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Dai Normanni agli Svevi agli Angioini PDF Stampa E-mail

XII sec.

Nel 1123 è eletto l'ultimo duca del ducato autonomo (Sergio VII) che è costretto a combattere contro il re normanno Ruggero II che vuole conquistare il potere; costui assoggetta progressivamente tutto il Meridione della penisola italiana, che diviene una nazione autonoma; la capitale è Palermo e è inglobata Napoli, alla morte del duca, senza eredi (1139), scacciando le comunità arabe, bizantine e longobarde. Il nuovo re Tancredi dà impulso al commercio della provincia napoletana (concedendo persino il privilegio di battere una propria moneta d'argento) e fa rifiorire l'industria e l'artigianato (decretando anche l'esenzione tributaria della città).

Il Regno di Sicilia viene invaso dal tedesco Enrico VI nel 1198 che vanta legami ereditari coi Normanni e riesce quindi a sostituirli con la dinastia sveva. Il regno che passa agli Svevi è caratterizzato dal feudalesimo, unico sistema per governare proficuamente territori vasti tramite i baroni, uomini di fiducia del monarca.

XIII sec.

La prematura morte di Enrico fa ascendere al trono di Sicilia il piccolo Federico II, tutelato prima (e per poco) dalla madre e poi dal Papa. La sua corte di Palermo costituisce un esempio di cosmopolitismo raro: l'imperatore è svevo di padre, normanno di madre, cattolico di tutore, vivente in una capitale dominata da Arabi ed Ebrei, sposo di un'aragonese! Federico II difende con successo il suo stato dalle mire di Ottone IV che vuole estendere l'impero teutonico nel Mezzogiorno contro i voleri del Papa. Per tale motivo Federico II diviene capo del Sacro Romano Impero, avendo a fianco come segretario di stato il famoso Pier della Vigna, originario di Capua. La politica federiciana verso Napoli è impopolare perchè abolisce i privilegi preesistenti ed inasprisce la pressione fiscale, pur fondandovi una delle prime università degli studi del mondo (1224). Gli succede il figlio legittimo Corrado IV, risiedente in Germania, provvisoriamente sostituito dal figliastro Manfredi (1250).

Dopo aver strappato con la forza il trono a costui, Corrado decede prematuramente e lascia come erede il suo figlioletto di appena due anni, Corradino. Ciò, naturalmente, riaccende le pretese di Manfredi che però s'imbatte nella tenace opposizione del Papa Innocenzo IV, reale tutore. Con un esercito inferiore per numero il Pontefice deve cedere ma chiama in aiuto i Francesi.

Nel frattempo Manfredi divulga la menzogna della morte di Corradino e si fa incoronare nella capitale siciliana. All'elezione del nuovo Papa Clemente IV, di origine francese (1266), Carlo I d'Angiò si decide ad intervenire per costringere Manfredi a lasciare il trono usurpato al nipote. Il disegno ha successo e l'usurpatore cade in battaglia ed il Regno di Sicilia passa agli Angioini. Appena giovanotto, il legittimo erede degli Svevi Corradino parte alla riconquista del regno ma a Tagliacozzo il suo sogno svanisce e la scure del carnefice recide la sua testa nella piazza del mercato a Napoli.

Carlo è sempre più legato alla città e trasferisce la capitale da Palermo a Napoli, pi? al centro dei suoi interessi verso Roma col Papa e verso la Francia con suo fratello Luigi IX (1282). Sia per il declassamento di Palermo che per il malcontento per l'opprimente pressione fiscale, la Sicilia insorge da Monreale contro i Francesi durante i famosi Vespri Siciliani, seguita da molte regioni del Sud Italia.

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