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Associazione culturale Neoborbonica
L'orgoglio di essere meridionali

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Home arrow Le tue lettere arrow Le tue lettere arrow Viva l'italia..- Don Paolo

Viva l'italia..- Don Paolo PDF Stampa E-mail
Caro amico,

sono sicuro che anche lei è uno dei milioni di italiani vittima,ahimè,
della storia bugiardal;a invito pertanto  a leggere lo stato
dell'economia pre unitario del Regno delle Due Sicilie,cioè prima
dellarrivo del "suo eroe" Garibaldi,di cui le fornisco una
sintesi.Qesti che leggerà sono fatti,dati storici
incontrovertibili.Eppure lei rimarrà sbalordito,perchè molto
probabilmente non li aveva mai letti prima o non ne aveva mai sentito
parla.
E' interessante rileggere una pagina di storia, che tratta del miracolo
economico,sicuramente l'ultimo, nel Sud dell'Italia.
Il periodo è quello del regno di Ferdinando II e come riferisce il
Nassau Senior, il Re si poteva ben definire un liberista. Egli infatti
si diede molto da fare per ridurre i dazi che allora esistevano,su
almeno un centinaio di prodotti,tanto che questa sua politica fu
elogiata anche dal Parlamento inglese, sottolineando come la politica
del monarca fosse illuminata dalla teoria del Libero Scambio.
La politica di Ferdinando era volta a rendere il paese indipendente e
sviluppato. Si diede forte impulso alle industrie;il complesso
industriale dell'opificio di Pietrarsa a Portici era un stabilimento di
grandi dimensioni,copriva una superficie di circa 34.000 mq,con più di
mille impiegati che aveva una linea produttiva che spaziava dalle
rotaie alle macchine a vapore, dalle gru alle caldaie,fino alle
bombe.Una sezione di questa fabbrica si occupava anche di lavori più
leggeri,come la copertura dei fili con la seta,oggi si usa la gomma.

Oltre a Pietrarsa,fu dato notevole impulso anche alla Real Ferriera
della Mongiana,che Ferdinando in persona seguiva con passione, con
l'intento di farne l'arsenale più importante del Mediterraneo.
Non bisogna dimenticare la Real Fabbrica di armi di Torre Annunziata, la
Real Fonderia di Poggioreale ,oltre all'Arsenale militare di Napoli e ai
cantieri navali di Castellammare,che sicuramente erano i più grandi e
moderni d'Italia,tanto che  già era cominciata la trasformazione per la
costruzioni di scafi in ferro.

Quindi è lecito parlare per il meridione di una tradizione industriale
già a cavallo tra la prima e la seconda metà del XIX secolo. Basti
pensare che alla Mostra industriale di Napoli del 1853, alla quantità
di brevetti, come macchine a vapore per gli usi più disparati ,macchine
pneumatiche,telescopi del famoso,ancora oggi La barbera,bilance,orologi
e perfino un motore elettromagnetico.

Il settore tessile ebbe un notevole impulso dalla politica del governo
che riuscì ad attirare capitali stranieri,soprattutto svizzeri e
tedeschi,che crearono una serie di fabbriche in Terra di Lavoro e nella
provincia di Salerno. La zona della valle del Liri era conosciuta per il
polo industriale dei lanifici,ben quindici. La qualità dei panni
prodotti era notevole,grazie anche alla introduzione della lana merinos
in loco,il settore dava lavoro a circa 20.000 operai!
Se consideriamo poi il settore della seta, che con lo stabilimento di
San Leucio, aveva reso famosi in tutta Europa i suoi prodotti filati
per la qualità eccezionale.
Sviluppata era anche l'industria per la lavorazione delle pelli e del
cuoio,solo a Napoli esistevano 15 fabbriche,tanto che si era riusciti a
far crollare l'importazione di questi prodotti dall'estero.
Accanto all'iniziativa privata ci furono massicci interventi da parte
dello Stato con la finanza pubblica attraverso le Società economiche
provinciali,che mirava alla creazione di un industria pesante.
Infatti il settore più avanzato era quello metalmeccanico e
siderurgico,si producevano,in vari stabilimenti e centri sparsi per il
regno,barre e lamiere,macchine agricole,lavatrici automatiche a
vapore,quella del Real Albergo dei poveri a Napoli,lavava duemila
lenzuola!
Importante anche l'industria alimentare,che produceva soprattutto
pasta,famosi i maccheroni esportati in tutto il mondo,che dava lavoro a
moltissimi addetti,oltre a questi erano centinaio gli stabilimenti per
la produzioni di latticini,mozzarelle di bufala,insaccati e conserve.

Quindi il quadro ci fa capire,che nonostante il paese fosse
prevalentemente agricolo, esisteva già la struttura di un paese
industriale, con manodopera e tecnici specializzati,ma non basta.
In questo periodo la situazione economica della penisola italiana era al
rovescio,basti pensare che
Mentre nelle province napoletane vi erano circa 9.500 medici su una
popolazione di 9.000.000 di abitanti,nel totale delle province del nord
i medici  erano in tutto 7000 però su una popolazione di 13.000.000.
Mai come intorno agli anni 60 del XIX secolo,quindi alla vigilia
dell'unità d'Italia,il meridione aveva la struttura per spiccare il
volo dal punto di vista economico ed industriale,pur in presenza di
problemi a carico soprattutto delle zone più remote ed agricole.
L'unificazione fu per le Due Sicilie, la pietra tombale di tutte le
aspirazioni,ma anche l'inizio di una spoliazione che va avanti ancora
oggi, colpa soprattutto delle classi politiche succedutesi, incapaci di
impedire i saccheggi prima e l'abbandono poi.
re.

Alla luce di tutto ciò non si può negare che non vi fossero delle sacche
di arretratezza o di povertà,ma consideri che in Piemonte in quel
periodo stavano di gran lunga peggio.Era un paese agricolo e arretrato,
indebitato,tanto che il re si vendette casa,la Savoia e Nizza, alla
Fancia per fare cassa.Se partiamo da qui,potremo facilmente dedurre che
probabilmente a questo punto,dopo 146 anni, il meridione d'Italia
sarebbe a ben altro punto.
Tutto questo per la precisione,dopodichè ognuno potrà mantenere le sue
opinioni politiche ed ideologiche,ma con un senso critico maggiore.
Certo di aver fatto un po' di chiarezza la saluto.

"Viva 'o Rre!"
 DonPaolo
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