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Associazione culturale Neoborbonica
L'orgoglio di essere meridionali

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Pensiamo al futuro non dimenticando il passato PDF Stampa E-mail

Nel discorso ai partecipanti all’incontro promosso dalla Fondazione Robert  Schumann, Giovanni Paolo II, il 7 novembre 2003 disse:

“ Una società che dimentica il proprio passato è esposta al rischio di non riuscire a far fronte al proprio presente e, peggio ancora, di diventare  vittima del proprio futuro!”

Non dimentichiamo il passato, non lo dobbiamo dimenticare! Dobbiamo però pensare al presente sempre più nero, ed al futuro. Siamo già vittima del nostro futuro? Che il buon Dio lo mandi buono.

Inizio col dire che l’unita’ d’Italia, non fu fatta dai savoiardi perché il loro grande desiderio era l’appropriazione delle terre e dei tesori materiali ed immateriali, dell’applicazione delle tasse su tutta la nazione ottenendo così quel prestigio mai avuto prima.

L’unità c’era già prima. La religione comune, il dolce stil novo voluto dal Sommo Poeta, facevano già unità alla quale, per essere completa, bisognava aggiungere la Cultura, il Pensiero, le Tradizioni, che a tutt’oggi mancano.

L’attuale situazione quindi, frutto di leggi e modo di vivere savoiardo, non è per niente bella. La ricchezza portata sempre più a nord del mondo porta una miseria sempre più grave a sud del mondo avvertita molto di più nel nostro meridione pur essendo l’Italia unita sulla cartina geografica (sic!).

L’apertura del cosiddetto corridoio 8 porterà altra miseria ed altra delinquenza a sud dell’Italia.

Già si vedono i frutti e l’operato di questa delinquenza, i moltissimi poveri (giustamente o ingiustamente) non solo chiedono l’elemosina per le strade ma si permettono di entrare nelle case per racimolare un poco di gioielli e contante frutto di sacrifici  (per fortuna non sempre con ferimenti od omicidi).

Il nuovo governo come il precedente del tipo savoiardo, durante la fase elettorale, garantiva meno tasse per coloro che si trovavano nel ceto medio, ed avrebbe tassato solo i furbi ricchi.

Come Quintino Sella, che applicò la tassa sul macinato, il presente governo, insoddisfatto della svalutazione del 50% dell’euro, avvenuta per opera dei loro predecessori anch’essi savoiardi  e del costante aumento dei prezzi al dettaglio applica la rivalutazione dei fabbricati, venendo così a pagare più Irpef, più Ici, insomma più tasse.  

 Il prezzo del petrolio scende - ed i prezzi dei sui derivati rimangono invariati, facendo pagare ai cittadini anche le tasse sulle tasse.

A fine mese, tra tasse, imposte, bollette per luce, mala-televisione,acqua, gas ed altri infiniti balzelli ci ritroviamo senza un centesimo dopo anni ed anni di duro lavoro (perché in passato lavorare era duro)  

Siamo veramente stanchi delle fittizie elargizioni (alias elemosine) che lo stato invia al Sud per renderlo buono; e mi meraviglia il fatto che su una trentina di milioni del popolo meridionale e su circa cinquecento tra deputati, senatori, governatori, mangiapane a tradimento del Sud, nessuno reclama, ma tutti accettano bovinamente quello che i governanti decidono anche a costo di cadere in miseria invece di avere una vita serena.

Vedo il Sud sempre più a sud, e Napoli Regno - sempre più Napoli sottospecie di Provincia in mano alla camorra.

Non vedo sbocchi per i nostri figli e peggio ancora per i nostri nipoti.

Bisogna allargare la cerchia, cercando sempre nuovi adepti evitando gli infiltrati che prima o poi s’insinueranno e tradiranno come hanno fatto in precedenza.

Diceva un avvocato napoletano: se siamo in tre ed uno mi tira un pacchero, devo tenermelo; ma se siamo in trenta le cose cambiano.

Se veramente desideriamo il riscatto del Sud, allora dobbiamo applicare la regola del chiodo scaccia chiodo, nel senso che se a nord e principalmente a Torino sono massoni e carbonari noi saremo contro-massoni-carbonari, se il Mazzini odierno scrive male del Sud, (leggi pennivendoli di stato compresa la tv e loro sceneggiati televisivi come ERAVAMO SOLO MILLE)  noi abbiamo il sacrosanto dovere di dimostrare il contrario.

Allora mi viene in mente un sogno fatto tempo addietro allorché vidi l’Albergo dei poveri ed il Palazzo Reale di Napoli , in stato di totale decadenza.

Sognavo di vedere nell’albergo dei poveri, ristrutturato, tutti i poveri che attualmente chiedono l’elemosina, essi imparavano i bei mestieri dell’artigianato, ricamo e cucito, lavori all’uncinetto e al tombolo, costruzione di tendaggi, per le donne; lavorazione del legno, del ferro, dipintura su ceramiche e ad olio , assemblaggio di p.c. e televisioni e quant’altro esiste per gli uomini. Sognavo di vedere scuole per giornalisti e fotografi, Scuole …tante scuole per i poveri in quel bellissimo Albergo dei poveri!  Era un sogno ma realizzabile con la volontà!

Gianni

 

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