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Raccolta differenziata? La inventarono i Borbone PDF Stampa E-mail

Carissimi compatrioti,

Come ho già detto in tanti altri articoli, spiegando ed esprimendo le mie opinioni su come stiamo rovinati al sud, voglio soffermarmi in questo momento sull'immondizia che abbonda nelle strade. La camorra vuole farne da padrona, "A munnezz e ricchezz". Vengono incendiati cassonetti e autocarri dell'ASIA. Il popolo cerca di bloccare l'apertura di una nuova discarica a Serre, però non si va a palazzo san Giacomo a prendere la Iervolino e farla fare testa e bancone insieme a Bassolino e al povero Bertolaso. Non si riesce da 14 anni a risolvere questo problema e siamo in piena emergenza. Si brucia l'immondizia per le strade e poi la popolazione insorge sulla costruzione di un inceneritore perchè si pensa che fa male. Insomma la solita sceneggiata napoletana dove invece di risolvere i problemi, si cade nell'assurdo. Chi ci comanda o è incompetente o no so chè cos'è. Non posso pensare che in altre città le cose devono funzionare e da noi invece e tutto impossibile. Ma non è stato sempre così.

Si parla tanto di raccolta differenziata.

La raccolta differenziata dell'immondizia fu inventata dai Borbone.

La raccolta differenziata dei rifiuti è utile e obbligatoria, e i Comuni inadempienti (ancorchè per colpa degli abitanti) possono essere penalizzati finanziariamente. Non si pensi, tuttavia, che queste sagge norme costituiscano una novità. Nel Regno delle Due Sicilie, infatti, ci avevano già pensato le autorità borboniche circa due secoli fa. Il presidente della San Domenico Vetraria, Luigi Iervolino, mostra un decreto del 3 maggio 1832, a firma del prefetto di polizia di Napoli Gennaro Piscopo, che in dodici articoli analizza l'intera situazione igienica, comminado pene finanche detentive per i trasgressori. Anzitutto «l'obbligo di far ispazzare la estensione di strada corrispondente ai davanti della rispettiva abitazione, bottega, cortile, ecc.». I rifiuti, o come si esprime il decreto, «le immondezze» dovevano essere prelevate «nelle ore mattutine e trasportate fuori città ne' siti che verranno destinati». Particolare attenzione ponevano le autorità al corretto comportamento delle lavandaie: «Dovranno recarsi ne' locali a Santa Maria in Portico, dove per comodo pubblico trovasi tutto ciò che necessita». E questo perchè «è espressamente vietato lavare o spandere panni lungo le strade abitate». Le norme erano in vigore in tutti i comuni, e il bando borbonico si sofferma su quella che oggi chiamiamo raccolta differenziata: «Usando l'avvertenza di ammonticchiarsi le immondezze e di separarne tutt'i frantumi di cristallo o di vetro, riponendoli in un cumulo a parte».

Sempre con fierezza e onore

Saluti

Alessandro

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