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Associazione culturale Neoborbonica
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pensiero antigiacobino PDF Stampa E-mail

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ALLA FACCIA DEI GIACOBINI!

Come esiste una cultura neoborbonica che affonda le sue radici nel periodo più opulento e felice della nazione duosiciliana e lo attualizza nelle problematiche odierne, così esiste una cultura neogiacobina che si ispira alle rivoluzioni tra Settecento e Ottocento e le perpetua ideologicamente anche nel terzo millennio.

Questa estate esse sono entrate in rotta di collisione per il bicentenario dei tragici fatti del 1806 a Lauria, in Basilicata.

Senza entrare nel dettaglio del fiume di parole che ha caratterizzato la commemorazione, bisogna rilevare l'estremo livore dei neogiacobini locali per lo spazio concesso alla parte avversa. Il loro concetto di democrazia (fedele agli insegnamenti rivoluzionari) vale soltanto tra normalizzati perchè a coloro che stanno in un altro livello (da essi ritenuto inferiore e retrogrado) non vorrebbero nemmeno concedere il minimo spazio.

Riteniamo che tale riprovevole ed incivile comportamento dipenda essenzialmente dal fatto che i giacobini di due secoli fa quando si trovarono al punto di passare dalle parole ai fatti capirono (quelli intelligenti) che qualcosa non funzionava. Le loro idee sovversive infiammavano solo un'èlite mentre il popolo (strumento principale di ogni rivoluzione) era tiepido se non freddo (come in Vandea, in Bretagna, in Provenza) ai loro richiami sino a combatterli nella stessa Francia. Naturalmente grazie al dio denaro si organizzarono spontanee azioni popolari pro-rivoluzione con la famigerata guerra europea che da Parigi voleva imporre il nuovo mondo a tutti i dissenzienti. Fu sempre una (impari) lotta tra un esercito, ben pagato ed armato e con diritto di saccheggio e stupro, e la popolazione inerme che resisteva con ogni mezzo e sacrificio.

Nei sogni giacobini era esattamente il contrario: il popolo male armato che si ribella al potere antirivoluzionario che dispone di eserciti ben pagati, ben armati e senza scrupoli. Tutti i giacobini (di ieri ma anche di oggi) meno intelligenti hanno sempre avuto questo mito in testa ma, giacchè non riuscivano a capire completamente, non hanno captato gli eventi storici (popolo contro rivoluzione) ed hanno scambiato illusione e realtà, autoconvincendosi che il popolo era con la rivoluzione, vittime anche del sistema dell'informazione abilmente travisato da chi detiene effettivamente il potere. In tal modo quando si imbattono in avvenimenti come il sacco di Lauria dell'agosto 1806, in cui è inequivocabile il ruolo antirivoluzionario della popolazione, incominciano a delirare sulle capacità dei popolani definiti pazzi, ottusi, subornati dalla religione e, tutto sommato, degni di assaggiare la punizione delle baionette francesi!

Ma la verità è proprio il contrario come ben conoscono quelli che muovono i fili (con i finanziamenti) di qualsiasi rivoluzione!

Tutta la rabbia dei neogiacobini laurioti risiede nel fatto che il popolo rifiutò i valori dei francesi e dei collaborazionisti duosiciliani e scelse di morire atrocemente pur di difendere i propri ancestrali ed eterni Valori. E come chiamare allora quei pochissimi che (per loro documentato tornaconto) dettero man forza allo straniero invasore causando lutti e rovine ai propri concittadini e perfino ai propri parenti? TRADITORI semplicemente e indefettibilmente TRADITORI. Traditori della terra che li ha visti nascere, del latte che li ha allevati, del vino che hanno bevuto con i compaesani, dei sorrisi che hanno scambiato con le ragazze poi violate e soppresse nel sacco, delle ossa dei loro avi che mai avrebbero immaginato la triste fine del loro seme! Esempio per tutti quelli del famoso Nicola Carlomagno che, nel 1799, si schierò dalla parte dei rivoluzionari tradendo la sua patria, il suo re ed il suo popolo. Secondo le norme di diritto internazionale fu poi giudicato e condannato dal legittimo governo e, nel salire al patibolo, inveì contro quel popolo testimone della sua infamia che aveva constatato contrario alla rivoluzione con una delusione pari alla superiorità (tipica dei giacobini) che ostentava nei suoi confronti.

Se c'è una cosa che fa irritare al massimo i giacobini è, si ripete, l'ostilità del popolo; essi lo possono offendere con mille epiteti ma rappresenterà sempre un rospo assai indigesto ed incomprensibile per le loro capacità.

Come nel 1799, nel 1806 e nel 1860, in Francia e nelle Due Sicilie, in Messico ed in Spagna il popolo vero ha sempre lottato contro la rivoluzione: ALLA FACCIA DEI GIACOBINI di ieri, di oggi e di domani!!!

Il sanfedista

(nell'immagine duosiciliani contro i francesi invasori)

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