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La dinastia: Ferdinando II PDF Stampa E-mail

Ferdinando II - Stupor Mundi

Agevolazioni fiscali rendono il Re amato dal popolo che viene da lui personalmente visitato, anche informalmente, per conoscerne i bisogni e migliorarne soprattutto l'igiene per le epidemie correnti in maniera quasi inarrestabile negli altri paesi.

Succede al padre Franceso nel 1830. Coerente con il carattere espresso già nella prima giovinezza, il giovane sovrano passa con decisione ad una radicale riorganizzazione ed ammodernamento dello stato. Dapprima risana le finanze liberandosi dei funzionari meno fidati; in Sicilia decide di inviare suo fratello Leopoldo per l'amministrazione razionale della turbolenta isola.

Ciò nonostante altri fermenti rivoluzionari scoppiano nel regno per le interferenze esterne. Quasi in antitesi con gli altri regnanti della penisola italiana, Ferdinando è sin troppo misericordioso e paziente. Si può tranquillamente affermare che nessuno di essi è liberale ed efficiente al governo del proprio stato quanto il Re di Napoli.

Coloro che tramano nell'ombra per quel piano a sfondo economico a cui è stato dato il nome di Unità d'Italia, non possono non restare affascinati da Ferdinando II e gli offrono la corona di Re d' Italia, spronandolo a capeggiarne la fusione politica.

Ferdinando declina l'invito essendo troppo impegnato nel perfezionamento del suo stato e troppo convinto dell'importanza della sua autonomia sia verso gli stranieri d'Europa che d'Italia. Suo grave errore è non prevedere che la determinazione della setta internazionale che cospira per l'unificazione, non potendolo avere come alleato lo avrà fatalmente come principale avversario da abbattere a tutti i costi.

L'avvento di Carlo Alberto al trono di Torino porta ad un matrimonio politico tra la nipote Maria Cristina e il Re di Napoli. La ragion di stato toglie dal monastero ove liberamente vive, la principessa che strenuamente cerca di rifiutare una vita non a lei confacente; solo le insistenze del confessore che le parla dell'estremo desiderio della madre di vederla regina di Napoli, la fanno piegare. La pia Maria Cristina regna soprattutto facendo beneficenza e non riesce per i primi tempi a dare figli al Re.

1836

Finalmente la Regina partorisce l'erede Francesco ma un'infezione la porta alla tomba. Ferdinando si risposa con la figlia dell'imperatore d'Austria Maria Teresa.

Frattanto il regno è colpito dal colera ed il Re, sia per le misure igieniche prese, sia per l'eccezionale impegno personale, entra sempre più nelle grazie del popolo e dell'esercito limitando grandemente i danni.

In Sicilia è nuovamente l'occasione di parlare di separatismo. Per tale motivo di fondo Ferdinando decide di seguire con la massima attenzione le cose al di là del faro per stroncare le cause dell'astio tra la parte insulare e quella peninsulare del regno. Così viene rinforzata la principale industria sicula, quella dello zolfo, entrando fatalmente in contrapposizione con l'Inghilterra che la sfrutta da lungo tempo. Un periodo di progresso e benessere senza eguali gratifica il Regno delle Due Sicilie.

1839

Non a caso l'ingegnere francese Bayard costruisce la prima ferrovia dell'Europa continentale fra la capitale e Portici.

Nella vita familiare Ferdinando non raccoglie uguali successi: è assai arduo conciliare il carattere bisbetico della nuova regina, i dieci figli da lei avuti, l'erede al trono Francesco (molto mite e schivo come la pia genitrice) e gli isterismi della regina madre Isabella!

Come Ferdinando I era stato nell'orbita inglese e Francesco I in quella austriaca, Ferdinando II si avvicina a quella francese per essere stato appoggiato da Parigi nella diatriba commerciale con Londra. Prima del '48 il Regno è comunque minato dalle trame liberali ex carbonare che gli interessi stranieri provvedono alacremente a foraggiare sventolando il retorico vessillo dell'Unità.

La scuola militare dei cadetti della Nunziatella, mai purgata doverosamente dai pruriti rivoluzionari, partorisce ufficiali intrisi di idee sovversive che danno già seri fastidi come Enrico Cosenza e Carlo Pisacane. L'allontanamento da Vienna è pagato con l'episodio dei fratelli Bandiera che nella Calabria Citra cercano di appiccare la sommossa con l'acquiescenza austriaca e la pronta e ferma risposta dei Regi che fanno giustizia.

Altro colpo alla serenità del regno viene da Roma ove il nuovo Pontefice Pio IX porta un'altra ventata riformatrice. Il fuoruscito Settembrini pubblica la sua protesta, diventata famosa dappertutto per il grosso appoggio del potere economico internazionale; tutti i liberali inveiscono contro il Re Borbone, sotto la regia di Mazzini.

1848

Un rimpasto governativo tranquillizza i territori al di qua del faro, perchè a Palermo è necessario cannoneggiare la città per riportare l'ordine. Eppure in Sicilia le concessioni reali sono accettabili; ma non sono riforme quello a cui aspirano i settari locali.....Alla fine l'esercito viene fatto evacuare dall'isola per non far succedere una carneficina.

Ciò, invece di calmare gli isolani, fa rialzare la testa ai continentali ed il Re si fa prendere la mano dalla minoranza liberale del suo governo e concede la Costituzione. Il movimento rivoluzionario europeo indica il Re di Napoli come l'antesignano delle concessioni costituzionali e tutti i sovrani, che seguono la sua strada, lo invitano per elogiarlo come Carlo Alberto, il duca di Toscana, il Papa. A Parigi si parla addirittura di repubblica con la fuga di Luigi Filippo, dimostrando illimitate le mire dei liberali.

Conseguenze immediate della Costituzione a Napoli sono il giubileo dei ministri e burocrati più inflessibili ed il ritorno dei tanti fuorusciti pronti a riprendere l'opera destabilizzante per cui erano stati espulsi o costretti a fuggire. I moti scoppiano pure nell'impero asburgico sia nella capitale che a Milano (episodio delle 5 giornate) e scatenano sempre più le voglie dei riformatori. Quando Carlo Alberto cavalca la tigre dichiarando la guerra d'indipendenza all'Austria, l'ex traditore Pepe costringe il Re ad allestire un corpo di spedizione napoletano per il Nord Italia.

In effetti la guerra è dichiarata ufficialmente dalla Lega degli stati italiani, compreso quello pontificio, contro quello che si ritiene l'unico stato straniero che occupa un territorio italiano. Ferdinando II aderisce perchè desidera mantenere buoni rapporti con gli altri regnanti italiani anche in vista della difficile soluzione del problema siciliano.

Il 15 maggio la riunione del primo Parlamento costituzionale scoppia a Napoli una sommossa preparata dagli ex fuorusciti che, non certo paghi di quanto ottenuto, mettono in subbuglio la capitale, erigendo barricate e sfidando in ogni modo le autorità.

La bonarietà del Re fa saggiamente tenere i soldati nelle caserme per evitare incidenti e tentare di capire con la dovuta calma il perchè del risentimento nelle strade, avendo aderito prontamente alle due richieste popolari: la concessione della Costituzione e la partecipazione alla guerra di indipendenza. Nemmeno il popolo che è per le vie conosce le vere aspirazioni dei settari! Per far scorrere comunque sangue i rivoltosi aprono il fuoco contro le sentinelle di palazzo reale e colpiscono gli ufficiali mandati a parlamentare con loro.

La reazione è così inevitabile, come con ogni mezzo avevano voluto i capi dei ribelli, e porta in breve tempo al ristabilimento dell'ordine con lo sventramento a cannonate delle barricate e la dispersione dei facinorosi. La stragrande maggioranza della popolazione sta incredula a guardare senza capire, esattamente come Ferdinando!

Nel contempo nella Val Padana l'esercito napoletano è tenuto costantemente fuori dalle operazioni, praticamente ignorato, pur dimostrando lampantemente il suo potenziale sia per la quantità degli uomini che per la qualità evidenziata in qualche scaramuccia conclusasi con la fuga degli Austriaci. In conseguenza di tale freddezza (inspiegabile come l'eccessivo calore a Napoli!) il Re decide di richiamare gli uomini per restaurare le cose in Sicilia. Come prevedibilissimo Pepe tradisce nuovamente rimanendo a Nord con pochi seguaci in parte settari ed in parte plagiati o minacciati.

Al Principe Filangieri viene dato il comando delle operazioni in Sicilia. Nell'isola si trovano radunati i liberali di tutto il mondo per la loro guerra santa all'ombra di Francia e Inghilterra.

Una sanguinosa battaglia è necessaria per espugnare Messina con i forti ancora in mano ai Regi. Il panico si diffonde a macchia d'olio e, da Palermo, si offre addirittura la corona ai Savoia per ricevere soccorsi! In breve l'ordine regna ovunque avanti all'esercito nazionale.

1849

I liberali, disoccupati per l'epilogo siciliano, con l'ausilio di Garibaldi e dei mazziniani tutti fanno divampare la rivoluzione a Roma costringendo alla fuga Pio IX che si rifugia a Gaeta sotto lo scudo del Borbone. L'appello del Papa alla liberazione del suo stato dai fondatori della Repubblica Romana, trova immediate risposte a Parigi e a Napoli. Le truppe francesi si limitano a sbarcare, quelle napoletane a Palestrina entrano in contatto con reparti repubblicani guidati da Garibaldi. Costui assale improvvisamente l'avanguardia, con evidente superiorità di forze, e subitaneamente si dà alla fuga temendo la reazione del grosso della spedizione in arrivo. Per tale motivo a Roma il triumvirato ordina di riprendere immediatamente le operazioni militari sostituendo però il pavido duce, scappato innanzi al nemico.

Ma il protervo Garibaldi riattacca senza autorizzazione nei pressi di Velletri ove vien messo praticamente in rotta salvando assai fortunosamente la pelle. L'ordine supremo, già notificato, di ripiegare verso la patria, fa fare marcia indietro ai reparti vittoriosi che, inavvertitamente, sono pedinati dal Nizzardo e, ad Arce, la retroguardia regia è assalita: nuova fiera risposta dei soldati napoletani spalleggiati dai presidi di confine e terza ignominiosa fuga di Garibaldi.

1856

L'avvento di Napoleone III e l'opportunità della facile guerra di Crimea forniscono al Piemonte l'occasione per inveire nel congresso di Parigi contro Napoli assente per consapevole neutralità. Tuttavia il governo borbonico sa sapientemente rintuzzare le menzogne degli accusatori anche se per tutta l'Europa si diffonde solo l'attacco orchestrato da Cavour.

Comunque la setta mondiale agisce alacremente anche all'interno del Regno, con l'attentato di Agesilao Milano e gli scoppi di una polveriera ed una nave militare, nel tentativo di incrinare gli ottimi rapporti tra l'esercito e il suo Re soldato. L'acme del periodo è l'impresa di Pisacane a Sapri con pronta risposta delle forze congiunte dei militari e del popolo.

Frattanto Ferdinando II s'interessa della successione col matrimonio dell' erede Francesco con la principessa di Baviera Maria Sofia, sorella dell'imperatrice d'Austria.

1859

Prematuramente Ferdinando muore lasciando tante raccomandazioni a Francesco sul pericoloso momento politico internazionale data l'alleanza sempre più micidiale per le Due Sicilie tra Parigi e Torino.


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