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APPUNTI DI VIAGGIO NELLA CRISI DEI RIFIUTI- Pasquale Costagliola PDF Stampa E-mail

 

Quando la crisi dei rifiuti cominciò ad assumere la piega autoritaria che si identifica nel volto di Bertolaso che come una matriosca contiene Prodi e Bassolino, fummo facili profeti nell’annunciare una stagione di rivolte. Una jacquerie dell’immondizia che si sta spandendo per tutta la Campania dai contrafforti degli Alburni lungo le rive del Sele fino a Caserta. La gente esasperata sta scendendo in piazza come non si faceva da tempo contro i rappresentanti di un’autorità che mostra il volto duro dell’oppressione ovattato per necessità d’immagine da un guanto di pseudo politicamente corretto. Non è mio costume parlare del personale ma l’esperienza per quanto certamente parziale che ho avuto modo di incamerare in questi giorni e con queste vicende va sicuramente condivisa. Ho iniziato a parlare della questione rifiuti da tempo nell’ambito degli interessi della associazione di cui sono parte, ma quanto avevamo preconizzato in termini sociali e più largamente politici si sta verificando. Sono stato a Serre dove in maniera piuttosto spontaneistica si è creata anche una solidarietà con Caserta. Ho visto l’afflato ed il riconoscimento fraterno della gente della zona per l’aiuto simbolico che noi sventurati de Lo Uttaro abbiamo portato su quelle colline in fiore. Grazie a gente lontana mille miglia metaforiche dalle nostre concezioni ho avuto modo di inserirmi e coinvolgermi in un processo che ha tutte le connotazioni della nostra analisi. Il Sud colonia è una realtà causata  dalle collusioni con il potere industriale del Nord di una classe dirigente lontana dalle sue popolazioni. Tutte le congerie ideologiche vengono a cadere, la sinistra di governo ha perso ogni velleità ma soprattutto ogni credibilità popolare. Tra la gente serpeggia un sentimento di insofferenza per chi ha tradito la fiducia  e i mandati elettorali. C’è un diffusissimo malcontento che porta a negare ogni equilibrio consolidato di potere ed anche ideologico. Sulle ingloriose barricate dell’immondizia sta cadendo un sistema politico ed una ideologia considerati inossidabili. Ho visto deputati diessini e comunisti venir fischiati mentre gente malediva Pecoraio. Gli avvenimenti però si accavallano e ci sorpassano, la gente ha bisogno di sostegni, riferimenti. Lo spontaneismo dei comitati è ammirevole ed è quello più realistico ma nel contempo c’è di mezzo qualche refuso della politica. Una sopravvivenza spuria delle incrostazioni ideologizzate si è frapposta a questa tensione popolare fatta di una rete di micromovimenti che ha elaborato una teoria dei rifiuti in chiave ideologizzata anche se con un certo abile mimetismo. Il merito di questa gente è la costanza di presenza che non li fa demordere da iniziative. Sono attrezzati in qualche modo culturalmente per questa lotta e pur non essendo moltissimi sopperiscono con la loro ultrattività e con l’esperienza politica  che li ha rodati.

Per quanto riguarda le scelte controcorrente rispetto a questo sistema di rappresentazione della realtà, vi è la necessità assoluta di militare contro l’oppressione dei rifiuti, un fatto che  comporta anche il sacrificio di mescolarsi, lavorare e vivere a fianco di mondi opposti al nostro. In questi giorni febbrili ho condiviso momenti ed iniziative con ambiti che non pensavo di frequentare, lo stesso dicasi sicuramente per la controparte. In realtà come ho potuto dire a qualche amico del movimento non ho voluto lasciare il campo in un momento così importante e malgrado la debolezza di una realtà identitaria si deve essere presenti.  Certamente vi sono i rischi di convivere nel velleitarismo intellettualistico di certa sinistra,  ad essere confusi con l’assemblearismo che la gente oramai ha imparato a disprezzare, il nullismo di certo pensiero radicalchic. Tutto questo è indubbiamente il peso di una presenza necessaria, in un fronte articolato dove comitati spontanei e popolari si affiancano a vecchie cariatidi della gauche eterna. Ma ripeto la gente a volte per riflesso condizionato s’avvicina agli “esperti” dell’ambiente per avere lumi e guide. La sinistra che ha perso tanto, non ha il coraggio ne guide per il popolo ma ha ancora la saccenza e per la persistenza degli aggregati continua ad essere considerata un centro di “riferimento”. Una posizione di rendita che si conferma nel deserto di iniziative sul campo.    Caserta mostra tutta la crisi di questo fenomeno, dove il peso insostenibile delle associazioni più o meno targate, esclude per molti versi l’incontro popolare. La via tecnicistica ed assembleare ha indubbiamente rappresentato qualcosa rispetto al vuoto pneumatico del momento. Lo scenario casertano non aveva nulla da offrire in alternativa se non il comitato che si è costituito ma oggi, a chi è più avveduto, appare evidente l’impasse formidabile che si para avanti all’associazionismo. Il dialogo della gente non può essere interfacciato da intellettuali e preti operai. Il linguaggio da sistema specifico, una  vera lingua codificata fa da corollario ad un atteggiamento  pseudoelitario, non riesce ad aprire  varchi nella comunità. Quando si aprono spiragli vengono chiusi per paura o insipienza. I tecnici vogliono essere soli e non amano il “sudore delle ascelle “, paradosso di una sinistra nobiliare.

In tutto questo però non va buttato a mare quanto di buono affiora, al di là delle ideologie traspare un sentimento comune che lega alla propria Patria, quella vera. La terra nostra è quella che calpestiamo tutti i giorni e che ci appartiene e che qualcuno vuole barattare per soldi e potere. Ho condiviso momenti di tensione e fatica con gente che si proclama comunista, sono stata spalla a spalla con guevaristi e sanculotti mentre la polizia era di fronte. Certo la gente senza ideologie è preferita con il loro sano realismo e con la forza di chi non crede alle ideologie ma anche questi militanti perduti nei loro sogni di sezione di periferia a volte commuovono. Per loro è l’eterna resistenza ad un usurpatore che combattono e se sono gente della base non sono malvagi. A volte non collimano affatto con le fisime borghesi dei  contratti matrimonial omossessuali dei dico e sono stufi delle castronerie filo immigrazioni ma continuano a venerare gli dei morti e sepolti del comunismo.

Altro discorso meritano i preti del pauperismo come Zanotelli ed i suoi confratelli non solo comboniani. Hanno grande coraggio ed una fede enorme ma anch’essi si perdono nel dogmatismo certamente meno astratto dei compagni. Alcune tesi sono condivisibili soprattutto contro il neoliberismo che sfrutta il pianeta ed esclude tanta gente dai servizi essenziali come l’acqua.

La visione ecumenica e globalizzante ci divide.

Queste sono le impressioni di un viaggio ancora in itinere in una realtà che è a fianco a noi o in cui noi stessi viviamo e che merita altri ed ulteriori approfondimenti che spero interessino agli amici che vogliono vedere oltre per poter fare se non oggi quanto prima se ne renderanno propizie le occasioni.

  Pasquale Costagliola

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