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L’Ordine ritrovato torna alla luce giornale borbonico PDF Stampa E-mail

Carissimi compatrioti,

vi allego l'articolo presente sul mattino del 12/05/2007

Donatella Trotta Una doppia chicca. Per gli studiosi del periodo borbonico, ma anche per gli esperti di Francesco Mastriani: che scopriranno tra l’altro nuovi inesplorati aspetti del fluviale scrittore, drammaturgo e giornalista napoletano (1819-1891), autore di oltre 900 titoli. L’Emeroteca-Biblioteca Vincenzo Tucci, nata cent’anni fa, ha messo a segno un nuovo ”colpaccio”: l’acquisizione, da uno degli eredi di Floriano Del Secolo, di quattro annate (pressoché complete, tranne qualche numero del 1851) del quotidiano borbonico napoletano «L’Ordine» (1850-1853), di cui non era rimasta traccia in nessuna biblioteca napoletana (lo cita, ma senza essere riuscito mai a vederlo, Lorenzo Rocco nel suo saggio sulla Stampa periodica napoletana delle rivoluzioni, nel «Bollettino del Bibliofilo» di 89 anni fa). Una testata nata il 10 aprile 1850 per volontà di Ferdinando II, già fautore di altre iniziative editoriali (come l’«Araldo» e la «Sentinella», o «Il Tempo»), allineate ai dettami borbonici con l’intento di contrastare la manifesta ostilità di molti quotidiani, soprattutto di Torino e di Genova, al regime monarchico nella stagione dei fermenti liberali preunitari. Il presidente della Tucci, Salvatore Maffei, ne ha dato notizia durante la visita del ministro per le Riforme e le innovazioni Luigi Nicolais, accompagnato dal presidente dell’Ordine dei giornalisti campani Ermanno Corsi, ieri pomeriggio nella sede dell’Emeroteca nel Palazzo delle Poste. Visita ufficiale ad un gioiello della memoria storica: «La Regione Campania dovrebbe guardare con più attenzione alla Tucci; quanto più ci muoviamo verso l’innovazione tecnologica, tanto più dobbiamo tutelare la ricchezza della nostra storia e coniugare competenze tecnologiche e tradizione», ha detto il ministro, che si è impegnato a coinvolgere il vicepremier Rutelli e il governatore Bassolino per un sostegno permanente della storica Emeroteca napoletana. La quale, per l’occasione, ha allestito una mostra di rare testate italiane ed europee, selezione di una cinquantina delle oltre 200 in possesso esclusivo della Tucci e inesistenti in altre biblioteche italiane: dal 1692 («Nouvelles de divers endroits»), attraverso il XVIII e XIX secolo (con rarità come il settimanale «I morti giudici dei vivi», del 1789, gli splendidi «La Lune» del 1867 e «La Lune Rousse» del 1876, con grafica del grande Gill, «Lo Scorticatore», giornale politico umoristico del 1864), fino al Novecento: con l’unico numero uscito, nel gennaio 1944, del periodico «Latitudine», diretto da Massimo Caprara e poi sospeso nelle pubblicazioni dal Pci (una copia è in possesso anche del capo dello Stato Giorgio Napolitano, tra i collaboratori di «Latitudine»). Ma tornando all’«Ordine», giornale «politico, letterario» di quattro pagine (bianche e, dal 26 gennaio 1853, azzurrine), stampato dallo Stabilimento tipografico del Poliorama in vicoletto Mezzocannone 4 e affidato dal Re al terribile prefetto di polizia Gaetano Peccheneda, acerrimo nemico di Nicola Nisco - con la ”supervisione” censoria di Giovanni Marinucci e del canonico Luigi Bartolomucci -, aveva a capo della redazione Domenico Anzelmi, il giornalista-scrittore più servile del Regno. Corsi e ricorsi storici: dopo la morte del Peccheneda, il giornale uscì a singhiozzo cessando di esistere il 26 gennaio 1853. Una lettura istruttiva e ancora attuale.

Forza e onore

Saluti

Alessandro

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