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L'orgoglio di essere meridionali

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Risorgimento



articolo angioini e aragonesi PDF Stampa E-mail

Come gia detto nel precedente articolo alla morte di Federico II la corona del meridione venne assunta pro tempore dal figlio naturale Manfredi, nato dalla donna più amata da Federica II, Bianca Lancia.

Al papa questo stato di cose non stava bene Fù così che Innocenzo IV,chiamò ,offrendogli la corona,del regno ,Carlo d'Angiò fratello del re di Francia . Questi alla testa di un poderoso esercito scese nell'Italia del Sud e il 26 Febbraio del 1266 nella piana di Benevento sconfisse Manfredi che in tale battaglia trovò anche la morte. Carlo d'Angiò portò la capitale a Napoli e definitivamente si assicurò il dominio del regno allorchè il 23 Agosto 1268 a Tagliacozzo sconfisse e catturò Corradino di Svevia, che dopo una farsa di processo a solo sedici anni il 28 Ottobre del 1268 fù decapitato nell'odierna Piazza Mercato di Napoli insieme al suo amico Giovanni d'Austria. Si racconta che presente alla esecuzione vi fosse Giovanni da Procida, fedele amico di Federico II che giurò a sè stesso una giusta vendetta.

Dopo il 1268 Carlo d'Angiò fu il primo re di Sicilia che pur avendo la capitale a Napoli.,si nominò re di Sicilia .Gli angioini furono molto duri nel tassare il popolo che specie in Sicilia mordeva il freno anche per l'onta subita del trasferimento della Capitale .Bastò una sola goccia per far trabboccare il vaso. I tributi erano molto esosi e spesso qualcuno cercava di eluderli. Siamo giunti nella primavera del 1282. e si era nella settimana di Pasqua, e i gabellieri deridevano il popolo obbligandoli a pagare. Un soldato francese di nome DROUET,con la scusa di controllare se fossero armati,mise le mani addosso ad una giovane donna frugandola dovunque. La donna svenne per la vergogna ed il marito con i parenti si ribellarono e al grido: "Muoiano i Francesi" diedero inizio ad un massacro che rapidamente si estese a tutta la Sicilia Fu l'inizioo dei Vespri Siciliani.

I fatti di cronaca sono molteplici,Carlo tentò invano di riconquistare la Sicilia che nel frattempo aveva offerto la corona a Pietro III di Aragona,consorte di Costanza figlia di Manfredi Dopo alterne vicende Carlo d'Angiò dovette rinunziare alla Sicilia ,pur avendo l'appoggio del Papa e della Francia (dal lato opposto erano schierati Pisa- Genova -l'imperatore d'oriente - i ghibellini delle città del Nord e l'imperatore d'Austria ) Il conflitto si protrasse a lungo e si addivenne ad un compromesso;gli Aragonesi erano chiamati re di Trinacria, Carlo d'Angiò, pur non avendo il possesso della Sicilia veniva chiamato anche re di Sicilia Il regno di Napoli era nato de facto nel 1282 e tale denominazione restò fino al 1815 quando nacque il regno delle due Sicilie.

Gli angioini regnarono fino al 1442, a solo titolo di cronaca li elenchiamo(il trattarli in particolare richiederebbe molti volumi ) Re di Sicilia e di Napoli: :Carlo I d'Angiò

Re di Napoli:

Carlo Idopo la perdita della Sicilia

Carlo II

Roberto I(il saggio)

Giovanna I d'Angiò

Ramo d'Angiò Durazzo:

Carlo III(anche re d'ungheria comeCarlo II)

Ladislao I d'Angiò

Giovanna II d'Angiò questa adotta Alfonso Primo di Aragona

Secondo ramo d'Angiò:

Renato I di Napoli??? spodestato da Alfonso I? di Aragona.

Tralasciando gli aragonesi di Sicilia qui elenchiamo solo i Re di Napoli : 

Alfonso I detto il magnanimo che essendo stato adottato da Giovanna II di Napoli ebbe l'appiglio legale per legittimare le sue pretese su Napoli

.Una volta conquistata Napoli,si fregiò del titolo REX UTRIUSQUE SICILIAE.

Ferdinando I (Ferrante)

Alfonso II

Ferdinando II (FERRANDINO)

Federico I che fù deposto da suo cugino Ferdinando II il cattolico che re di Aragona e Sicilia ,assunse poi il titolo di Ferdinando III(come re di Napoli)

Dopo di questo inizia il periodo vicereale. 

Ora a noi necessita trattare le condizioni di Napoli e dei napoletani in tutto questo periodo storico che và dagli Angioini agli Aragonesi .

Benedetto Croce nel suo volume Storia del Regno di Napoli (ediz. Laterza 1958 ristampa di quella prima del 1924) ne fa una descrizione felice e don Benedetto era molto avaro nei giudizi positivi.

Infatti il Croce descrive il Sud come un normale regno in cui abbastanza decentemente convivevano feudatari e vassalli nè più ne meno come gli altri stati europei,solo fa un appunto ai feudatari che non riunivano i parlamenti del popolo e questi si riunivano solo su richiesta dei re per le loro necessità Inoltre precisa che i vari potentati del regno discendenti dai Longobardi,dai Normanni,dagli Svevi ,poi infine dai Francesi,Catalani e Aragonesi miravano solo a mantenere i loro feudi senza alcuna fedeltà al regnante.

Pietro Giannone,nella sua Istoria Civile del Regno di Napoli collima in pieno con quello detto da Benedetto Croce alcuni secoli dopo,anzi il Giannone si richiama anche ad uno storico coevo degli Angioini e Aragonesi è ci fa una dettagliata cronaca, "f Stato di Santa Chiesa".

In questi secoli Napoli si abbellì di monumenti,castelli,ebbe una fiorente flotta e dominò anche nella politica del Mediterraneo Il popolo napoletano per sua indole non fù mai bellicoso sia durante il periodo Angioino sia durante quello Aragonese anche perchè all'inizio di ogni nuova dinastia la sentiva estranea alla sua terra La vita letteraria fù anche molto intensa ed ebbe il suo vero fulcro nell'Accademia ,la prima in Italia , che diretta dal Panormita,fu poi chiamata Pontaniana, I vari sovrani specie gli aragonesi concessero dei privilegi alla città come l'esenzione del focatico, e che i cittadini di Napoli non fossero giudicati da tribunali fuori di Napoli I re angioini costruirono Castelnuovo il porto e l'arsenale,molte chiese e monasteri, gli Aragonesi ampliarono le mura.

Ferrante d'Aragona subito fuori la mura costruì dei borghi (Loreto , S,Antonio Abate e portandosi verso l'attuale piazza Nazionale costruì casamenti che furono chiamate Case Nove (nome che tuttora conservano)Vi fù un fiorire di arti,come la pittura e scultura con Giotto,Simone Memmi, Tino da Camaino, Pacio e Giovanni da Firenze, Montano d'Arezzo.Il popolo si organizzò in corporazioni, chiamate Sedili che da due che erano all'inizio (Capuano e Nido) aumentarono fino a cinque accogliendo sia il il popolo ricco,sia quello curiale che si era andato a costituire.

Diomede Carafa consigliava agli Aragonesi di addestrare il popolo alle armi per poterne in caso di necessità utilizzarlo come truppe non più mercenarie.

Ma con l'avvento del vicereame iniziò tutto un altro periodo storico che esula dal presente articolo.

Dott. Gennaro Chiummo

Fabrizio Ruffo PDF Stampa E-mail

Fabrizio Ruffo

Fabrizio Ruffo

Fabrizio Dionigi Ruffo (San Lucido, 16 settembre 1744 - Napoli, 13 dicembre 1827), cardinale e statista,è famoso per aver creato il Movimento Sanfedista, e comandato l'Esercito della Santa Fede, principale arma del leggittimismo antigiacobino che segnò la fine della Repubblica Partenopea del 1799.

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Real Albergo dei Poveri PDF Stampa E-mail

Il Reale Albergo dei Poveri

La formidabile struttura di 103 mila metri quadri realizzata nella metà del '700 per volere dei Borbone , troverà finalmente, dopo una serie di tentativi più o meno riusciti , una sua destinazione definitiva.

L'Albergo dei Poveri, opera di Ferdinando Fuga, fu realizzato nel 1751 su incarico di Carlo di Borbone, che  di pari passo con la realizzazione da parte di Vanvitelli della grande Reggia di Caserta - voleva un edificio che potesse ospitare tutti i poveri del Regno.

?

L'Albergo doveva quindi rappresentare, nell'idea di re Carlo , un simbolo: il simbolo della "pietà illuminata" della casa dei Borbone verso i propri sudditi.

Dopo aver scartato diverse proposte per la dislocazione della struttura, fu scelta un'area strategica situata tra la principale arteria che si dirigeva verso l'entroterra ( la via del Campo, o Caput de Clivio, oggi Capodichino) e via Foria, che doveva diventare uno degli ingressi principali della città.

Il "Pauperum Hospitium" prevedeva una pianta rettangolare, con cinque cortili interni di cui quello centrale inglobava una chiesa; tuttavia l'edificio non venne completato secondo il progetto, ma fu realizzato in forma semplificata, eliminando i due cortili più esterni, e quando nel 1819 i lavori furono sospesi definitivamente, la struttura realizzata era solo poco più della metà di quella progettata.

Negli ultimi anni sono stati compiuti diversi interventi nell'ambito di un programma di restauro del palazzo, di cui una parte è stata poi utilizzata per ospitare mostre, convegni, rappresentazioni teatrali e concerti.

Ely Demarco

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Real Sito di Carditello PDF Stampa E-mail

Real Sito di Carditello

S.Tammaro (CE)

Il Real Sito di Carditello  un complesso architettonico di grande valenza storica e culturale della metà del '700, voluto da Ferdinando IV di Borbone come Sito Reale, o Reale Delizia.
Carlo III la usò essenzialmente per l'allevamento di cavalli e per la caccia, perchè gli acquitrini della zona costituivano l'habitat ideale per alcune specie di volatili.

Ben presto, cominciarono a giungere da Carditello derrate di ogni sorta per le esigenze della corte e "mozzarelle", il gustoso formaggio filato ottenuto con la lavorazione del latte di bufala.
I Borboni prestavano molta attenzione all'allevamento del bufalo, tanto da creare un allevamento nella tenuta reale di Carditello dove nella metà del '700, insediarono anche un caseificio.
Per accogliere il sovrano e i membri della sua famiglia si ritenne poi particolarmente utile far progettare dall'architetto Francesco Collecini, una palazzina, le dipendenze agricole ed una chiesa.
A partire dal mese di marzo del 1784, i lavori delle Reali Fabbriche riguardarono progressivamente la costruzione dello stallone, della scuderia, dell?abitazione dei vaccari, della stalla delle bufale, della torre dove avveniva la manipolazione dei latticini, del granile sopra la scuderia dei cavalli, e di altri comodi per l'agricoltura.

Ai due lati del casino si trovano otto torri utilizzate ai piani superiori, come abitazioni per gli abitanti del sito. Precede il sito un ampio stadio, usato per le feste campestri e le corse dei cavalli, mentre due vaste corti quadrate delimitano il retro.
Ricchi gli apparati decorativi del corpo di fabbrica centrale su due livelli, coronato da un loggiato scoperto. Oggi il sito conserva parte degli affreschi originari superstiti.

Nei due corpi laterali è allocato il Museo dell'agricoltura meridionale, un complesso di strumenti, di utensili e di arredi che caratterizzarono, per alcuni secoli, il modo di vivere e di lavorare nella fertile campagna casertana.
Aperto nel 1978, il museo raccoglie torchi, macine, carri, telai, aratri etc. che documentano aspetti della civiltà agricola meridionale, con particolare attenzione alla produzione del vino, dell'olio e della canapa.

Attualmente la tenuta è interessata da opere di risanamento statico curate dalla Soprintendenza per i Beni Ambientali, Architettonici Artistici e Storici di Caserta e del Consorzio di Bonifica del Bacino Inferiore del Volturno.

La ristrutturazione prevede un museo, sale e residenze per centro congressi con sezioni didattiche, ed allestimenti temporanei gestiti anche da privati.

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I regi lagni PDF Stampa E-mail

I REGI LAGNI

di Virginia Vessa

I regi lagni costituiscono una grande, illuminata e meritoria opera di ingegneria idraulica, che, per importanza, grandiosità e innovativa concezione, rappresentarono nel 1610 una delle più importanti opere  in tutto il Regno di Napoli (le prime opere per regolarizzare le acque del fiume Clanio, però, risalgono al 1539).

Furono costruiti nel giro di 6 anni, dal 1610 al 1616, in tutto il territorio, circostante al Vesuvio e fino al Volturno, che oggi ricade nelle province di Napoli, Salerno e Caserta, e furono continuamente potenziati nel corso dei secoli con nuovi canali, nuove cadute, nuovi percorsi di aggiramento degli abitati, nuove diramazioni, per migliorare l?irrigazione dei campi e per meglio alimentare i numerosi mulini ad acqua diffusi nella zona soprattutto nel territorio di Torre Annunziata. (Per questo motivo sono indotta a pensare che alcuni dei canali captassero continuamente l'acqua dall'interno della montagna attraverso perforazioni che, nel tempo e per qualche motivo, sono state otturate). A ridosso dei monti circostanti avevano anche il compito di proteggere gli abitati intercettando trasversalmente l'acqua dagli impluvi della montagna per dirottarla e per annullarne o ridurne gli effetti talvolta devastanti

Infatti se si osserva l'evoluzione storica dell'abitato di Siano, si nota che nel '600 ben due canali, notevolmente distanziati e paralleli fra di loro e con capienti vasche di espansione lontane dall'abitato di allora, furono costruiti trasversalmente ai piedi della montagna, a protezione dell'interno abitato, per intercettare una prima ed una seconda volta, appunto, le acque provenienti dagli impluvi naturali. Con la crescita dell'abitato il canale più a valle fu coperto da una strada pur conservando al di sotto la funzione di trasporto delle acque di superficie, e l'altro, più a monte, fu presto raggiunto da nuove e sempre più numerose abitazioni. Oggi alcune di esse sono anche oltre questo canale.
Ed è nelle abitazioni a ridosso della montagna e di questo primo canale, che, a causa dello sfondamento delle pareti ad opera di tronchi e di massi, si sono avute le 5 vittime di Siano.
Era venuta a mancare la funzione propria dell'opera di ristrutturazione fatta dagli Spagnoli e continuata dai Borbone! Analoghe situazioni si hanno negli altri comuni colpiti; addirittura l'ospedale di Sarno è sorto su uno dei canali diventando bersaglio naturale delle acque naturalmente convogliate su di essi. L'ipotesi che i detriti accumulati nei canali per cattiva manutenzione abbiano determinato la tragedia è da scartare, secondo me, perchè, pur riducendone la portata, non ne annullano la capacita di convogliamento delle acque, e poichè gli scempi del maggio 1998 sono cominciati da 800 e 600 m di quota dove i canali non arrivano (e le vittime si sono avute quasi sempre a monte degli abitati, come a Siano) il loro stato di manutenzione, pur deprecabile, è ininfluente sulle cause dell'alluvione, che sono endogene e non esogene.
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