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Home arrow Storia arrow Il 1799 arrow Frà Diavolo raccontato da M.A.Pezza (2° parte)

Frà Diavolo raccontato da M.A.Pezza (2° parte) PDF Stampa E-mail

 

Tutte queste storie sulla vita sentimentale e sulle imprese di Frà Diavolo, oltre ad essere documentate, io le ho sentite, fin da bambina, raccontate da mio padre, che mi ha trasmesso il ricordo di quel singolare prozio, così criticato dalla storiografia ufficiale e di cui poco si parlava nei libri di storia. Eppure gli era rimasto il fascino di quei racconti di suo padre, così anziano da poter essere suo nonno, che con fierezza ed entusiasmo gli descriveva le innumerevoli imprese di quel suo antenato che, a detta dei parenti che lo avevano conosciuto, era un ragazzo ribelle, insofferente a qualsiasi imposizione, tanto da commettere persino due omicidi.

Un ragazzo vivace, ma così generoso che, in seguito, divenne difensore dei più deboli e, quando nel 1798 si arruol? nell'esercito borbonico, si sent? seriamente investito del ruolo di difensore della sua gente e del suo Re, che non si comportò sempre correttamente verso di lui.

Infatti non tenne fede alle promesse fatte a Michele di pagare i debiti contratti per finanziare le sue imprese di guerra e Frà Diavolo, che ne era il garante, fu perseguitato dai creditori e spesso dovette pagare con i propri soldi.

Eppure per quel Re Frà Diavolo combattè mettendo spesso a repentaglio la propria vita, fino a morire impiccato, a soli 35 anni, in Piazza del Mercato a Napoli, pur di non tradirlo.

Forse, però, nel suo animo, al di sopra di Re Ferdinando, ci fu un ideale più grande, più nobile e più sacro: quello di difendere la sua famiglia e la sua gente; ideale a cui il ragazzo Michele dedicò tutta la sua vita, senza titubanza e con quel coraggio che è tipico della giovinezza e che rende possibile superare qualsiasi tipo di ostacolo.

Ha avuto forse, secondo alcuni, il torto di battersi, con migliaia di compagni, dalla parte sbagliata, sotto la bandiera dei Borbone e della Chiesa, contro gli ideali della rivoluzione francese.

Il suo merito più grande fu, invece, quello di essere rimasto leale fino all'ultimo, anche quando si rese conto che ciò gli sarebbe costata la vita.

Infatti, nè le offerte di cospicue somme di denaro, nè le promesse di cariche onorifiche, lo convinsero a tradire il suo Re, i suoi amici, il suo onore, anche quando, condannato a morte, gli era stata data la possibilità di vivere se avesse accettato di passare dalla parte del nemico.

Di questa sua fedeltà resta traccia nelle parole riportate dallo storico Marulli, secondo il quale, in punto di morte Frà Diavolo avrebbe dichiarato che "prima mille morti avrebbe desiderato che mancare alla fede data al proprio sovrano, il quale per niuna cosa avrebbe tradito".

Nei racconti di mio nonno sulla precoce morte di Frà Diavolo, riosaltava il rammarico che nessuno di quelli per cui egli si era battuto avesse fatto nulla per evitare la sua sentenza di morte.

Solo il suo più acerrimo nemico, il comandante delle truppe francesi, Sigismond Hugo, aveva chiesto invano che Michele Pezza venisse trattato come prigioniero di guerra.

A mio padre, che leggeva "I Miserabili", mio nonno ricordava Victor Hugo, che da bambino aveva seguito suo padre, Sigismond, nella caccia a Frà Diavolo e che era rimasto impressionato dalle imprese di quell'uomo che appariva ai suoi occhi di fanciullo un mito, quasi una leggenda.

Era per lui un personaggio misterioso, di cui sentiva parlare continuamente in famiglia e tra i numerosi soldati che ubbidivano agli ordini di suo padre, nei continui spostamenti che erano obbligati a compiere.

Si stupiva del fatto che non riuscivano a catturare quello strano personaggio, dal nome così curioso, che incuteva tanta paura, ma anche tanto rispetto per la sua astuzia che gli permetteva di far credere ai nemici di trovarsi in più posti contemporaneamente, e per la sua abilit? a dileguarsi in un baleno; insomma una specie di Primula Rossa.

Certamente le gesta di Frà Diavolo influenzarono la fantasia di un bambino così sui generis quale immaginiamo fosse stato il futuro autore de "I Miserabili".

Nele memorie di Hugo così viene descritto Michele Pezza:"Frà Diavolo personificava quel tipo che si riscontra in tutti i Paesi in preda allo straniero, il bandito legittimo in lotta con la conquista. Egli era in Italia quello che poi sono stati l'Empecinado in Spagna, Canaris in Grecia, ovvero un patriota, un legittimista".

Come si può notare Frà Diavolo fu considerato con maggior favore dagli stranieri che non dai suoi compatrioti, d'altronde Nemo propheta in patria! (nessuno ? acclamato nella propria terra).

All'estero, infatti, personaggi come Frà Diavolo venivano considerati eroi o patrioti; Bismark scrisse: "...non c'è albero della Germania al quale i gendarmi di Napoleone non abbiano impiccato un patriota tedesco...".

Anche in Spagna, nel 1808, quelli che si sono opposti alle armate napoleoniche sono stati definiti Patrioti e immortalati da Francisco Goya nei suoi quadri, invece quelli come Frà Diavolo che, in Italia, nel 1806, rispondendo all'appello del proprio Re, si opposero all'invasore, sono stati e sono ancora definiti Briganti.

Frà Diavolo, dunque, non fu un "volgare brigante" come lo si vuol fare apparire, ma un personaggio storico, degno di rispetto, un valoroso condottiero, coraggioso e carismatico che ha dato la vita per non tradire i suoi ideali. Egli divenne Partigiano, per la stessa ragione che qualche anno prima lo aveva reso omicida: per la sua natura indomita, ribelle ad ogni sopruso, pronto a difendere, fino alla morte, il suo Amore, la sua Patria, i suoi ideali. Mai ha rapinato pastori, contadini o povera gente. Mai il denaro è stata l'unica ragione della sua vita.

Concludo, ricordando un'analogia che, spesso, mio nonno faceva a proposito degli assedi di Gaeta del 1799 e del 1806, nei quali Frà Diavolo aveva combattuto e quello del 1861, a cui lui, 55 anni dopo, aveva partecipato facendo notare a mio padre, che studiava la storia del risorgimento, che gli avvenimenti dell'assedio di Gaeta si erano svolti diversamente da come era stato scritto nei libri di storia che gli facevano studiare a scuola; infatti cambiava l'invasore, ma gli ecidi, le distruzioni e le violenze erano sempre le stesse, come pure sempre lo stesso era lo scenario: quello della fortezza di Gaeta e del suo borgo, la cui popolazione ha dovuto subire le violenze e gli orrori, che sempre accompagnano le invasioni straniere contro cui Frà Diavolo prima e mio nonno dopo hanno cercato di opporsi.

 

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