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Associazione culturale Neoborbonica
L'orgoglio di essere meridionali

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Home arrow Le tue lettere arrow Le tue lettere arrow Secondo Sofri siamo "un popolo cattivo"...

Secondo Sofri siamo "un popolo cattivo"... PDF Stampa E-mail

Non di rado mi sento chiedere ed obiettare: "Ma perché, così giovane, ti impegni in una battaglia di retroguardia come quella neoborbonica? Che importa dei Borboni (sic) e delle Due Sicilie: ora che abbiamo la patria italiana dobbiamo impegnarci tutt'al più per migliorare questa!"

A 32 anni, in effetti, non vivo nè di nostalgie nè di ambizioni di "ritornare al passato". Ma da quando sono un "uomo nuovo" (come hanno egregiamente descritto questa condizione dell'animo Davide Cristaldi e Luca Longo nelle loro lettere) ho maturato uno strano sentimento snobistico e per quanto mi sforzi non riesco più a "diluirmi" nella moderna italianità. Per quanto sia molto interessato alla politica, le finte barricate tra destra e sinistra non arrivano ad appassionarmi, le "battaglie di civiltà" dei radicali mi paiono solo i patetici strumenti politici post-moderni della massoneria anticlericale (la stessa che a suo tempo tanto si adoperò per denunciare prima e distruggere poi le Due Sicilie "negazione di Dio fatta sistema"), "la laboriosa gente del nord e la sfaticata gente del sud" mi pare un concetto non solo sbagliato ma indegno di una civiltà che si vanta di un'eredità culturale gloriosa, che ha in realtà ormai largamente dissipato.

Per esempio, dal mio snobistico eremo, ritengo che uno come Adriano Sofri proprio non ce le abbia le carte in regola per essere accolto come "maitre a penser" e ascoltato come fustigatore di costumi e depositario di una qualche forma di saggezza.

Se ritenete, date un'occhiata all'ultimo articolo partorito da questo nostro intellettuale italiano moderno, così brillantemente politically correct (non ricordo più chi disse che ogni società ha gli intellettuali che si merita):
http://www.repubblica.it/2007/04/sezioni/cronaca/italia-incattivita/comme-sofri/comme-sofri.html

Ma non è tanto l'opinione del brigatista-guru che mi scandalizzi, quanto la "dotta risposta" che riceve, sempre dalle colonne dell'illustre Repubblica, dall'illuminato Giuseppe D'Avanzo, che pontifica che "L'Italia è stata sempre cattiva, cattivissima, feroce", riportando l'amabile storiella:
A Napoli l'invincibilità del risentimento italico ha addirittura una sua storiellina molto popolare. Uno straccione viene chiamato a Palazzo Reale e si vede offrire dal Re Borbone qualsiasi cosa desideri a condizione che un altro straccione, suo acerrimo nemico, ottenga il doppio. Il lazzaro fortunato ci pensa su, ci ripensa e poi, con un sorriso compiaciuto, sbotta contento: "Maestà, fatemi cieco a un occhio!"

Per gustare interamente la dotta risposta di questo pozzo di scienza d'avanzo...
http://www.repubblica.it/2007/04/sezioni/cronaca/italia-incattivita/italia-incattivita/italia-incattivita.html


Comunque, tornando a cose un po' più serie e costruttive, la risposta che di solito fornisco a chi si preoccupa che il mio impegno si disperda in inutili rivoli nostalgici è la seguente:
La patria duosiciliana è un modello positivo e già realizzato (aspetto da non sottovalutare...) a cui ispirarsi e da cui trarre linfa vitale. Recuperare questo modello dal passato è uno sforzo necessario, in quanto di questi tempi non scorgo nessuna valida e veritiera alternativa e ogni iniziativa civica, anche quando non palesemente in malafede, risulta sempre viziata da una fuorviante prospettiva di ignoranza e presunzione. Tutto qua.

Mario Bellotti

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