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La dinastia: Carlo di Borbone PDF Stampa E-mail

Carlo di Borbone

Il 10 maggio del 1734, però, inizia una nuova storia per Napoli e per tutto il Regno che da essa prendeva il nome (il nostro è l'unico caso nel mondo di una città che, evidentemente per le sue forti caratteristiche culturali, è stata capace di identificarsi con un regno intero). Figlio di Filippo V di Spagna e di Elisabetta Farnese, il diciottenne Carlo diventò re di un regno finalmente autonomo dopo una serie numerosa di guerre che videro prevalere l'esercito spagnolo.

Carlo fu poi famoso con il nome di Carlo III perchè fu effettivamente, dopo la sua partenza da Napoli, III di Spagna ma dovrebbe definirsi VII di Napoli.

A prescindere però dai numeri, con l'ingresso di Don Carlos da Porta Capuana il 10 maggio del 1734 cambiarono il destino e l'aspetto di Napoli. Sconfitti definitivamente gli austriaci a Bitonto il 24 maggio e incoronato re a Palermo il 3 luglio, diventammo presto una delle poche capitali del mondo insieme a Londra, Parigi, Vienna e Madrid.

Amante dell'arte e della cultura (oltre che, come tutti i Borbone, della caccia e della pesca), con l'aiuto del suo fidato ministro Bernardo Tanucci, il nuovo re fece di Napoli un grande cantiere continuamente in attività: sono di questi anni figure come quelle del Filangieri, del Gravina, del Genovesi, del Galiani, del Giannone, di Sant'Alfonso dei Liguori o dello stesso Principe di Sansevero (scienziato e alchimista famoso per la sua splendida e misteriosa cappella nei pressi di piazza San Domenico Maggiore); sono di questi anni le costruzioni della reggia di Portici, di Caserta (la nostra Versailles) o di Capodimonte (e dei suoi boschi disegnati scenograficamente a "ventaglio"), la ricostruzione della stessa reggia di Napoli, di palazzo Tarsia (con le sue scalinate, i suoi giardini e le sue fontane che lo rendevano unico in Europa), la costruzione in 270 giorni del Teatro San Carlo (primo in Italia per prestigio) con gli annessi conservatori musicali (sono gli anni di musicisti come Cimarosa e Paisiello, autore anche dell'Inno Nazionale delle Due Sicilie), la fabbrica di porcellane di Capodimonte, gli scavi di Pompei ed Ercolano con l'annessa Accademia Ercolanense, il Camposanto (su disegno del Fuga), il palazzo dei Regi Studi diventato Reale Museo Borbonico con la collezione Farnese ereditata dalla madre di re Carlo (attuale Mueseo Nazionale), l'acquedotto di Maddaloni, la strada di Mergellina e di Posillipo, l'Immacolatella al Porto, il largo Mercatello (detto poi Foro Carolino con le statue raffiguranti appunto le virtù di Carlo, attuale piazza Dante); la città tende ad espandersi verso i borghi di Chiaia e della stessa zona di Posillipo seguendo una linea di sviluppo che andava verso l'esterno (campagne e colline) e non come nel Seicento verso il centro della città; rientrava in un progetto complessivo di sviluppo anche la costruzione dell'Albergo dei Poveri (che raccoglieva, ospitava e avviava al lavoro diverse migliaia di persone bisognose) alla fine di una via Foria selciata, allargata e utilizzata come ingresso "d'onore" della capitale seguendo una linea di sviluppo prospettica che partiva dalla parte più alta di via del Campo lungo la facciata maggiore dell'Albergo progettato dal Fuga (350 metri), vera e propria città quasi autonoma anche se perfettamente inserita nel tessuto urbanistico cittadino. Il progetto complessivo risulta ancora più chiaro dalla lettura della famosa pianta settecentesca del Duca di Noja (con una visuale che parte dalla costa verso Portici).

E sono degli stessi anni (uscendo dalla città) i prestigiosi siti reali di Carditello, Persano, Venafro, Fusaro o degli Astroni. Migliorano anche i commerci e si avvia la costituzione quasi di una "zona industriale" presso il Ponte della Maddalena e i Granili Pubblici. A 22 anni il timido e malinconico re di Napoli aveva sposato una quattordicenne bionda, altera e con gli occhi azzurri: Maria Amalia di Sassonia dalla quale avrebbe avuto (tradizione borbonica e meridionale) ben 13 figli.

Partì dalla sua Napoli per andare a prendere il trono di Spagna il 6 ottobre del 1759: si tolse anche un anello che gli era stato regalato durante gli scavi di Pompei perchè "apparteneva allo Stato".

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