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Home arrow Storia arrow Il 1799 arrow Frà Diavolo raccontato da M.A.Pezza (1° parte)

Frà Diavolo raccontato da M.A.Pezza (1° parte) PDF Stampa E-mail

 

Le Gesta di Frà Diavolo nel periodo delle insorgenze antifrancesi

Raccontate dalla pronipote Maria Alba Pezza.

 

Michele Pezza, alias Frà Diavolo, era il fratello minore di Giuseppe Antonio Pezza, mio antenato, che nacque nel 1762, nove anni prima di Michele.

Egli fu per lui sostegno e guida nei primi e soprattutto negli ultimi anni della sua breve vita.

Fedele compagno in molte delle sue imprese, ne condivise gli onori e gli oneri, affrontando con coraggio, insieme a lui, i numerosi pericoli della guerriglia ad oltranza contro i francesi, svoltasi nel sud dell'attuale Lazio ed in tutta l'Italia meridionale, zona che alla fine del 1700 apparteneva al Regno di Napoli e Sicilia, su cui governava Ferdinando IV di Borbone.

Egli, anche dopo la morte del fratello, ha continuato a militare nell'esercito borbonico fino al 1819, quando fu collocato a riposo, con il grado di tenente colonnello.

Molti ignorano che Frà Diavolo sia realmente esistito. Pensano che sia un personaggio da leggenda, una sorta di Robin Hood all'italiana.

I romanzi, i film, e persino l'opera lirica, se da una parte ne hanno costruito il mito, dall'altra hanno nuociuto alla verit?à

Ciò non è avvenuto per caso, perchè Frà Diavolo è stato un personaggio molto scomodo per chi ha dovuto ricostruire la storia d'Italia di quel periodo. Brigante o patriota?

Sulla figura di Michele Pezza, detto Frà Diavolo, il giudizio dei contemporanei mutò a seconda che parteggiassero per i Borbone di Napoli o che inseguissero i lumi della rivoluzione giacobina, importati dalle armate francesi ed alimentati dalle eroiche illusioni della fragile Repubblica Partenopea.

Straordinaria fu la storia della sua breve vita: divenuto protagonista dell'insorgenza antifrancese in Campania, spintosi con i suoi seguaci fino alle mura di Roma, imprigionato in Castel Sant'Angelo e subito incredibilmente fuggito, fu nominato colonnello dal suo sovrano ed insignito del titolo di duca.

Tenne in scacco l'esercito di Napoleone, partecipò all'assedio di Gaeta ed alla conquista di Roma. Riuscì a trattare alla pari con principi, cardinali, generali borbonici ed ammiragli britannici, meritandosi persino l'adirata attenzione di Napoleone. Anche il suo avversario, il colonnello Sigismond Hugò, padre dello scrittore Victor, a cui resistette strenuamente, dopo la sua cattura, si battè invano, perchè venisse considerato un regolare prigioniero di guerra e volle, comunque, andare a visitarlo in prigione, rimanendone favorevolmente colpito.

Un altro straniero, l'ammiraglio inglese Sidney Smith, protestò e minacciò di trucidare i prigionieri francesi che erano sotto la sua giurisdizione, qualora avessero ucciso il "colonnello Don Michele Pezza, alleato delle forze inglesi".

Tutti questi appelli, però, furono vani: Frà Diavolo doveva morire; tanta fu la fretta dei francesi, che la sentenza di morte fu emessa immediatamente ed egli finì, miseramente, impiccato, a soli trentacinque anni, con rimpianto per alcuni e sollievo per altri.

La morte non ne disperse la fama; al contrario, al nome di Frà Diavolo si ispirarono storie di imprese eroiche e di amori travolgenti. E' per questo che intorno alla sua figura si è venuto a formare un alone di leggenda, che esaltava le sue imprese o ne intensificava le colpe.

Quindi, il personaggio di Frà Diavolo, nell'immaginario collettivo, va al di là dei confini della Storia, per entrare nella leggenda sia nel bene che nel male.

Il recente ritrovamento dei suoi diari, o meglio delle sue memorie di guerra, custoditi dal 7° Duca di Wellington (discendente del vincitore di Giuseppe Bonaparte) e acquistati nel 1977, insieme a tutto l'archivio di G. Bonaparte, dall'Archivio Nazionale di Parigi; ha permesso a Frò Diavolo di uscire dalla leggenda e di entrare a pieno titolo nella Storia ufficiale, che volutamente aveva sottovalutato e, il più delle volte, ignorato le sue imprese, relegandole, tuttalpiù, in una breve nota dei libri di storia.

Questa accurata ricerca delle memorie inedite di Frà Diavolo, svolta dal dipartimento di Storia Moderna dell'Università di Salerno, ha reso possibile la pubblicazione del testo "Michele Pezza detto Frà Diavolo", in cui, attraverso un'attenta analisi delle sue memorie, si cerca di far luce sulla controversa figura di Michele Pezza, considerandolo nè eroe nè tanto meno un "volgare brigante", ma solo un uomo coraggioso e carismatico, che si è battuto per difendere la sua terra contro un invasore, quello francese, che compiva rappresaglie feroci, innalzandosi cos? dalla mediocrità di una vita prosaica, per diventare un personaggio, la cui fama andò al di là dei confini del suo paese, proiettandosi in un ambito internazionale.

Infatti, l'eco delle sue imprese e della sua invincibilità arrivò fino in Francia, rendendo insonni le notti di Napoleone, che, continuamente, mandava dispacci, per intimare di catturare, assolutamente, il "brigante" Frà Diavolo vivo o morto.

Era, infatti, così che i francesi denominavano tutti coloro che ad essi si opponevano.

Egli, inoltre, fu molto conosciuto e stimato dagli inglesi, suoi alleati contro i francesi.

Nelson lo definì "the great devil" (il grande diavolo) e diceva: "This great devil is an angel for us" (questo grande diavolo è per noi un angelo), e spesso lo invitava a pranzo sulla nave ammiraglia della flotta inglese, che stazionava di fronte alla fortezza di Gaeta, per appoggiare e dare rifornimenti via mare alle operazioni militari di Frà Diavolo contro i Francesi.

Il periodo storico in cui visse Frà Diavolo fu un periodo molto critico non solo per il sud dell'Italia, ma per tutto il resto della penisola. Fu denominato il periodo delle "insorgenze", in quanto le popolazioni italiche si sentirono seriamente in pericolo e cercarono, appunto, di insorgere, opponendosi con ogni mezzo alla violenza del nemico francese, che con il pretesto di portare i principi di "libertà, fratellanza ed uguaglianza", impose le proprie leggi e costumi a popolazioni inermi, depredando e saccheggiando città e campagne della nostra penisola e tutto ciò, in nome dei principi della rivoluzione del 1789.

Era il 1796, un anno fatidico per la penisola italica!

Napoleone passava in rivista a Nizza l'Armata d'Italia, poche ore dopo averne assunto il comando.

L'armata era composta da uomini coperti di stracci, malcontenti e affamati, che attendevano invano la paga da mesi.

Il giovane generale Napoleone  si era rivolto a loro con un proclama: "Soldati! Voi siete malnutriti"..."la Francia vi deve molto, ma non pu? darvi nulla"..."io vi condurrà nelle più fertili pianure della Terra. Province ricche, città opulente cadranno in vostro potere, vi troverete ricchezza, onori e gloria. Soldati dell'Armata d'Italia, vi lascerete mancare il coraggio e la perseveranza?" 

 

Continua...

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