è stato rimpiazzato dalla monetazione, che ha permesso un più agevole e ponderale scambio. Il commercio delle merci, ha prodotto nel tempo l’esigenza di investimenti monetari adeguati, per la produzione, il trasporto, lo stoccaggio e la commercializzazione, prima ancora di poter riscuotere il giusto profitto. Quando il ciclo funziona perfettamente non si generano problemi, proviamo ad immaginare, però, cosa succedeva al contadino, che perdeva l’unico animale da latte o da trasporto o che perdeva parte del raccolto annuale per eventi atmosferici o altro.  In questi casi il sostentamento della famiglia, in special modo nelle classi sociali meno abbienti, richiedeva il ricorso ad una forma creditizia che spesso era rappresentato dall’usura, ovvero danaro concesso a fronte di elevati interessi, accettati  per l’impellente necessità. Questa forma di finanziamento, purtroppo praticato ancor oggi, “strozza” il richiedente talvolta fino alla perdita completa dell’attività e dei beni personali per gli elevati interessi richiesti. Per alleviare le difficoltà creditizie a carico delle classi sociali più basse della popolazione e contrastare l’usura, già nel periodo che va tra il XVI e il XVII secolo videro la luce numerosi Banchi pubblici che perseguivano il  prestito su pegno senza interessi. Questi Banchi costituivano un valido aiuto per quanti in difficoltà finanziarie, non potevano permettersi prestiti ad interessi elevati. Nel 1539 con il probabile patrocinio della chiesa napoletana, infatti, vescovo di Napoli a quel tempo era Giovanni Pietro Carafa, che diventerà Papa con il nome di “Paolo IV”, due Nobili napoletani Aurelio Paparo e Leonardo Palma, fondarono a Napoli il sacro Monte di Pietà che ebbe sede dapprima presso l'abitazione di Leonardo di Palma, successivamente presso l'ospizio dei trovatelli della "Santissima Annunziata" ed infine presso il palazzo Carafa in via San Biagio dei Librai, oggi sede della “Cappella del Monte di Pietà” elegante contenitore di varie e preziose opere d'arte. Questo Banco rappresenta certamente la “Pietra Miliare” della nascita del Banco di Napoli. Successivamente nacquero a Napoli altri sette banchi: il Banco Ave Gratia Plena o della Santissima Annunziata (1587); il Banco di Santa Maria del Popolo (1589); il Banco dello Spirito Santo (1590); il Banco di Sant'Eligio (1592); il Banco di San Giacomo e Vittoria (1597); il Sacro Monte e Banco dei Poveri (1600);il Banco del Santissimo Salvatore (1640). Nel 1794, Ferdinando IV di Borbone riunì gli otto pubblici banchi in un unico Banco Nazionale di Napoli, mentre nel 1809, durante la parentesi giacobina, il Banco assunse il nome di  Banco Nazionale delle due Sicilie a seguito della fusione con il  Banco di Corte. Tale denominazione cambierà con l’avvento dei piemontesi nell’Italia post unitaria, assumendo la denominazione di Banco di Napoli. Tuttavia dopo travagliate ed alterne vicende, dal 2003 l’istituto bancario finisce nelle mani del gruppo sanpaolo di torino assumendo l’attuale definizione Sanpaolo Banco di Napoli S.p.A. riducendo nel contempo la propria sfera d’azione alle sole regioni meridionali di Campania, Puglia, Basilicata e Calabria.

Fin qui è storia, mi preme, però, anche raccontare un’altra storia, ovvero una piccola grande storia di abusi nei confronti di quanti usufruiscono dei servizi dell’odierno san paolo banco di Napoli. Nella filiale di piazza della seta del san paolo banco di Napoli, in spregio a leggi dello stato che tutelano i cittadini con apposite norme sul diritto alla Privacy costringono i clienti, previo ammonimento di mancata esecuzione delle operazioni richieste, a fornire senza alcuna garanzia, oltre alla documentazione necessaria e funzionale allo svolgimento dell’operazione richiesta, il consenso al trattamento dei dati personali da divulgare a qualsivoglia società anche esterna al gruppo che ne facesse richiesta. In occasione di ogni operazione,infatti, presentano al cliente un foglio già prestampato per l’obbligatoria concessione del consenso senza possibilità alcuna di poterlo variare. Di quanto esposto ne sono stato testimone in prima persona, al diniego di una cliente del rilascio dei consensi non funzionali all’esecuzione di un cambio assegno, l’impiegata si è categoricamente rifiutata di eseguire l’operazione, in quanto la prassi è stata imposta in automatico dalla sede di torino. "Cagnano l’epoca, cagnano e persone ma nun cagna mai niente si nun aizamm’ a capa"

Carmine Posillipo

Movimento Neoborbonico Terra di Lavoro 

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