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Associazione culturale Neoborbonica
L'orgoglio di essere meridionali

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Lettera di protesta per "Eravamo solo mille". PDF Stampa E-mail
Egregio Direttore

In quanto meridionale (padre siciliano e madre napoletana) sono completamente allibito e offeso dopo aver assistito, nelle ultime due serate, alla messa in onda su RAI UNO della fiction televisiva dal titolo "Eravamo solo mille".
Costoro erano rappresentati da un'accozzaglia di gente mal vestita e male armata, coadiuvati da un pugno di presunti mafiosi e da un ufficiale dell'esercito piemontese. Tra essi si annoveravano un ragazzino, un letterato, uno scrittore, un medico, una donna, un ladro, un handicappato, un numero non ben definito di analfabeti e per la maggior parte gente anziana tutta rassomigliante all'"eroe" per antonomasia.
Loro contendenti, decine di migliaia di soldati borbonici non ben definiti (forse erano di una Nazione chiamata Borbonia che magari qualche anno prima avevano invaso e conquistato mezza Italia). Per la maggior parte vigliacchi che scappavano davanti al nemico o che addirittura tradivano unendosi ad esso. Loro capi un Re mezzo deficiente e più vigliacco dei suoi soldati, una Regina mezza zoccola e un ufficiale talmente forte che per farlo morire lo hanno fatto infilzare con la sua stessa spada. Bella immagine di questo Paese da esportare all'estero.
E' davvero ridicolo tutto questo. Francesco II Di Borbone non era né deficiente né vigliacco e lo ha dimostrato a Gaeta, nell'ultima difesa del Regno. Maria Sofia Di Borbone non era zoccola e lo dimostrarono il disfacimento delle calunnie perpretate da due loschi figuri (una prostituta e un fotografo). I soldati borbonici, (abruzzesi, molisani, gaetani, napoletani, lucani, pugliesi, calabresi e siciliani) furono traditi dai loro generali corrotti e pagati dagli inglesi e dai piemontesi e salvarono il loro onore, e quello dei loro popoli, sacrificandosi in una difesa senza speranza. Molti di loro (migliaia) pur di non tradire la loro fedeltà al proprio Re, preferirono morire nei campi di sterminio sabaudi e poi sciolti nella calce viva. Altri ancora diventarono partigiani ("Briganti") in una guerra civile durata oltre dieci anni preferendo morire anziché arrendersi.
Infine, i "mille" furono subito affiancati dai picciotti della mafia baronale siciliana e da diverse migliaia di soldati piemontesi congedati dal loro esercito per la bisogna.
Non so se questa mia sarà mai pubblicata, ma non ho potuto fare a meno di scriverla, mi scappava urgentemente. Quello che è certo e che la commemorazione del bicentenario della  nascita del "Gran Maestro" è incominciata nel peggiore dei modi, figuriamoci cosa succederà più in là.
Di sicuro è che semmai avessi avuto qualche dubbio nel definirmi neoborbonico, questo tipo di trasmissioni non fa altro che rafforzare le mie convinzioni.
SalutandoLa distintamente le porgo i più duosiciliani  saluti.
Nicola Catanese
Napoli, 16 gennaio 2007.
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