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Associazione culturale Neoborbonica
L'orgoglio di essere meridionali

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Viva l'italia...-Caraless PDF Stampa E-mail

Ciao Antonello,
Non voglio essere polemico con te, perchè da quello che hai scritto mi
fai capire che non hai una conoscenza storica completa e allora voglio
spiegarti delle cose. Non chiamarmi presuntuoso, ma  voglio metterti a
conoscenza sulla verità storica che purtroppo ancora oggi non si studia
sui banchi di scuola. Ricorda la storia viene scritta dai vincitori
delle guerre e se il sud vive ancora oggi una situazione di disagio e
proprio a causa dell’unità d’Italia. Nel 1861 è nata la questione
meridionale che sussiste ancora oggi.
Ti sei chiesto perché i primi anni di unità nazionale furono terribili
per il sud Italia?
Dal 1862 al 1870 nacque quel fenomeno che chiamarono brigantaggio. E
sai chi erano questi briganti? Quella parte di popolazione che scese in
campo per combattere contro l’invasore.
Furono uccisi tantissimi meridionali,deportati nel lager di
Finestrelle vicino Torino  e molti sciolti nella calce viva perché non
vollero passare nell’esercito italiano. Furono rasi al suolo villaggi,
uccisi uomini,donne stuprate e ancora altri delitti terribili.
Ti chiedo gentilmente di informarti e ti invio dei link così potrai
avere una visione più chiara di tutto. Speriamo che poi anche tu possa
diventare uno di noi.

Noi se inneggiamo una dinastia, un periodo storico e perchè in quel
periodo e cioè dal 1734 al 1860 il regno delle due sicilie era
diventata proprio grazie ai Borboni la terza potenza europea.
Il Sud fino al 1734 aveva avuto tante dominazioni ma con l’arrivo di
Carlo di Borbone finalmente il sud riaveva di nuovo un re che viveva
nel suo regno. I figli di questo re nacquero a Napoli a Palermo e
quindi erano appartenenti alla nostra terra :
In quel periodo storico sono state costruite grandi fabbriche,
industrie, opifici, un grande albergo per ospitare i poveri del regno.
Avevamo tanti primati in Europa.
Per dirne alcuni :
A Pietrarsa nel 1840 avevamo la più grande fabbrica metalmeccanica con
1050 operai mentre l’Ansaldo a Genova ne occupava solo 480 e la FIAT
non era ancora nata.
Il 3 ottobre 1839 fu inaugurata la prima ferrovia italiana la tratta
Napoli – Portici.
E se parlare di agricoltura o di pastifici può sembrare scontato,
sembrano meno scontati gli oltre 2000 addetti complessivi delle
ferriere di Mongiana in Calabria. E sembra meno scontata la produzione
di locomotive, rotaie, gru o motori. Solo nel settore tessile si
contavano 1200 fabbriche e 48.000 operai nel Mezzogiorno continentale.
L’antica tradizione dell’industria conciaria regalava al Regno un
altro primato: la produzione di 700.000 dozzine di paia di guanti
(mentre nel resto dell’Italia se ne producevano solo 100.000).
E che prospettive avrebbe avuto la nostra industria alimentare, una
delle nostre vocazioni industriali, con gli oltre 300 pastifici che
esportavano in Italia, negli Stati Uniti, in Russia, in Germania, in
Austria, in Svezia, in Tunisia, in Turchia o in Brasile?
Nei cantieri di castellammare fu creato il primo vapore che arrivò per
prima in America.
A castellammare fu creata anche l’Amerigo Vespucci

E sai poi cosa è successo all’arrivo dei Savoia ? chiusero quasi tutte
queste fabbriche perché fummo conquistati ed era normale che i
conquistatori facessero di tutto per chiuderle e per farci diventare
una loro colonia.
Ed è normale che oggi anche pasta e pomodori vengano dal Nord. Così
come è normale per un paese colonizzato distruggere uliveti, mucche o
granai, vittime degli interessi “superiori” dell’Europa o delle
multinazionali. 

Chiusero quelle fabbriche “borboniche” perché delle 600 locomotive
occorrenti alle ferrovie italiane solo 70 furono ordinate a Pietrarsa.
E agli operai della nostra antica fabbrica voluta da Ferdinando II «per
affrancarci dal braccio straniero», quando si riunirono nel cortile per
protestare contro i licenziamenti, spararono con le baionette: quattro
di loro furono ammazzati e sono stati dimenticati anche se sono stati i
primi martiri della storia operaia.
Chiusero quelle fabbriche, vittime delle 34 nuove tasse del governo di
Torino o schiacciate dalle politiche prima liberistiche e poi
protezionistiche funzionali solo allo sviluppo delle industrie dell’
Italia del Nord.

Che Sud ci sarebbe stato senza quell’unificazione sbagliata?
Un Sud sicuramente con una sua classe dirigente degna, un Sud dove
magari non tutto sarebbe stato perfetto ma  con una precisa identità
culturale, religiosa, politica ed economica. Un Sud che in una
confederazione di Stati italiani sarebbe stato rispettato e avrebbe
avuto il ruolo che gli spettava, un Sud né oltraggiato né subalterno ma
rispettato e protagonista, anche in Europa.
Non è vero che i Borboni erano con l’aristocrazia,anzi il re dava le
terre ai contadini per farle coltivare e farli vivere dei prodotti
della terra e per questo gli aristocratici erano contro il re.
Potrei stare a scriverti per ore,quindi per piacere non inneggiare a
Garibaldi che è stata la causa dei nostri mali insieme ai Savoia,Cavour,
Mazzini e compagni.
Ricorda che l’emigrazione fino al 1860 non esisteva anzi,dall’estero
venivano ad abitare nel nostro regno indipendente.
Dopo il 1860 e agli inizi del 1900 non so quante famiglie sono
emigrate in America,Argentina ecc.. con le valigie di cartone perché
qui non avevano più niente.
Poi per quanto riguarda Mussolini è tutt’altro argomento.
Io non penso che sotto il duce si viveva male.
Aveva ottime idee ed era si un dittatore ma rispettato e temuto in
tutta l’Europa e le cose stavano migliorando molto anche al sud.
L’unico ma il più grande errore che ha commesso è stato allearsi con
Hitler e seguire le sue leggi razziali.

Alessandro

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