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DUE SICILIE: PROSPETTIVE DI SVILUPPO-Luca Longo PDF Stampa E-mail

La Macroregione come organismo identitario

 

Da una recente statistica emerge che le province italiane che hanno già raggiunto, secondo gli accordi di Lisbona del 2000, il tasso generale di occupazione previsto per il 2010 nel 70% sono solo due: Reggio Emilia (70,8%) e Modena.(70,0%), mentre Bologna (69,4%) e Bolzano (69,1%)  risultano essere molto vicine all’obiettivo. Ai primi dieci posti della classifica nazionale ci sono solo province settentrionali (Milano per esempio è al 10° al 66,7%), mentre la media italiana è al 57,5% quindi molto lontana dall’obiettivo del 70%.

Le peggiori 10 della classifica risultano essere quelle del Sud con Crotone (39,6%), Foggia (40,6%) e Siracusa (41,0%).

Napoli è al 6° peggiore posto con il 41,7%, Palermo all’8° con il 42,9%.

La diagnosi è purtroppo impietosa: il divario tra le Due Sicilie ed il resto dell’Italia non è diminuito. Un dato su tutti lo può confermare: il Prodotto interno lordo pro-capite delle Regioni Meridionali, che nel 1951 era pari al 54% del Centro-Nord, nel 2006 è riuscito a sfiorare appena il 60%.

Un altro parametro che evidenzia il summenzionato divario è la quota del Pil meridionale destinato alle esportazioni che si attesta al 9,4% contro il 25,3% del Centro-Nord; tale indice è anche inferiore a quello di tutti i Paesi recentemente entrati nell’Unione Europea (eccetto Cipro) ed alla maggior parte dei Paesi Euromed.

Il Sud sta perdendo anche il suo patrimonio principale, vale a dire il capitale umano.

Da vari anni è ripreso un consistente movimento migratorio verso le Regioni del Centro-Nord che ha comportato per il Sud una perdita crescente di popolazione pari a ben 52mila persone.

E’ pertanto necessaria una nuova politica visto che le soluzioni fin qui adottate si sono rilevate assolutamente inefficaci.

Ciò che come Duosiciliani chiediamo è un territorio capace di attrarre risorse.

Vogliamo investimenti ed infrastrutture in grado di attrarre capitali che sviluppino il territorio e accorcino le distanze con il resto d’Italia e soprattutto d’Europa.

C’è una differenza fondamentale tra la produzione attuale nelle Due Sicilie e quella a cui si potrebbe arrivare con una accorta e specifica politica economica.

Lavorare a livelli produttivi più elevati creerebbe infatti un ambiente totalmente diverso da quello attuale.

In tal modo quindi si potrebbero creare, a loro volta, le condizioni necessarie per lo sviluppo industriale della Regioni Meridionali.

Oggi la mancanza di competitività delle Due Sicilie dovuta a costi logistici elevati, assenza di poli di fornitori, capacità produttive limitate, creano extracosti che scoraggiano le imprese, soprattutto estere, ad investire in loco.

Una specifica politica economica dovrebbe pertanto essere indirizzata verso l’infrastrutturazione con il potenziamento dei porti, degli interporti, ecc.

Un possibile aiuto al progetto che possa consentire alla Due Sicilie di emanciparsi dall’economia italiana viene dallo stesso Titolo V della Costituzione laddove si esplicitano le competenze dello Stato e delle Regioni.

Fra le Materie concorrenti Stato-Regioni troviamo per esempio:

 

      -     Rapporti internazionali e con l’UE delle Regioni

-        Commercio con l’estero

-        Istruzione

-        Professioni

-        Ricerca scientifica

-        Governo del territorio

-        Porti ed aeroporti civili

-        Grandi reti di trasporto

-        Ordinamento comunicazione

-        Coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario

-        Valorizzazione dei beni culturali

-        Casse di risparmio, casse rurali e aziende di credito regionali

 

Sono materie dove una Macroregione “Due Sicilie” (composta da Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia) potrebbe iniziare a sviluppare una politica autonoma di rapporti internazionali, una specifica politica finanziaria e tributaria, di istruzione, di valorizzazione dei beni culturali, ecc. 

Nei prossimi anni le Due Sicilie (che rappresentano una popolazione di circa 19 milioni di abitanti) dovrebbero dialogare direttamente con Bruxelles per reperire le risorse garantite a chi sarà in grado di esprimere solidi e validi progetti di sviluppo socio-economico.

Per questo si dovrà fare sistema tra università, enti locali ed imprese.

Quello che serve alle imprese è un programma di incentivi decisamente attraente e la piena disponibilità degli amministratori locali.

Da un’ottica aziendale la scelta di un sito è poi legata anche alla presenza di altri insediamenti produttivi che possano creare un polo di attrazione.

Per esempio nelle Due Sicilie il Gruppo FIAT produce nei vari stabilimenti le seguenti autovetture:

 

Cassino (FR): FIAT Stilo MW, Croma, Bravo, nuovo modello LANCIA Delta HPE (dal 2008)

Pomigliano (NA): ALFA ROMEO 147, GT, Famiglia 159

Melfi (PZ): FIAT Grande Punto

Termini Imprese (PA): LANCIA Ypsilon     

 

Il fatturato di Gruppo verso terzi prodotto in Italia ha rappresentato l’1,6% del PIL nel 2006 e rappresenterà l’1,9% nel 2010.

La presenza di altri costruttori automobilistici garantirebbe una maggiore incidenza sul PIL e sicuramente maggiori benefici in termini occupazionali.

Una delle multinazionali che potrebbe insediarsi nelle Due Sicilie potrebbe essere, per esempio, la Toyota.

La casa giapponese ha infatti una visione globale che si integra con la volontà di presentarsi come player locale che pensa, sviluppa e costruisce le auto laddove queste devono essere vendute.

In Europa il suo impegno è confermato dagli oltre 6 miliardi di euro investiti finora, dai ben 56mila dipendenti, dal centro design sulla Costa Azzurra, dalle nove fabbriche presenti di cui due site nel Regno Unito, una in Francia, due in Polonia, una in Portogallo, una in Turchia, una in Repubblica Ceca, una di prossima apertura a San Pietroburgo che porterà la capacità produttiva installata a oltre 850mila vetture all’anno.

 

I maggiori costruttori europei, Volkswagen e PSA in testa, già presenti in altri Paesi del Sud Europa, potrebbero essere interessati ad insediarsi nelle Due Sicilie se le stesse fossero capaci di attrarre in via autonoma tali investimenti così come già avvenuto altrove.

 

E’ compito di noi duosiciliani essere convinti delle nostre potenzialità; nel caso dell’industria automobilistica già 4 stabilimenti sono presenti.

Il destino può essere solo nelle nostre mani; dobbiamo gestirlo così come hanno fatto altri Paesi vedi Irlanda, Spagna, Portogallo che hanno migliorato, negli ultimi anni, il loro reddito pro-capite ed il tasso di occupazione grazie ad accorte politiche economiche ovviamente indirizzate agli interessi della propria gente.

E’ da 147 anni che le Due Sicilie, che erano il terzo Paese al mondo per sviluppo industriale, registrano tassi da sottosviluppo.

E’ ora di scuoterci e di riprendere in mano il nostro destino utilizzando tutti gli strumenti democratici a nostra disposizione.

 

Luca Longo

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