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Home arrow Storia arrow Storia del Regno arrow La dinastia: Ferdinando I

La dinastia: Ferdinando I PDF Stampa E-mail

Ferdinando I

A Napoli Carlo III lascia come erede il suo terzogenito Ferdinando, essendo il primo maschio inetto ed il secondo destinato alla successione spagnola. Ferdinando, che ha appena 8 anni, regna sotto la tutela del ministro del padre Tanucci e del principe di San Nicandro, mentre suo padre diviene Carlo III di Spagna (1759). A 16 anni Ferdinando IV di Borbone è fidanzato con una figlia dell'imperatore d'Austria per rinsaldare i rapporti tra Vienna e Napoli. Un tragico destino fa mancare improvvisamente la fanciulla, sostituita da sua sorella Maria Carolina. Nel frattempo la Sicilia gode di una certa autonomia con un vicerè napoletano.

La regina di Napoli possiede un carattere capace di soggiogare il re, riuscendo persino a far nominare l'ammiraglio inglese Acton capo della famosa marina napoletana, sgradito ai più perchè straniero e perchè favorito della sovrana. Nel 1788 muore in Spagna Carlo III facendo salire sul trono il fratello maggiore di Ferdinando, Carlo IV, nato a Napoli.

Nel pieno delle riforme ideate ed attuate da Re Ferdinando, scoppia la Rivoluzione Francese
che fa stringere maggiormente i legami con l'Austria (per la parentela) e con l'Inghilterra (per le beghe di Acton col nuovo ambasciatore Hamilton). Una flotta francese in avaria è accolta ostilmente ma i rivoluzionari non desistono dal fare proseliti in città, suscitando le ire di molti (come per l'assassinio di Ugo de Basseville). L'esecuzione dei reali di Francia (Maria Antonietta è sorella di Maria Carolina) fa precipitare i rapporti con Parigi definitivamente. Nelson, al comando della flotta inglese, viene a Napoli chiedendo uomini e navi per la guerra alla Francia.

1795

Napoleone firma col regno un armistizio per allentare l'asse Napoli - Londra, mentre a Roma viene imprigionato il Papa.

1798

Ad Abukir la travolgente serie di vittorie napoleoniche subisce un duro colpo e Nelson viene trionfalmente accolto nella capitale perchè ha fugato i fantasmi dell'invasione. L'indecisione di Vienna comunque non induce Ferdinando alla dichiarazione di guerra alla Francia, pur essendo il momento forse propizio, e l'esercito di terra è affidato ad un duce asburgico mentre quello di mare a Nelson per maggiore sicurezza di comportamento. Quando Vienna e Londra propendono per l'attacco aperto a Napoleone, Ferdinando dichiara formalmente guerra alla Francia penetrando nello stato pontificio per liberare il Papa, mentre i Francesi se ne vanno da Roma. Essi si attestano all'interno per meglio aggredire il poco esperto esercito napoletano. Così l'avanzata si trasforma quasi in rotta; la situazione è aggravata dal Re che decide repentinamente di rifugiarsi nella lontana Palermo per evitare di scontrarsi ulteriormente coi transalpini incalzanti. La concitazione è tale che Ferdinando s'imbarca sulla nave di Nelson, deludendo il suo Amm. Caracciolo e togliendogli forse le ultime remore per l'imminente tradimento. In tal modo quasi indisturbati i Francesi conquistano il regno mentre gli Inglesi provvedono a distruggere le navi non partite per la Sicilia per sottrarle alla confisca degli invasori.

1799

Se i vertici si sfaldano, i subalterni reagiscono orgogliosamente costringendo i Francesi a combattere in ogni metro quadrato della capitale finchè il gen. Championnet prevale per la schiacciante superiorità dei mezzi, elogiando il valore dei Napoletani a cui assegna una certa autonomia creando la Repubblica Partenopea. Al di fuori della capitale i Francesi stanno in costante pericolo per numerosi gruppi di patrioti che li combattono senza quartiere pur con l'appellativo di briganti. Il Re da Palermo apprezza il fervore nazionalistico del suo popolo e decide di operare la riconquista del Regno partendo dall'estremo sud.

L'organizzazione è affidata al Card. Ruffo. Sin dall'inizio si assiste ad una marcia trionfale fino a Salerno tra l'appoggio e il delirio gioioso dei regnicoli. Dopo aver vanamente resistito nei forti, tutti i transalpini lasciano Napoli e si ritirano dal regno. Il Re, insieme a Nelson, rientra nella capitale e punisce severamente i traditori che notoriamente hanno collaborato cogli invasori. Si ritorna quindi al progetto di liberare Roma dando un grado ed un reggimento ad uno dei più fedeli e baldi briganti, quel Michele Pezza, detto Fra' Diavolo.

Quando la fortuna spira nuovamente a favore di Napoleone, Ferdinando tenta di prendere tempo al suo ultimatum di rompere con Londra e Vienna. Ciò convince il còrso a dichiarare decaduto Ferdinando IV e a ripartire per invadere ancora il suo regno.

1806

Sotto la guida di Giuseppe Bonaparte, i Francesi travolgono l'ultimo ostacolo degli alleati, nonostante il valore dei Napoletani, ed inducono nuovamente il sovrano a lasciare la capitale mettendo come reggente il figlio Francesco. In essa entrano i transalpini tra l'indifferenza generale. Automaticamente in tutto il regno riesplode la lotta dei briganti.

La regina, furibonda per gli sconfitti duci napoletani che reputa insicuri, ingaggia sempre pi? comandanti stranieri ed aggrava pericolosamente la lacuna tra alti ufficiali, il resto dei soldati e i briganti.

L'estrema resistenza in Calabria, presso Mileto, sfocia in un'altra cocente delusione con i Napoletani tallonati sin sullo stretto. Frattanto anche la Spagna è debellata e Napoleone vi trasferisce come re da Napoli il fratello Giuseppe.

1808

Sul trono viene chiamato il cognato Gioacchino Murat. Appena insediato Murat organizza una spedizione in Sicilia sottovalutando la compattezza e la determinazione dei legittimisti che proteggono Re Ferdinando. Anche per il decisivo aiuto navale degli Inglesi,? il napoleonide ottiene solo un fiasco clamoroso.

Ma, col tempo, Murat si affeziona sinceramente a Napoli promovendo ponderate riforme pur ubbidendo sempre alla volontà di Parigi che vuole comunque sfruttare le sue conquiste. Quando deve partecipare alla disastrosa campagna di Russia (1813), rientra nella capitale con il corpo di spedizione napoletano appena ha la certezza dell'assurdità dell'impresa, senza attendere il permesso dell'imperatore.

1815

Scomparso Napoleone dalla scena politica, in un primo momento, la restaurazione europea dimentica Ferdinando in Sicilia. Grazie all'interessamento del Re di Spagna, Ferdinando IV (che, in relazione alla dinastia di Madrid, come sovrano dell'isola si sarebbe dovuto appellare III) viene nominato Ferdinando I, Re delle Due Sicilie, con unanime riconoscimento.

Il cambio del numero ha anche il chiaro e preciso significato di non voler riproporre tutto quanto esisteva prima del decennio francese, perch? le tante innovazioni introdotte dai transalpini , impongono un pi? moderno modo di regnare. Folle è il tentativo di Murat di riprendere il trono perduto: a Pizzo viene vinto, catturato e giustiziato.

I Siciliani, sotto il vento riformatore creatosi per le concessioni liberali ricevute durante la permanenza del Re Borbone, formano diversi gruppi di oppositori, detti carbonari, pretendenti privilegi infiniti (con un forte interesse straniero che soffia da lontano) con l'intendimento di allentare progressivamente l'egemonia di Napoli. Questi gruppi formano una vera e propria setta che si ramifica pian piano sul continente.

L' esercito è distinto in due parti abbastanza diversificate: da un lato quello di grande lealtà rimasto col monarca legittimo , dall'altro quello di offuscabile fede arruolato dai Francesi usurpatori . Grave errore di Ferdinando è quello di conferire l'incarico della difficile fusione al gen. Guglielmo Pepe, troppo imbevuto di idee rivoluzionarie. Secondo tale nefanda scelta la parte meno affidabile degli ufficiali, sovente aderente alla Carboneria, viene messa a comandare anche le truppe reduci dalla Sicilia con immaginabili conseguenze.

1820

A Nola i tenenti Morelli e Silvati (provenienti dalla Scuola della Nunziatella, ormai diventata quasi un covo carbonaro) sfidano apertamente il Re; il gen. Pepe, inviato a punirli, naturalmente si schiera dalla loro parte. A questo punto Ferdinando concede riforme costituzionali: La Sicilia, ovviamente, non è da meno nel ribellarsi.

La poca fermezza del Re dispiace alle potenze della Santa Alleanza; l'Austria, anche a nome della Russia e della Prussia, convoca il sovrano per obbligarlo a non fare atti che possono turbare il delicato equilibrio europeo. A tale scopo un esercito austro-russo scorta il Re delle Due Sicilie al suo ritorno nella capitale per il ristabilimento dell'ordine interno, considerata la poca affidabilità degli ufficiali napoletani.

La parte più invasata, per le eccessive idee liberali, dell'esercito nazionale forza il reggente Francesco a resistere a Rieti. Sopraffatti i veri paladini della Costituzione, Ferdinando I può rientrare a palazzo protetto dalle baionette straniere e si torna tranquillamente allo statu quo ante. Una nuova ondata di incertezze tocca il Re che non ha la volontà (pur avendone la forza per le costose truppe straniere a disposizione) di operare la drastica epurazione necessaria tra la corte e l'esercito: poche sono le pene capitali e parecchi gli esili anche di coloro che vogliono il giusto rigore come il principe di Canosa!

L'ironia della sorte vuole che le fandonie scritte dall'esule Pietro Colletta, fuggito tra gli agi prepagati a Firenze, siano propagandate in tutto il mondo dagli interessati alla distruzione di Napoli che dipingono Ferdinando come un tiranno, capace di vendette atroci.

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