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Non c’è legge che tenga per i meridios. PDF Stampa E-mail

La battaglia de Lo Uttaro è persa 

Lo Uttaro è stato preso da Bertolaso con una vera e propria operazione militare e  con grande dispiegamento di forze. Alle cinque del mattino un contingente di carabinieri, polizia di stato e finanzieri ha conquistato manu militari l’area. Tutta la zona era circondata dagli agenti in assetto antisommossa appoggiati da defender blindati. Nulla è stato lasciato al caso sono state portate persino le autoambulanze per i feriti.  Tanto spiegamento per un gruppo di venticinque uomini e donne che presidiava pacificamente di notte la discarica intorno al falò. Uomini e donne  che avevano scelto di proclamare i propri diritti senza violenza.

 Per giorni una coalizione di cittadini, associazioni e partiti ha difeso  il sito più inquinato d’Italia dopo Seveso, stazionando tra miasmi infernali, montagne di immondizia e polvere. Il presidio eretto  in origine dai giovani comunisti era diventato l’avamposto di tutti senza distinguo politici in una terra desolata. Questo spettrale non luogo  è riuscito tuttavia a rendersi stranamente familiare come un cortile di casa. Tutti insieme,  giovani di sinistra e vecchi di destra, ambientalisti e casalinghe, preti e laici,  con tensioni e paure l’hanno difeso vegliando la notte e stendendosi per terra contro i camions in una riedizione casertana della foto di Tien A Men. Dal paradossale quartiere generale fatto di rifiuti una libera  compagnia di cittadini di Caserta, S.Marco, S.Nicola  e Maddaloni ha deciso di sfidare i signori dell’immondizia ed i loro sgherri. 

Una speranza di libertà agitata malgrado l’isolamento che si è voluto stendere contro i dissidenti da una propaganda di regime, una verità  finita sotto gli anfibi dei celerini che hanno travolto con la forza i nostri gazebo ed aperto il varco ai fetidi TIR dell’ACSA CE3. Una sequela infinita di trasporti di materiale puzzolente si è diretto nella discarica senza essere sottoposto ad alcun controllo, senza essere pesato, senza sigilli, con il percolato che colava.

Tutto questo in un cantiere ancora da mettere in sicurezza e considerando carta straccia lo stesso protocollo tanto vantato dal sindaco Petteruti.

I nostri peggiori incubi si stanno concretizzando, mentre la discarica Mastropietro si riempie di rifiuti il generale Bertolaso requisisce un'altra cava, la Mastroianni, a pochi metri per fare un altro immondezzaio. Il commissario ha parlato con lingua biforcuta e non tiene fede ad alcun patto. Caserta è una riserva indiana dove scaricare tutta la schifezza del mondo e non c’è legge che tenga  per i meridios.

Pasquale Costagliola 

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