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Home arrow Real Esercito arrow Gli eroi Borbonici delle Due Sicilie arrow Luigi di Jorio

Luigi di Jorio PDF Stampa E-mail

Questo giovane ufficiale dell' esercito borbonico nacque a Montecilfone (Molise) nel 1839. Alfiere nell' 8 battaglione cacciatori, da gennaio a marzo del 1860 è di stanza a Salerno col proprio battaglione. Da qui nell'aprile del 1860 viene trasferito in Sicilia e, nel maggio, è aggregato alla colonna mobile del generale Landi mandata verso Calatafimi per sbarrare il passo a Garibaldi. L'alfiere di Jorio partecipa alla battaglia di Calatafimi, dove riceve una ferita alla fronte da un colpo di baionetta ed una sassata ad un orecchio. Nella ritirata su Partinico riceve un colpo di pistola di striscio ad un braccio, mentre con i suoi uomini difende da un assalto l'?ambulanza che trasporta i feriti raccolti a Calatafimi.

Prende parte ai combattimenti di Palermo svoltisi nella città dal 27 al 30 maggio. Viene ferito gravemente da una fucilata sparata dal campanile del duomo di Palermo, mentre con i suoi uomini è di guardia davanti al regio palazzo. Trasferito via mare a Napoli, viene ricoverato nell' ospedale militare dei Granili, dove è operato dal celebre professore dell'università di Napoli e chirurgo Giovanni Antonelli da Vastogirardi. Si salva miracolosamente ed il 10 giugno viene promosso 2° tenente e decorato con la medaglia d'oro di S. Giorgio della Riunione. Su sua domanda rientra dopo un mese nel battaglione che si trova a Messina, appena in tempo per prendere parte alla battaglia di Milazzo dove viene nuovamente ferito. Ricoverato in ospedale a Messina viene decorato con la Croce di Cavaliere di Francesco I dal colonnello Anzani dello stato maggiore. Dopo quattro giorni viene trasferito dall' ospedale di Messina a quello di Reggio, mentre il suo battaglione viene trasferito a Napoli. Rimessosi in piedi per la seconda volta, nonostante le ferite, partecipa il 20 agosto alla difesa di Reggio. Caduta Reggio in potere delle camice rosse, si rifiuta di aderire a Garibaldi e s' imbarca alla volta di Napoli dove arriva la sera del 25 agosto. 

Si riunisce al suo battaglione e nel settembre del 1860 ed è di nuovo in prima linea sul Volturno dove dopo aver partecipato alle prime scaramucce con le camice rosse e alla vittoriosa conquista di Caiazzo, il 1° ottobre combatte sul fronte di S. Angelo in Formis. Presente ancora sui campi di battaglia del Garigliano e di Mola, il 12 novembre arriva a Gaeta. Con la rimanente parte dell'esercito difende l'istmo di montesecco dal furibondo assalto piemontese subendo leggere ferite di striscio, fino a quando Francesco II non da ordine ai soldati di entrare nella piazza. Il 29 novembre partecipa alla sortita dalla piazza comandata del colonnello Bosco. Dopo questo episodio parte da Gaeta e sbarca a Civitavecchia, ma rimane inoperoso per poco tempo poichè nel gennaio del 1861 si aggrega alla colonna del de Christen e con detti soldati partecipa al vittorioso scontro di Bauco. Sconfinato con gli uomini di de Christen nello Stato Pontificio decide di raggiungere, con l'ausilio di alcune barche di pescatori, la piazza di Gaeta ancora assediata. Arrivato nella piazza riceve il nastro della campagna militare sul Volturno e la medaglia di Gaeta. Terminato l'assedio nel febbraio del 1861 viene condotto prigioniero a Ventotene. Liberato dopo la caduta di Civitella del Tronto, torna a Napoli ma costretto a fuggire perchè avendo rifiutato di servire nell' esercito italiano teme di essere arrestato. Il 25 marzo da Napoli s'imbarca su un mercantile francese e arriva a Civitavecchia. Da qui prosegue per Roma dove viene ricevuto dai sovrani in esilio a palazzo Farnese. Dopo poco organizza una banda formata da 200 ex militari borbonici, tutti riparatisi nello Stato Pontificio, fra cui 10 ufficiali di grado inferiore al suo e si inoltra sulle montagne per raggiungere la banda legittimista di Chiavone. Sorgono alcune difficoltà poichè a Veroli non trova le armi promesse dal comitato borbonico di Roma e nemmeno viveri, cavalli e uniformi di ricambio nel monastero di Trisulti perchè sequestrato tutto dai soldati francesi. A tappe forzate si sposta con i suoi uomini verso Frosinone dove viene rifornito di armi dal colonnello pontificio don Jose Serra, spagnolo ma al servizio del papa, e guidato dall'abate Gonnella giunge a Sora dove si congiunge a Chiavone. Come prima azione occupa militarmente in nome del re Francesco II il paese di Monticelli nel distretto di Sora ma assalito dai piemontesi con forze maggiori è costretto a sloggiare lasciando sul campo 130 morti, mentre il resto della sua colonna si rifugia da Chiavone. Con l' arrivo di Tristany e la fucilazione di Chiavone, Luigi di Jorio rientra a Roma stanco e affamato. Decide di arruolarsi volontariamente nell' esercito pontificio nel 1° reggimento cacciatori. Viene promosso capitano il 25 febbraio 1867 e poco dopo è impegnato con i suoi uomini nella battaglia di Monterotondo e, successivamente, in quella di Mentana. Riceve a Roma da monsignor de Merode, su ordine del cardinale Antonelli, il grado di Maggiore Pontificio e la croce di S. Gregorio Magno per essersi distinto nei vari scontri. Nello stesso anno riceve dalle mani di Francesco II la Croce di Cavaliere di S. Ferdinando al merito. Il 20 settembre del 1870 l'ormai maggiore di Jorio è sulle mura di porta S. Pancrazio a difendere Roma dalle cannonate piemontesi. A sera con le sue compagnie presidia piazza S. Pietro per difendere la persona di Pio IX da eventuali colpi di mano.

Caduta Roma, con 6000 prigionieri è condotto a Napoli e incarcerato nel forte di S. Elmo fino al 6 ottobre quando un'amnistia lo rende libero.

a cura di Luca Esposito

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